
ZOOTROPOLIS (2) è ancora la miglior Disney possibile
SCHEDA
TITOLO ORIGINALE: Zootopia 2
USCITA ITALIA: 26 novembre 2025
USCITA USA: 26 dicembre 2025
REGIA: Jared Bush, Byron Howard
SCENEGGIATURA: Jared Bush
CON LE VOCI DI: Ginnifer Goodwin, Jason Bateman, Ke Huy Quan, Fortune Feimster, Shakira, Quinta Brunson, Jean Reno, Idris Elba
GENERE: commedia, animazione, poliziesco
DURATA: 107 min
VOTO: 8
RECENSIONE:
Pur semplificando la ricetta del capolavoro del 2016, Zootropolis 2 riesce a emergere dal mare di crisi creative e tentativi falliti dell’era recente Disney, offrendo una storia che intreccia psicanalisi da cartoon, thriller di spionaggio, lettura politica dell’America contemporanea e mestiere comico-visivo. Tanto basta per farne l'uscita più convincente dell’ultimo decennio dello studio.
Non stonerebbe se - in attesa di rivedere sul grande schermo la più famosa coppia di casa Pixar - a cantare “hai un amico in me” fosse il duetto ormai più celebre della scuderia (o zoo) Disney. Ovvero Judy Hopps e Nick Wilde, rispettivamente leprotta astuta e coraggiosa, e volpe losca e un po’ canaglia, che rifanno duo (per noi) dopo quasi dieci anni, in Zootropolis 2, 64° classico dello storico studio d’animazione e - neanche a dirlo - sequel dell'amatissimo film co-ideato e diretto a sua volta da un’altra accoppiata (artistica) del recente corso disneyano, Byron Howard e Rich Moore, i quali, appunto, nell’ormai lontano 2016, tirarono fuori dal cilindro un vero e proprio fenomeno, capace di tagliare e superare il traguardo del miliardo di dollari d’incasso, aggiudicandosi persino un premio Oscar.
In un certo senso, parliamo dell’ultimo grande capolavoro d’animazione della casa di Topolino. La pellicola con cui quest’ultima riuscì a sfidare da vicino la già citata Pixar di Inside Out, offrendo la propria versione di una storia e una sceneggiatura densi, sofisticati, eppure sempre e comunque accessibili al più largo e variegato pubblico possibile. Un'evoluzione delle favole di Esopo che parlava e parla di noi e, quasi inconsapevolmente, di uno specifico clima socio-politico: quello di un'America che scorgeva all’orizzonte i primi barlumi del trumpismo. E ancora, un catalogo fantasioso e inesauribile di idee e invenzioni, un vero manuale di worldbuilding e, allo stesso tempo, un atto di fede nell'animazione, che sì può davvero affrontare, esprimere, sintetizzare e descrivere la vita. Sia nelle cose grandi (come un elefante) e piccole come un topo (o topolino).
Insomma, un irripetuto, forse irripetibile miracolo (che molti, da Troppo cattivi ad Elemental, hanno cercato di riprendere e imitare in forme diverse) per una major che, da allora, ha sofferto di una vera e propria depressione creativa, uno smarrimento, una deconcentrazione su tutta la linea. Non ultima, una completa mancanza di idee originali (o comunque degne dei suoi vecchi fasti), culminati nei sonori flop di Strange World e del celebrativo Wish.

Ecco dunque che, dopo la gigantesca manovra marketing fatta film altrimenti nota come Oceania 2, Howard ci riprova in tandem con lo sceneggiatore (del primo capitolo e già co-regista di Encanto) Jared Bush (promosso “dietro la macchina da presa” in sostituzione di Moore, che nel frattempo è passato alla concorrente Sony Animation) a risollevare, con Zootropolis 2, l’umore e la vitalità inventiva della compagnia - pur lavorando di derivazione ed espansione di una proprietà intellettuale pre-esistente.
E allora, mentre “l’industria va giù per il tubo di scarico”, tornano gli agenti Hopps e Wilde per uno o forse due nuovi casi. Di cui il primo (e indubbiamente più importante) riguarda proprio loro due e - tornando all’incipit - il rapporto di "amicizia" che li lega, decisamente sbilanciato e disfunzionale. Il grosso del lavoro di investigazione, dovranno perciò rivolgerlo verso sé stessi. Da un lato, verso l’eccessiva serietà e seriosità, il bisogno di approvazione e riconoscimento e la sindrome dell’impostore (o dell’eroina coniglio) di lei. Dall'altro, verso la “distaccata affettazione”, la superficialità e faciloneria, la svagata attitudine, la ritrosia emotiva di lui, unita a traumi e conflitti irrisolti che questi cela dietro immancabili e continui scherzi, battute sagaci e sbruffonate goliardiche.
Qualcuno ha detto “psicanalisi for dummies”? O ancora, mindfulness a misura animale? Ad ogni modo (e al netto di qualche momento troppo pedante, pure per una fiaba moderna destinata ai più piccoli), la caratterizzazione ed evoluzione dei protagonisti, ma anche e soprattutto la scrittura delle loro rispettive psicologie sono gli unici elementi in cui il copione di Jared Bush può rivaleggiare con quello da lui scritto (con Phil Johnston) per l'originale. Difatti, Zootropolis 2 si propone e rivela come un seguito che semplifica e riduce sostanzialmente la tanto celebrata e sorprendente raffinatezza di cui poteva avvalersi la pellicola del 2016. A partire dai temi chiamati all’appello agli stessi dialoghi, fino ad arrivare al lavoro di mitopoiesi e costruzione di un mondo parallelo e, al contempo, riflesso distorto ma spesso preciso del nostro. Di un universo narrativo che sorprende non sia stato già ampliato e approfondito, prima d’ora, con costole, spin-off e ulteriori iterazioni.
Beninteso, non che queste componenti siano del tutto assenti. Anzi, Zootropolis 2 prosegue in maniera interessante e sempre trasversale il tema della diversità alla base del prodromo (arrivando a dire che “le nostre differenze non fanno differenza” laddove nel segno di una collaborazione utopica e vantaggiosa per tutti, di un’integrazione e coesistenza tolleranti e pacifiche, di uno scambio oltremodo essenziale, di un discorso di crescita collettiva e comune). Torna inoltre sui passi dello stesso Encanto, di cui in qualche momento riprende il pensiero e l’ideologia anti-familista nella descrizione di altri due nuclei soffocanti, opprimenti, tradizionalisti. Infine, consegna al secondo piano, alla filigrana, agli occhi e alle orecchie degli adulti più attenti, una trasfigurazione finissima, incisiva e incredibilmente accurata e chiara di cosa sono diventati oggi gli Stati Uniti sotto la (seconda) presidenza Trump.
Non è un caso invero se il nuovo sindaco della megalopoli animale è un ex-attore dalla chioma improbabile, galoppante galoppino al servizio dei più ricchi e potenti di lui, il cui piano maligno e sottaciuto ruota letteralmente attorno alla diaspora e all’esilio - ovviamente sulle base bugie architettate ad hoc - degli strati della società ritenuti inferiori. Da cui l’intrigo internazionale in cui rimarranno invischiati e che saranno chiamati a scoprire i nostri Judy e Hopps. I due, come nella miglior tradizione dei thriller di spionaggio, da eroici superagenti diventano ben presto eccellenti super-ricercati sul cui novello percorso di crescita personale e congiunta dipendono però le sorti dell'intera Zootropolis, qui tinteggiata a mò di Gotham burtoniana (nello specifico, quella di Batman - Il ritorno), estesa a due “distretti” inediti, eppure paradossalmente meno viva, presente, stupefacente o navigata da Howard e Bush.

Questa volta, ancor più attenzione è posta infatti sui motivi e movimenti più immediati, sporgenti, epidermici. E cioè su un intreccio mystery con colpi di scena, ribaltamenti e un senso della vertigine e del pericolo degni di un grande poliziesco, sulla dinamica buddy à la Miami Vice o Arma Letale, sull’azione rocambolesca e frenetica in stile Mad Max, GoldenEye, Mission: Impossible, Die Hard e così via.
Vien da sé uno spirito spiccatamente cinefilo e citazionista (che abbraccia prodotti cugini e affini come Ratatouille e altri a dir poco inimmaginabili, quali Il padrino, Il silenzio degli innocenti, finanche Shining), in accordo col lato più comico e ironico dell’opera. Grande impegno è profuso di conseguenza anche nelle trovate comiche: giochi di parole, gag visive, l’uso e le costanti interazioni con lo sfondo; senza contare le figure di contorno, quasi tutte simpatiche e memorabili, e le traduzioni — o trasfigurazioni — animalesche dei riferimenti e degli assiomi più riconoscibili del nostro mondo.
Impossibile, certo, replicare l’effetto sorpresa. Pur tuttavia, questa nuova muta — Zootropolis 2 — basta e avanza per imporsi, alla fin fine, come il miglior prodotto Disney dai tempi (guarda caso) del suo predecessore. Non che ci volesse molto, ma è quanto basta per riaccendere l’effimera, forse vana speranza nei confronti di uno studio che sembrerebbe pronto a risolvere, prima o poi, il caso della propria rinascita.
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