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            21 Agosto 2025
            La recensione di Troppo Cattivi 2, il film seguito targato DreamWorks Animation sulla gang di Mr. Wolf e soci, basato sull'omonima serie di libri.
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            TROPPO CATTIVI 2, il lupo perde il pelo...

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: The Bad Guys 2
            USCITA ITALIA: 20 agosto 2025
            USCITA USA: 1 agosto 2025
            REGIA: Pierre Perifel, JP Sans
            SCENEGGIATURA: Etan Cohen
            CON LE VOCI DI: Sam Rockwell, Marc Maron, Anthony Ramos, Craig Robinson, Awkwafina
            GENERE: animazione, giallo, commedia, avventura
            DURATA: 104 min

            VOTO: 6.5

            RECENSIONE:

            Mr. Wolf e soci tornano in azione tra seconde possibilità e vecchie tentazioni. Troppo Cattivi 2 non punta sull’originalità della trama, quanto sul puro piacere del tratto animato, su uno stile ibrido dalle millemila ispirazioni estetiche – da Tarantino agli anime – che trasforma questo sequel in un’esplosiva giostra visiva che ci ricorda che anche i “cattivi”, a volte, hanno molto da insegnare.

            Mai più Troppo Cattivi. Ma chi ci crede davvero? A giudicare dal numero di porte sbattute in faccia che Mr. Wolf e i suoi pittoreschi compari – un tempo compagni di gang – Mr. Snake, Mr. Piranha, Mr. Shark e Miss Tarantula, stanno collezionando, praticamente nessuno. Eppure loro ci provano: hanno promesso di appendere il passamontagna (o i Ray-Ban) al chiodo, lasciandosi alle spalle colpi ingegnosi, rapine spettacolari e inseguimenti spericolati, per imboccare finalmente la strada della legalità.

            Il problema è che quasi nessuno sembra disposto a dar loro credito. Quelli che ci credono sul serio, senza cadere vittime di sospetti, apparenze e pregiudizi, si contano infatti sulle dita d'una mano. Troppo pochi per garantire agli ex criminali una vera seconda chance. È un circolo vizioso, un cane o, meglio, un lupo che si morde la coda: senza fiducia non possono scrollarsi di dosso l’etichetta infamante che la società ha cucito loro addosso, e senza la possibilità di dimostrare il cambiamento non otterranno mai il rispetto né il lasciapassare necessari per iniziare davvero una nuova vita come Troppo Buoni.

            Come sempre, però, Mr. Wolf risolve problemi – o almeno ci prova. Decide così di mettere le abilità, sue e del gruppo, al servizio della commissaria di polizia di Los Angeles, Misty Luggins, intenta a dare la caccia al misterioso Bandito Fantasma, autore (o autrice?) di una serie di colpi parimenti formidabili che sembrano rimandare a quelli di cui, poco prima, si fregiavano i nostri simpatici malviventi. Da qui prende forma una rete di intrighi, tradimenti e ricatti che porterà questi ultimi a scontrarsi con le loro fan numero uno: le Troppo Cattive, pronte a tentarli con la più grande impresa della loro carriera. 

            La recensione di Troppo Cattivi 2, il film seguito targato DreamWorks Animation sulla gang di Mr. Wolf e soci, basato sull'omonima serie di libri.

            Esattamente al pari del primo capitolo, imprevisto fenomeno (post-)pandemico [era il 2022, ndr], l’originalità dell’intreccio, di soluzioni e risvolti è tutto fuorché il pezzo forte di questo sequel, che vede il ritorno del francese Pierre Perifel dietro la macchina da presa, affiancato questa volta dall’ex Blue Sky JP Sans. Anzi, a dirla tutta, il racconto di Troppo Cattivi 2 è forse ancor più paradigmatico e prevedibile; archetipico come i suoi stessi protagonisti, i quali tentano di sottrarsi alle gabbie della loro - a prima vista - incancellabile reputazione favolistica. Più che da carceri fisiche, effettive, dalla stretta delle forze dell’ordine, la loro è dunque un’evasione da metafore e allegorie. Ma è proprio in questo sforzo, ripetitivo e dichiarato, che il film trova tanto il suo limite quanto la sua forza. 

            Se da un lato non sorprende come la vicenda si sviluppi e verso cosa vada infine a parare, dall’altro l’energia slapstick, il ritmo scoppiettante e la capacità di giocare con modelli e cliché consolidati sono ancora una volta la carta vincente, gli elementi che rendono irresistibile la compagnia dei Troppo Cattivi. Al contempo, smascherano la natura essenziale di questa loro nuova corsa e, con essa, il principio di realtà, la ragione d’essere di questo franchise tuttora in rampa di lancio. Uno per cui la trama altro non è che un orpello, un dettaglio minore, un esile pretesto, o per dirla con la sceneggiatura di Etan Cohen (quello di Tropic Thunder, Madagascar 2 e Men in Black 3, da non confondere con quello di Fargo e de Il grande Lebowski), un autentico McGuffin. Il materiale imprescindibile per tirare a sé la vera ricchezza del progetto, che ben più del predecessore si rivela banco di prova per un’animazione accattivante, nervosa, ipercinetica, instancabile, saporitissima. Una messa in scena che non soltanto gioca con la combinazione di 2D e 3D (sulla scia degli Spider-Verse di Sony e del consanguineo Il gatto con gli stivali 2), ma che trova linfa nel dialogo continuo, aperto, sinergico tra Oriente e Occidente. 

            Proprio in questa contaminazione, l’opera di Perifel sembra trovare la sua forma più intrigante. La favola universale si mescola così al più classico caper hollywoodiano (à la Ocean’s Eleven, per intenderci), ma anche al post-modernismo pulp e ironico di Quentin Tarantino (Le iene, Pulp Fiction) e - a sorpresa - a bizzarrie ‘90s come il summenzionato Men in Black, fino a lambire il virtuosismo spettacolare e iper-reale di Mission: Impossible, o il post-reale a cui fa appello la seconda incarnazione di Fast & Furious. A questa miscela si aggiunge qualche furtarello senza rischio dalla consociata fucina Illumination (nel ritmo serrato quanto in una comicità slapstick che non lascia mai la presa), mentre l’altro polo di attrazione è senza dubbio di provenienza nipponica: dall’inconfondibile tratto di Monkey Punch (alias Lupin III) alla rimasticazione iconica che ne ha fatto Hayao Miyazaki nel suo esordio al lungometraggio, ispiratore di uno stuolo di anime avventurosi capaci di rendere leggere, agili, potremmo dire antigravitazionali, pure le acrobazie (fattive e narrative) più impossibili.

            La recensione di Troppo Cattivi 2, il film seguito targato DreamWorks Animation sulla gang di Mr. Wolf e soci, basato sull'omonima serie di libri.

            Il risultato è un ibrido per certi versi unico che non pretende originalità assoluta ma sa piegare le sue influenze al servizio di una macchina spettacolare che non conosce tregua (o quasi). Non tutti ne saranno convinti: per alcuni Troppo Cattivi 2 è e sarà sempre uno Zootropolis che non ce l’ha fatta, meno maturo e stratificato, malgrado non manchi qualche azzardo a portato di adulto (in una sessualità appena accennata, dinamiche sentimentali un filo più complesse, e nella descrizione dei rapporti affettivi dei personaggi).

            Della pellicola, bisogna nondimeno notare, se non applaudire la predilezione sincera e diretta di Perifel & co. per la vertigine, l’accelerazione, un piacere puro e sensibile, l’energia del movimento, senza abbandonarsi più del dovuto su un moralismo pedante, didascalico, finanche confortevole per certo cinema d’animazione contemporaneo, spesso fintamente riformista.

            Troppo Cattivi 2 si rivela così parabola del cambiamento, della “seconda natura”, di una sorta di "muta" artistica e poetica di DreamWorks Animation: quella dei vari Dragon Trainer, Croods e Baby Boss, più addomesticata rispetto agli anni d’oro di Shrek, del già citato Madagascar, di Shark Tale e Giù per il tubo, ma ancora capace di sorprendere quando osa sporcare e rinegoziare il proprio immaginario, guardando oltre la siepe come faceva un’altra delle loro amabili gang. Una transizione che non è mai definitiva, che procede tra irriverenza e conformismo, citazione e invenzione, voglia di ribellione e ricerca di legittimazione.

            Ed è proprio in questa tensione – talvolta irrisolta, altre volte fertile – che il film scova la sua vitalità. Quella di un seguito che non sarà certo una rivoluzione, men che meno un inatteso colpo di scena, ma un’avventura capace, ad ogni modo, di intrattenere, strappare qualche risata, ricordandoci che anche i “cattivi”, a volte, hanno molto da insegnare.

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