
OCEANIA 2 punta all'essenza... e all'usato sicuro
SCHEDA
TITOLO ORIGINALE: Moana 2
USCITA ITALIA: 27 novembre 2024
USCITA USA: 27 novembre 2024
REGIA: Dave G. Derrick Jr., Jason Hand, Dana Ledoux Miller
SCENEGGIATURA: Jared Bush, Dana Ledoux Miller
CON LE VOCI DI: Auliʻi Cravalho, Dwayne Johnson, Rachel House, Awhimai Fraser, Khaleesi Lambert-Tsuda, Temuera Morrison, Nicole Scherzinger
GENERE: animazione, commedia, avventura, fantastico, musicale
DURATA: 100 min
VOTO: 6+
RECENSIONE:
Ancor prima (e meno blandamente) che su ecologismo o isolazionismo, Oceania 2 - 63° classico dei Walt Disney Animation Studios, primo ad uscire dalla débâcle di Wish - sembra voler riflettere sull'attuale stato di salute di una major che ha perso la rotta, intenta com’era (ed è) ad unire tutti sotto le stelle e nell'orizzonte di un sogno condiviso solo da alcuni. Niente di nuovo splende però sotto il sole in questo remake non dichiarato del primissimo film.
“C’è sempre un’altra via, anche se questo significa perdersi” si dice ad un certo punto in Oceania 2, seguito di uno dei brand Disney più amati e popolari (soprattutto grazie allo streaming), 63° classico dei suoi Animation Studios e primo a vedere la luce del grande schermo dopo la débâcle di Wish, che chiuse un centenario costellato di passi falsi e crisi per la Casa di Topolino. La quale appunto, con quella frase, attraverso le parole della sceneggiatura del fido Jared Bush (di Zootropolis, Encanto, oltre che del capitolo originale) e della co-regista (esordiente, di origini samoane) Dana Ledoux Miller; sembrerebbe quasi voler riflettere - ancor prima (e meno blandamente) che sulla situazione e sull’emergenza isolazionista in cui versano (di nuovo) gli Stati Uniti - su sé stessa, sul proprio stato di salute, e sulle traversie del recente periodo, durante il quale ha perso la rotta, intenta com’era ad unire tutti sotto le stelle e nell'orizzonte di un sogno condiviso solo da alcuni.
Ecco allora che questa seconda puntata delle avventure della giovane (non) principessa (anche se “molti pensano che tu lo sia”) Vaiana - già aggiornamento agli standard odierni e rifusione per la Gen-Z e per la Gen Alpha della sirenetta Ariel - e del suo amico semidio Maui, si vede caricata della speranza di un’ennesima rinascita, che, proprio come la sua protagonista, dev'essere svolta nel segno dell’essenza - delle cose, delle storie. Ciò non astiene tuttavia Disney dal puntare anche sull’usato sicuro.

Difatti, quello diretto da Miller assieme agli esordienti Dave G. Derrick Jr. e Jason Hand è un seguito solo in apparenza. Anzi, a dirla tutta, per quel che racconta e per come lo fa, nulla ci vieta di definirlo un vero e proprio remake (non dichiarato) del suo predecessore; un tentativo praticamente e agilmente sovrapponibile.
Sono trascorsi solo tre anni dagli eventi di quest’ultimo, ma la vita e la normalità dell’eroina di Motunui, dei suoi cari e del suo clan sono di nuovo a rischio. A minacciarli è tale Nalo, un malvagio dio delle tempeste desideroso di assoggettare i mortali al suo volere, che, secondo la leggenda, fece sprofondare negli abissi dell’oceano un'isola mistica, meglio conosciuta come Motufetu. Un posto dai misteriosi poteri, capace di collegare tutti i popoli delle vastità marittime. (Con l’eccezione di una ciurma allargata, variopinta, ma abbastanza superflua e poco coesa) la nostra, visitata dal suo antenato Tautai Vasa, dovrà quindi riprendere il largo, spingersi ancor più in là e gettarsi a capofitto nelle insidie di un territorio inesplorato e di una memoria ritrovata...
È tutta qui, in queste poche righe, l’esile e striminzita storia di Oceania 2, che in principio avrebbe dovuto essere una serie televisiva, poi ritessuta e rimaneggiata ad hoc per diventare l’evento pop oggi tanto atteso. Ciò nondimeno, per quanti siano stati gli sforzi correttivi, l'operazione non nasconde del tutto i residui di questa sua natura produttiva, sia sul fronte di animazioni e modelli (specie umani), spesso evidentemente riciclati, sia, in maniera più evidente, in termini di scrittura e di scansione di un racconto che, oltre a seguire pedissequamente una traiettoria conosciuta e già tracciata, si trascina a forza, di tappa in tappa, di incontro in incontro, fino al (soddisfacente) climax finale.
Ne risulta, quantomeno a livello narrativo e drammaturgico, un viaggio dagli esiti prevedibili, dalla caratterizzazione ed evoluzione inesistenti (o riducibili ad un nuovo tatuaggio), accomodato su espedienti e trucchi deboli, giusto per usare un eufemismo.
A loro volta, sospese tra disco-funk, rap, hip-hop, e l’immancabile Disney touch, ma private della penna e dell’apporto sostanziale di Lin-Manuel Miranda, tutte le canzoni inedite si rivelano parimenti fiacche. A tal punto che la maggior parte delle volte si ha quasi l’impressione di star ascoltando e assistendo a “cover” (anch’esse sottaciute) dei più incisivi e iconici brani - musicali e filmici - dell’originale.

Fortunatamente, quel che non riescono a donare e dire copione e spartiti viene compensato da un sapore avventuroso in equilibrio fra passato e presente: con un occhio ai pulp magazine e alle strange tales inseguite dal sottovalutato Strange World, eppure inserito alla perfezione nell’attuale gusto smussato e plasticoso del cartoon statunitense. Un effetto di cui è direttamente complice e foriero il design bizzarro, acido, saturo, sgargiante, lisergico, di grandi e piccole creature di lovecraftiana memoria o, più semplicemente, dal retaggio fantasy, per le quali vale davvero il detto di un oceano e di un mondo scrigno di mille e più possibilità.
Del resto, è proprio questo inesauribile pantheon di mostri provenienti dai fondali e abissi immaginifici di una pellicola che, di coraggio e inventiva, ne è prosciugato, a far sembrare un po’ meno arbitraria la - comunque sfacciata - prospettiva futura di un franchise ben lontano da un addio. Uno che sfiderà le correnti (degli uomini, del clima socio-politico) e i sette mari del cinema e del mercato fino a quando avrà anche solo un sospiro di vento in poppa.
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