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            7 Gennaio 2024
            Top 2023 Cinemando
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            TOP 2023: I 50 MIGLIORI FILM DELL'ANNO


            TUTTO (MA PROPRIO TUTTO) IL MEGLIO DELL'ANNO

            È finito (già da qualche giorno) il 2023 ed eccoci (quasi) puntuali con la solita classifica dei migliori film dell'anno. Alcuni, discussi vivacemente da cinefili, ma anche dall'opinione pubblica. Altri snobbati con (per chi scrive) sin troppa superficialità. Altri ancora, forse, nemmeno pienamente compresi. In questa classifica davvero extra-large, vi proporremmo quello che per noi è il "best-of" di questa annata di (tanto buon) cinema, un sunto di quello che probabilmente ci ricorderemo di questi 365 giorni.

            Da Barbie ad Oppenheimer, passando per i fenomeni al box-office di Spider-Man: Across the Spider-Verse, Super Mario Bros. e dell'italianissimo C'è ancora domani di Paola Cortellesi, fino ad arrivare agli attesi Killers of the Flower Moon di Martin Scorsese, Asteroid City di Wes Anderson e Napoleon di Ridley Scott: ecco la top 50 di Cinemando su ben 150 nuovi titoli usciti e visti.

            Ecco tutte le nostre recensioni del 2023

            Top 2023 Cinemando

            50. The Covenant di Guy Ritchie

            49. John Wick 4 di Chad Stahelski

            48. Dream Scenario di Kristoffer Borgli

            47. Fidanzata in affitto di Gene Stupnitsky

            46. Dungeons & Dragons - L'onore dei ladri di John Francis Daley e Jonathan Goldstein

            45. Missing di Nicholas D. Johnson e Will Merrick

            44. Elemental di Peter Sohn

            43. Lynch/Oz di Alexandre O. Philippe

            42. Romantiche di Pilar Fogliati

            41. M3GAN di Gerard Johnstone

            40. Barbie di Greta Gerwig

            39. Super Mario Bros. - Il film di Michael Jelenic e Aaron Horvath

            38. C'è ancora domani di Paola Cortellesi

            37. Talk to Me di Michael e Danny Philippou

            36. L'esorcista - Il credente di David Gordon Green

            35. Nata per te di Fabio Mollo

            34. The Killer di David Fincher

            33. The Creator di Gareth Edwards

            32. La chimera di Alice Rohrwacher

            31. Una sterminata domenica di Alain Parroni

            30. El Conde di Pablo Larraín

            29. Il sol dell'avvenire di Nanni Moretti

            28. Le vele scarlatte di Pietro Marcello

            27. L'innocente di Louis Garrel

            26. Killers of the Flower Moon di Martin Scorsese

            25. Kafka a Teheran di Ali Asgari e Alireza Khatami

            24. Godland di Hylnur Pálmason

            23. Asteroid City di Wes Anderson

            22. The Old Oak di Ken Loach

            21. Anche io di Maria Schrader

            20. November di Cédric Jimenez

            19. Mixed by Erry di Sydney Sibilia

            18. Mission: Impossible Dead Reckoning di Christopher McQuarrie

            17. Air di Ben Affleck

            16. Guardiani della Galassia Vol.3 di James Gunn

            15. Laggiù qualcuno mi ama di Mario Martone

            14. Pacifiction di Albert Serra

            13. Foglie al vento di Aki Kaurismäki

            12. L'ultima notte di Amore di Andrea Di Stefano

            11. Bussano alla porta di M. Night Shyamalan

            10. Spider-Man: Across the Spider-Verse

            Carico di tutti gli oneri e gli onori dell'eredità, anche storica, di Into the Spider-Verse, Across the Spider-Verse di Joaquim Dos Santos, Kemp Powers e Justin K. Thompson arriva finalmente in sala. Ed è ancora più anarchico, libero, stupefacente, eclettico, sfuggente, avanguardistico. Psichedelia ibrida, punk, dirompente e meravigliosa e racconto intimo e d’atmosfera, spinto verso profondità inaspettate, riescono a convivere in un film che fa del cinecomics e dell'animazione un fatto primariamente estetico. Un'opera d'arte totale. Puro cinema di frontiera.

            9. Io capitano

            A quattro anni da Pinocchio, Matteo Garrone torna dietro la macchina da presa con Io capitano, una pellicola che racconta una storia già lambita dallo stesso regista, solo da un punto di vista totalmente nuovo: quello di due giovani ragazzi senegalesi che dovranno affrontare le insidie del deserto africano e del Mediterraneo per arrivare in Europa. Una pellicola ambiziosa che sa come pareggiare e mettere in equilibrio l’urgenza fragorosamente umana del proprio messaggio, con una sua verità filmica ed un suo approccio ben definito, impreziosita da interpretazioni formidabili ed un finale da grande maestro.

            8. Holy Spider

            Dopo essersi fatto notare con Border, il giovane regista irano-danese torna sul grande schermo con Holy Spider, un thriller velenoso che sfrutta le molteplici dimensioni (semantiche) del corpo femminile per raccontare un contesto maschilista, fallocentrico, bigotto e perbenista che condanna e biasima, ma al contempo non ci pensa due volte prima di servirsi ed approfittare di quello che descrive e chiama in molti modi: peccato, vizio, perversione… Un contesto dettagliato, geolocalizzato, individuato lì (in Iran), in un preciso momento storico (il 2001, all'alba dell'11 settembre), ma che è scritto e messo in scena apposta per erompere i confini in cui lo si potrebbe circoscrivere, ed essere così declinato su scala internazionale, universale, collettiva. Un film che risponde sia ad esigenze di genere (che poi sovverte), sia ad urgenze autoriali, e che pratica bene, quando non benissimo, entrambe. La consacrazione definitiva di una nuova, inebriante voce registica del cinema contemporaneo.

            7. Napoleon

            Un infaticabile Ridley Scott torna al cinema con Napoleon, un progetto a lungo agognato; un sogno, un'ossessione virtualmente ereditata da nientemeno che Stanley Kubrick; un film che mette a nudo l'imperatore di Francia, secondo un'ottica fieramente parziale e dissacrante, utilmente fedifraga e sublimemente interessante, per raccontarne la conquista dell'eternità. Un Joaquin Phoenix perfetto ed una Vanessa Kirby sensuale sono solo la prima linea di un'analisi condotta al pari di una campagna militare napoleonica.

            6. Ferrari

            Adam Driver è il magnate dell'automobile italiano Enzo Ferrari nel biopic di Michael Mann, che è destinato a diventare un testo definitivo di quella “passione letale”, quella “gioia terribile” e quell’ossessione irrefutabile che, per Enzo Ferrari, sono le corse e la velocità, e che, per il regista, è il suo viaggio cinematografico. Che è “bello agli occhi perché funziona”. Perché è solidissimo, millimetrico, chirurgico. Perché semplicemente stimola i principi basilari e rudimentali del mezzo e deve molto, come avviene nell'ideazione e costruzione di un'automobile, al lavoro di squadra quanto più sinergico, compatto ed ispirato.

            5. Anatomia di una caduta

            Vincitore della Palma d'oro al Festival di Cannes 2023, Anatomia di una caduta di Justine Triet racconta l'ipovisione che affligge la nostra percezione delle cose, specie di quelle che ci riguardano da vicino, che sono nostre; e scava nell’inesauribile e secolare mistero della natura umana, mettendo in scena un thriller giudiziario rigoroso e linguisticamente molto elegante e decostruendo la caduta di una relazione, di un matrimonio, di un amore.

            4. Decision to Leave

            Vincitore del Prix de la mise en scène all'ultimo festival di Cannes, Decision to Leave è l'ultima fatica del maestro sudcoreano Park Chan-wook. Un film impermeabile, indescrivibile a parole ed inclassificabile. Un neo-noir che si scalda di melodramma, conservando un punta di comicità molto più statunitense di quanto intravisto nei suoi predecessori. Ma anche l’opera più sobria, asciutta, controllata, implicita, equilibrata (tra il rispetto di una classicità di soggetto e, viceversa, la perpetuazione di una modernità di narrazione e messa in scena) e, in questo senso, matura e consapevole della filmografia del cineasta sudcoreano. Una pellicola che, all'ambiguità e all'essenza proteiforme delle parole, preferisce le immagini, quelle registrate, conservate, (ri)vissute, sognate, temute e alfine eliminate con un semplice tocco sullo schermo. L’annientamento di un uomo per un’ossessione. L’erosione discontinua ed intermittente che l’indecifrabilità e sfuggevolezza liquida di una giovane ed affascinante sospettata agisce sulla fissità e solidità di un poliziotto.

            3. (ex-aequo) Rapito

            L'ultimo film di Marco Bellocchio, incentrato sul racconto della storia vera di Edgardo Mortara, bambino ebreo di Bologna che, in una notte del 1858, viene sottratto alla sua famiglia e portato a Roma per essere introdotto al Cattolicesimo. L’ultimo, imprescindibile passo di un percorso cinematografico, iniziato ormai più di vent’anni fa, che ha portato il cineasta piacentino ad una seconda giovinezza e al perfezionamento di uno stile ormai inconfondibile, fatto di precisione, sintesi, profondità e consapevolezza, ma pure di improvvisi slanci nel sogno e nella visionarietà. Una composizione solida, maestosa e magistrale che rivela la cifra bellocchiana nei non detti, nei dettagli, nelle intercapedini di significato, nei gesti e nella sublime scelta e direzione degli attori.

            3. (ex-aequo) Il male non esiste

            Dopo aver dominato la stagione dei premi con il magnifico Drive My Car, il nuovo maestro giapponese Ryūsuke Hamaguchi firma un’altra gemma di grandissimo cinema. Il male non esiste è un film (sull’incontro/scontro tra due mondi, uno rurale ed uno urbano) che, al suo interno, ne cela sapientemente un altro, più sinistro, intimo, recondito.

            2. As Bestas

            Reduce dalla vittoria di nove premi Goya, il giovane e talentuoso regista madrileno Rodrigo Sorogoyen torna sul grande schermo con il passo successivo del suo cinema di e della tensione, che in As Bestas trova una dimensione di parabola essenziale e duplice, di mito ancestrale e fondatore, ed un racconto di innata potenza e fascino silenzioso. Denis Ménochet, Marina Foïs e Luis Zahera sono i meravigliosi ed azzeccatissimi volti protagonisti di un film davvero difficile da spiegare a parole, modernissimo, che elimina qualsiasi, anacronistica distinzione tra cinema d’autore e di genere, che sa rappresentare, con egual intensità, come sinonimi, se non proprio come palindromi, la crudeltà di violenza e morte e la bellezza e la purezza dell’amore.

            1. Oppenheimer

            L'ascesa e la caduta del fisico teorico Robert J. Oppenheimer, capo del progetto Manhattan e padre della bomba atomica, rivive nell'ultima fatica di Christopher Nolan. Cillian Murphy ci regala l'unica interpretazione possibile dello scienziato, sublime, sofisticata, fragile ed insieme inquietante nella pellicola migliore del regista dei tempi di Memento. Travolgente, ipnotico, complesso, fluviale, deflagrante, assolutamente magistrale: un film sulla simultanea invenzione e condanna definitiva di un nuovo mondo. Di un nuovo tempo.

            Menzioni speciali: Tár, Gli spiriti dell'isola, Il maestro giardiniere e The Whale (bellissimi, tutti visti l'anno scorso, ma usciti nel 2023 in sala); Felicità di Micaela Ramazzotti, Thanksgiving, Wonka, Magic Mike - The Last Dance, Palazzina LAF, Mur, i corti di Wes Anderson su Netflix, Tartarughe Ninja - Caos mutante.


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