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            8 Settembre 2024
            Venezia 81 La nostra classifica di tutti i film in concorso
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            VENEZIA 81

            LA NOSTRA CLASSIFICA DEI FILM IN CONCORSO

            Un'altra edizione del Festival di Venezia è giunta al termine!

            Pedro Almodóvar, con il suo esordio in lingua inglese La stanza accanto, si è aggiudicato l'ambitissimo (e meritato) Leone d'oro.

            Tantissima morte, reincarnazioni e fantasmi, desaparecidos, ma anche il suo esatto opposto, tra sesso, erotismo, impulsi irrefrenabili: ecco la nostra personale classifica di tutte e 20 i titoli in concorso!

            (Sì, 20 e non 21, perché non siamo riusciti a vedere il documentario Youth: Homecoming di Wang Bing)

            Tutte le nostre recensioni dei film in concorso

            20. APRIL di Dea Kulumbegashvili (Premio Speciale della Giuria)

            Bastano poche immagini per capire che April di Dea Kulumbegashvili è l’esemplare perfetto di ”film da festival”. Che vorrebbe trattare un tema attuale e importante, ma che è talmente autocompiaciuta nella forma da rinchiudersi in un limbo di disfattismo, irrilevanza, finanche pornografia. Gli uccelli che sbattono contro le finestre, un must per il cinema "impegnato".

            19. HARVEST di Athina Rachel Tsangari

            Tanto sciocco quanto pedante, Harvest di Athina Rachel Tsangari adatta l’omonimo romanzo di Jim Crace e racconta il quieto vivere di una comunità campestre e isolata che viene rotto dall’incursione della modernità. Ma riesce solo a dimostrare che non tutto ciò che funziona sulla carta stampata può funzionare al cinema. Che bernoccolo!

            18. BABYGIRL di Halina Reijn (Coppa Volpi femminile)

            Nicole Kidman torna ospite alla Mostra del cinema di Venezia con Babygirl, un thriller erotico in cui fa coppia con Harris Dickinson. La loro chimica (attoriale) è l’unica cosa che abbia davvero un perché in un Saltburn ninfomane e ipersessuato che reitera una logica produttiva che vorrebbe fare provocazione, ma è semplicemente irrilevante. Premio misoginia inconsapevole.

            17. CAMPO DI BATTAGLIA di Gianni Amelio

            A distanza di due anni da Il signore delle formiche, Gianni Amelio torna al cinema (e in concorso al festival di Venezia) con un altro dei suoi dissidenti. Questa volta, il contesto è la prima guerra mondiale, ma poco cambia. Nemmeno Alessandro Borghi può rivitalizzare un compitino sistematico e al cloroformio. 

            16. E I FIGLI DOPO DI LORO di Ludovic Boukherma, Zoran Boukherma (Premio Mastroianni)

            Quello che parte come il racconto di una di quelle classiche estate infinite si fa via via più ambizioso e tenta la via dell'affresco generazionale e sociale. Ma la bravura degli interpreti e la naturalezza delle loro interazioni avrebbero meritato un film meno coatto di quello che si rivela E i figli dopo di loro. Powered by Spotify.

            15. JOKER: FOLIE À DEUX di Todd Phillips

            Todd Phillips sceglie la via del musical intimista per ritrovare sul grande schermo il pagliaccio criminale con cui incantò e sorprese il mondo. E affianca a Joaquin Phoenix una Lady Gaga che però non sfrutta mai davvero, come la maggior parte delle intuizioni che allinea fin dai primissimi minuti. Joker Folie À Deux è una barzelletta che, più passano i minuti, più assume le fattezze di un disperato gesto suicida. Die With A Smile.

            14. THE QUIET SON di Delphine Coulin, Muriel Coulin (Coppa Volpi maschile)

            In un contesto e clima politico in cui stanno vincendo estremismi e radicalismi, Delphine e Muriel Coulin indagano le possibili cause e, in particolar modo, le conseguenze di uno stravolgimento tanto profondo nella vita di un giovane ragazzo, e in quella di coloro che lo circondano. Ineccepibile esempio di compostezza drammatica, Jouer Avec Le Feu gioca con Vincent Lindon, ma non col fuoco. Ma i film è di Benjamin Voisin e Stefan Crepon.

            13. TROIS AMIES di Emmanuel Mouret

            Le vicende sentimentali di tre amiche sono al centro del nuovo film di Emmanuel Mouret, che si rifà alla grande tradizione francese, a Woody Allen e a(i tour de force di) Buster Keaton per dar vita ad “un’esposizione in gruppo” dello stato (dell’arte) del sentimento amoroso. Una commedia atipica, retrò, imperfetta. Due ore?!

            12. VERMIGLIO di Maura Delpero (Leone d'argento)

            Al suo secondo lungometraggio di finzione, Maura Delpero torna a parlare di maternità e femminile con Vermiglio, che ricalcando L’albero degli zoccoli di Ermanno Olmi e il cinema materico e arroccato di Alice Rohrwacher ci porta nella vita, nei segreti, nei piccoli, grandi problemi di una famiglia trentina. Un film che si svincola dalla cartolina indulgente per abbracciare un racconto semplice e sincero, in raro equilibrio tra giovialità e dramma. Quando L'albero degli zoccoli incontra L'amica geniale, che incontra L'arte della gioia, che incontra I Leoni di Sicilia.

            11. MARIA di Pablo Larraín

            Con Maria, Pablo Larraín chiude(?) il trittico di ritratti femminili completato da Jackie e Spencer, raccontando gli ultimi giorni di vita della soprano che ha incantato il mondo per circa due decenni. Prevedibilmente però, quel che interessa al regista cileno è cercare di (ri)comporre un’immagine quanto più vivida e vibrante di una donna, prima che di un’artista, aiutato da una Angelina Jolie in stato di grazia. Il Larraín Cinematic Universe è realtà.

            10. IDDU di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza

            Nell’affrontare la figura e la storia del boss mafioso Matteo Messina Denaro, la coppia di registi Grassadonia e Piazza sceglie il registro della tragicommedia farsesca per penetrare nelle viscere del nostro paese e scoprirne la criminalità, l’efferatezza, la depravazione nelle sue (celate, tenebrose) profondità. Con Toni Servillo ed Elio Germano che fanno a gara di bravura. Ora aspettiamo il cross-over con The Bad Guy.

            9. THE BRUTALIST di Brady Corbet (Leone d'argento per la miglior regia)

            La storia (con tracce di realtà) di un architetto ungherese emigrato diventa il presupposto per Brady Corbet di decostruire e mostrare le fondamenta dell’America e del suo sogno, ma anche di parlare della propria idea di fare il cinema. Come un fluviale romanzo ottocentesco, sospeso tra ragione e visceralità, sconfinato ma purtroppo non nuovo come vorrebbe: The Brutalist finisce per contraddire il suo protagonista. Leone d'oro non fu.

            8. STRANGER EYES di Yeo Siew Hua

            Hitchcockiano fino al midollo, Stranger Eyes del singaporiano Yeo Siew Hua riesce a ritagliarsi una propria identità, inserendo in un agghiacciante intreccio thriller un discorso sulle naturali conseguenze di una (iper)esposizione ormai imprescindibile agli occhi meccanici e automatizzati che affollano lo spazio contemporaneo. E sull'atto del vedere come qualcosa di trasformativo. Contraccambio il follow.

            7. DIVA FUTURA di Giulia Louise Steigerwalt

            Giulia Louise Steigerwalt conferma tutte le premesse e promesse del suo esordio, ripercorrendo la storia dell’agenzia che rivoluzionò il mondo del porno. Non solo una commedia spassosissima con personaggi molto ben scritti, ma anche uno dei migliori esempi di cinema popolare italiano degli ultimi anni. Pietro Castellitto sempre più Nanni Moretti.

            6. KHÆRLIGHET (LOVE) di Dag Johan Haugerud

            Ultimo inserto di una trilogia ideale che teorizza e mette in scena nuovi modi di pensare e comportarsi, Kjærlighet (Love) del norvegese Dag Johan Haugerud è un seduttivo e acuto puzzle sui nostri istinti più primitivi, intimi, viscerali e, insieme, sulla nostra contemporaneità. La sorpresa dell'ultimo giorno.

            5. THE ORDER di Justin Kurzel

            Justin Kurzel approda per la prima volta in concorso al festival di Venezia con un film di genere puro che, prendendo le mosse da un libro di inchiesta, racconta di quando la democrazia americana venne minacciata da un’organizzazione di estrema destra. Jude Law si dota di un fascino d’altri tempi, ma la vera sorpresa è un Nicholas Hoult che regala la sua miglior prova. Jude Law, siamo tuoi!

            4. EL JOCKEY (KILL THE JOCKEY) di Luis Ortega

            Luis Ortega approda in concorso alla Mostra del cinema di Venezia, partendo dal concetto di anima platonica (e di idee) e di oblio e dimenticanza nella sua più classica accezione, per affrontare di petto l’attualissimo tema dell’identità di genere. El Jockey è un film che si trasforma e prende consapevolezza (della parte più profonda di sé) insieme al suo memorabile protagonista, interpretato da un Nahuel Pérez Biscayart eccezionale. Il Kaurismäki argentino.

            3. I'M STILL HERE di Walter Salles (Premio per la miglior sceneggiatura)

            Fernanda Torres troneggia in I’m Still Here, il ritorno al cinema del brasiliano Walter Salles, che per l’occasione affronta una storia che conosce molto da vicino, approcciandovisi nella maniera più delicata e rispettosa possibile. Peccato per un finale troppo diluito che perde la sua naturale elevazione. Peccato per il finale.

            2. LA STANZA ACCANTO di Pedro Almodóvar (Leone d'oro)

            Pedro Almodóvar torna in concorso al Lido di Venezia con La stanza accanto, il suo primo (immaginato e insieme temuto) lungometraggio in lingua inglese. Assistito da una Julianne Moore e una Tilda Swinton a dir poco eccezionali, il regista manchego firma il suo film più quadrato, tenebroso e mentale. Una storia di spettri che ha origine da un senso mortifero, da una profonda disillusione, da una nuova percezione (post-pandemica) del nostro mondo, di cui ci dice “Todo”. The Eternal Swinton.

            1. QUEER di Luca Guadagnino

            Imprevisto lato-B di Challengers, Queer adatta il romanzo di culto di William S. Burroughs più profondamente di quanto si penserebbe. Forte di un Daniel Craig alla sua miglior prova e di un comparto tecnico coeso e coerente, Luca Guadagnino parte dalle radici del proprio cinema per far riaffiorare la paternità dell'opera, aprendo una soggettiva ossessiva, labirintica, disincarnata che si estende oltre lo spazio e il tempo. Del cinema, del desiderio e del caos che abbiamo dentro. Il grande "derubato" di questa edizione.

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