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            2 Aprile 2026
            La recensione di Super Mario Galaxy. Il film, sequel di Super Mario Bros., il film d'animazione a firma Illumination e Nintendo.
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            SUPER MARIO GALAXY vola basso e gioca sicuro

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: The Super Mario Galaxy Movie
            USCITA ITALIA: 1 aprile 2026
            USCITA USA: 1 aprile 2026
            REGIA: Aaron Horvath, Michael Jelenic
            SCENEGGIATURA: Matthew Fogel
            CON LE VOCI DI: Chris Pratt, Charlie Day, Donald Glover, Anya Taylor-Joy, Keegan-Michael Key, Jack Black, Brie Larson, Benny Safdie, Glen Powell
            GENERE: animazione, azione, commedia, avventura, fantascienza
            DURATA: 98 min

            VOTO: 5.5

            RECENSIONE:

            A fronte di un immaginario potenzialmente illimitato e di aspettative alimentate da un successo planetario, Super Mario Galaxy sceglie la via più sicura: spettacolo continuo, ritmo forsennato e densità di riferimenti sostituiscono lo sviluppo narrativo e la costruzione di senso, dando vita a un sequel che espande tutto, tranne sé stesso.

            Cos’è un sequel se non — per definizione e quasi per deformazione — un potenziamento, un aggiornamento, un’espansione, una complicazione; il “level-up”, per dirla in termini videoludici, del film o del racconto da cui prende le mosse e di cui raccoglie il filo?

            Ebbene, se così dev'essere Super Mario Galaxy, fin dal titolo (che anticipa un cambio di rotta e prospettiva ben preciso), parrebbe aderire con rigore a tale principio: chiamato com’è a potenziare, aggiornare, espandere e complicare la formula, si propone invero come il naturale “next level” di quel fenomeno d’animazione - nato dalla stretta di mano tra Universal (e Illumination) e Nintendo - che, nel 2023, prese d’assalto le sale e i botteghini di mezzo pianeta fino a raggiungere l’incasso monstre di 1,3 miliardi di dollari. Una cifra che diventa inevitabilmente punto di partenza di questa seconda avventura sul grande schermo dell’idraulico baffuto e pixelato più famoso di sempre - a quarant’anni dalla sua prima apparizione - ancora una volta accompagnato dal fratello fifone Luigi, dal leale Toad, dall’incantevole e misteriosa principessa Peach e da una schiera di vecchi e nuovi alleati, contro i soliti, immancabili nemici.

            Stavolta, però, il limite non riguarda tanto un romanzo di formazione — la (ri)scoperta e (ri)definizione di sé e di un legame familiare e fraterno attraverso l’esplorazione di un sottomondo giù per il tubo, popolato da funghi, testuggini e scimmioni incontenibili — quanto piuttosto l’orizzonte stesso dell’azione: l’universo, la galassia, appunto. Quello spazio enorme, sconfinato che (li e ci) attende oltre ogni frontiera, fin dove possono spingersi sguardo e immaginazione.

            La recensione di Super Mario Galaxy. Il film, sequel di Super Mario Bros., il film d'animazione a firma Illumination e Nintendo.

            Una promessa avvincente, anzitutto da un punto di vista spettacolare e immaginifico, che nondimeno — complice proprio quell’aspettativa miliardaria — i due studios (nelle figure di Chris Meledandri e Shigeru Miyamoto) insieme allo sceneggiatore Matthew Fogel e ai registi Aaron Horvath e Michael Jelenic (tutti e tre riconfermati dal primo capitolo), sembrano affrontare con eccessiva cautela. Quasi si trattasse di un rifacimento camuffato o, meglio, di una riproposizione dissimulata del film precedente, eppure molto meno soddisfacente. L'impressione, paradossale, è che si sia scelto di pensare in piccolo, malgrado tutto quello che il reparto artistico e creativo, insieme alle squadre di animatori, mutua e rielabora dai videogiochi — in particolare dai due titoli che prestano il nome a questo seguito. 

            Perciò, pur potendo disporre di un immaginario e di possibilità pressoché infinite, Super Mario Galaxy appare trattenuto, irrigidito da una evidente ansia da prestazione e — va da sé — riluttante a spingersi davvero oltre il seminato, al di là dell’usato sicuro, dei confini già tracciati o dei livelli già affrontati. Semplicistico, basico, pigro, insipido, futile: sono tutti eufemismi utili a definire il lavoro di sceneggiatura di Fogel, che — al di là di un esile tentativo di redenzione e problematizzazione di Bowser (criminosamente sprovvisto di una nuova Peaches) — si dimentica completamente di fornire un paio di archi narrativi veri e propri a tutti i personaggi già incontrati nel primo film. Personaggi che, infatti, ritroviamo di fatto immutati al sopraggiungere dei titoli di coda, al termine di un racconto che sembra concepito come rimedio al sempre più diffuso disturbo da deficit di attenzione.

            Forsennata, schizofrenica, priva di qualunque ambizione epica — e dunque di tensione, atmosfera, vertigine, sforzo di un minimo di worldbuilding, autentica emozione — la narrazione si riduce a pretesto didascalico. Ad optional o, tutt’al più, a carrozzeria di un veicolo attrattivo, il cui motore è uno spettacolo sgargiante e febbricitante, caleidoscopico e carnevalesco, capace quasi di far impallidire il lisergico trip sottomarino di SpongeBob - Un’avventura da pirati. Come lo è anche una sequela di gag situazionali e fisiche flebilmente cucite l’una all’altra, e curiosamente ancorate ai limiti fisiologici del medium videoludico, insieme ad una sorta di pornografia (merceologica) di una tenerezza morbida e gommosa. E ancora, una corsa a ritmi insensati o pubblicitari, che non concede respiro e che, proprio in virtù di questa iperattività, finisce presto per risultare monocorde e piatta - un po’ come assistere, da spettatori, alla partita di qualcun altro.

            Lo è ancor di più quando l’attenzione di chi scrive e dirige, più che sul design, sui dettagli e sulla resa tecnico-artistica di mondi, personaggi, magie, si concentra sulla bulimica densità di riferimenti e omaggi — i famigerati easter egg — inanellati e offerti agli spettatori più appassionati, fanatici sotto forma di sfida di prontezza e velocità percettiva. 

            La recensione di Super Mario Galaxy. Il film, sequel di Super Mario Bros., il film d'animazione a firma Illumination e Nintendo.

            Viene così spontaneo chiedersi se davvero basta lo stato dell’arte (per fluidità delle animazioni, illuminazione, texture, ricchezza e varietà dei modelli) o qualche sporadico scarto sperimentale (con ricorso al 2D degli american anime o a filologici inserti 8-bit) lungo il percorso per sancire la riuscita di un sequel - oltretutto più derivativo di quanto ci si potrebbe aspettare (da Guardiani della Galassia tornando a Star Wars, da I predatori dell’arca perduta e Mad Max a Terminator 2 e Tron, da Il piccolo principe a Zootropolis).

            Probabilmente no. Anzi, come spesso accade, basta — e basterà — l’incasso stellare che, con ogni probabilità, Super Mario Galaxy riuscirà a bissare. E basteranno poi le copiose risate e il divertimento zuccherato di piccoli e piccolissimi di fronte a questa semplicistica regressione persino della cifra demenziale, chiassosa, “disimpegnata” della buona Illumination.

            Nulla in contrario, beninteso. Ma sorge allora un’altra domanda: il cinema pop e/o family contemporaneo deve (e può) ambire soltanto a questo? Alle promesse mancate di un’avventura e di una macchina ormai incapaci di stupire, sorprendere, far sognare oltre le proprie fredde e matematiche possibilità? In tal caso, viva i glitch — mai così preziosi — come Project Hail Mary e i due Spider-Verse: opere che abitano le regole del gioco solo per incrinarle dall’interno, piegarle, riscriverle, crearne di nuove. Che non giocano sicuro, ma che, semplicemente, giocano. E pure molto bene!

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