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            13 Luglio 2026
            La recensione de La casa - Il rogo del male, il film horror di Sébastien Vaniček con Souheila Yacoub, prodotto da Sam Raimi.
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            IL ROGO DEL MALE consuma LA CASA fino all'osso

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: Evil Dead Burn
            USCITA ITALIA: 8 luglio 2026
            USCITA USA: 10 luglio 2026
            REGIA: Sébastien Vaniček
            SCENEGGIATURA: Sébastien Vaniček, Florent Bernard
            CON: Souheila Yacoub, Tandi Wright, Hunter Doohan, Luciane Buchanan, Erroll Shand
            GENERE: horror, thriller, fantastico
            DURATA: 109 min

            VOTO: 5

            RECENSIONE:

            Dopo il risveglio firmato Lee Cronin, il franchise de La casa prova a spingersi ancora oltre contaminando l'eredità raimiana con la New French Extremity. Ma tra eccessi splatter, feticci scheletrici e ambizioni sociali mai davvero elaborate, Il rogo del male di Sébastien Vaniček finisce per consumare proprio ciò che voleva rinnovare.

            Lee Cronin potrà pure liberarsi de La casa, ma (il nuovo corso de) La casa sembra non potersi liberare di Lee Cronin. È a lui che, poco più di tre anni fa, Sam Raimi e il suo inseparabile produttore Rob Tapert affidarono il destino della loro creatura. Un tentativo di requel, rilancio e reimmaginazione dell'iconico franchise horror nato agli inizi degli anni Ottanta, che si concretizzò e diede forma a La casa - Il risveglio del male.

            Un film inizialmente destinato ai lidi streaming di HBO Max e soltanto in seguito promosso al grande schermo, forse anche in virtù di alcune significative deviazioni rispetto al canone originario. La più evidente delle quali riguardava l'ambientazione: dalle consuete foreste e baite isolate si passava alla città e, di fatto, ad una vera e propria "casa", come preconizzato dall’edizione e traduzione italiana (di Evil Dead). Più precisamente, ad un appartamento nel cuore di Downtown Los Angeles. Un cambiamento, questo, che segnava altresì il passaggio dalla tradizionale compagnia di amici ad un nucleo e contesto familiare, con tutte le inevitabili conseguenze del caso. Per la prima volta nella storia della saga, infatti, il racconto concentrava la propria attenzione sul femminile, posto a fulcro dell'intera vicenda: da un lato eroina assoluta, dall'altro presenza demoniaca, seducente e perturbante. Ma più che altro metteva al centro di tutto il tema della maternità, affrontato secondo una sensibilità profondamente contemporanea.

            Beninteso, parliamo di una pellicola riuscita soprattutto quando si trattava di giocare con le aspettative di pubblico e appassionati, sovvertendole secondo una precisa logica postmoderna. Al netto di queste intuizioni, però, resta(va) una thrill ride piuttosto convenzionale, con i suoi inevitabili alti e bassi. A imporsi era, in definitiva, un'anima da B-movie: una reazione allergica a quell'epidemia di elevazione che, nell’ultimo decennio (suppergiù), ha investito e continua a pervadere il cinema horror. Cosa che Cronin & co. rendevano ben chiara nel segmento finale del film, quando lo spettatore (insieme alle due mirabili protagoniste, Lily Sullivan e Alyssa Sutherland) veniva investito di litri e litri di liquidi e liquami di ogni tipo e provenienza, neanche si trattasse di una sorta di canto del cigno del filone gore.

            La recensione de La casa - Il rogo del male, il film horror di Sébastien Vaniček con Souheila Yacoub, prodotto da Sam Raimi.

            Da lì e da qui, riparte La casa, pur avendo nel frattempo perso il suo neoacquisito interprete, recentemente tornato dietro la macchina da presa con La mummia. Un riferimento tutt'altro che casuale, giacché questo seguito de Il risveglio del male potrebbe facilmente essere letto come una sua opera complementare, se non addirittura gemella.

            Nel raccogliere infatti il testimone di Cronin (rimasto a bordo solo in qualità di produttore esecutivo), il francese Sébastien Vaniček immagina e co-scrive assieme al fido Florent Bernard — giovane autore di sketch online e di commedia, col quale aveva già firmato la sceneggiatura del suo esordio, Vermin, convincendo proprio Raimi — un soggetto e una storia che ritrovano il femminile da una nuova prospettiva, ma che parlano innanzitutto (e al pari de La mummia) di famiglia. Ancor di più, La casa - Il rogo del male racconta della perfida maledizione (accesa e scatenata, ancora una volta, dall’incauta lettura delle pagine del Necronomicon, il leggendario Libro dei Morti) che si abbatte su un'insulsa famiglia americana, di cui ne incendia e(rgo) scopre i non detti e le deformità, i demoni e i mali, per l’appunto.

            Ad esserne travolti e partecipi, tuttavia, non sono soltanto i membri di questo nucleo — madre, padre, nonna e figli per Cronin — ma anche figure che, in un modo o nell'altro, gli orbitano attorno. Come Alice, una ragazza, guarda caso, francese, intrappolata in un matrimonio infelice con Will, il figlio maggiore dei Price, uomo che esercita su di lei una violenza continua. Almeno fino a quando, una sera, non viene ritrovato morto, in circostanze tanto brutali quanto apparentemente inequivocabili, carbonizzato all'interno dell’auto che stava guidando in stato di ebbrezza. Sarà proprio il suo funerale e la successiva veglia nella vecchia casa di famiglia l'occasione grazie a cui le forze del male proveranno ad insinuarsi nella famiglia, facendo leva sul già fragile rapporto tra Alice e i Price per ritrovare il pugnale kandariano appartenuto al nonno di Will, l’unica arma in grado di distruggerli.

            Insomma, La casa - Il rogo del male prosegue, tra le altre cose, la rilettura della saga attraverso le corde dei film di possessioni epidemiche. Ma le intenzioni di Vaniček passano anche attraverso la prosecuzione di quell'horror di stampo sociale — e dunque del genere nella sua vocazione più autentica — già sperimentato nella sua opera prima, oltre che dall'incrocio, dall'ibridazione, o (per restare in tema) dalla contaminazione del canone raimiano con il gusto e lo spirito della New French Extremity, la corrente del cinema francese dei primi anni Duemila incarnata da autori come Gaspar Noé, Alexandre Aja, Pascal Laugier, Julien Maury e Alexandre Bustillo.

            La recensione de La casa - Il rogo del male, il film horror di Sébastien Vaniček con Souheila Yacoub, prodotto da Sam Raimi.

            Un'inclinazione che, del resto, era stata in parte favorita dallo stesso Cronin nel truculento finale de Il risveglio del male e che qui finisce per informare, in un certo senso, l'intero impianto del film fin dai suoi primissimi minuti. Una che oltretutto rientra e risponde idealmente alla visione dello stesso Raimi, il quale per il secondo La casa intuì l'esigenza di uno stravolgimento - in primis a livello di tono e atmosfere - del concept di base di quel suo folgorante debutto, scegliendo la via della commedia grottesca e slapstick, di uno splatter ai limiti del cartoon, e fissando di fatto la sua cifra stilistica e il suo segno distintivo.

            Quello su cui però Vaniček sembra non interrogarsi è fino a che punto sia possibile innestare e contaminare quell'eredità senza finire per diluirla o banalizzarla. Quand'è che La casa perde la propria identità e si trasforma in qualcosa di irrimediabilmente peggiore? Senza dubbio, nel momento in cui viene ridotto — e con esso tutto il cinema del suo primo demiurgo — al suo scheletro più svilente. Ad un semplice catalogo di feticci: un libro maledetto, un paio di corpi putrescenti, lenti a contatto ambrate, qualche sconcezza più creativa del solito consegnata alle fauci dei deadite e il ricorso, quasi d'ordinanza più che davvero necessario, a soluzioni di messa in scena come la celeberrima demon cam.

            Sbiadito e insipido, La casa - Il rogo del male lo diventa poi nel suo prendersi dannatamente sul serio, persino nei pochissimi momenti di ironia e umorismo — perlopiù affidati alla nonna, come ne La mummia — dimostrandosi goffo e incerto nel trovare un giusto equilibrio e nel dare adeguata giustizia drammaturgica alle due tonalità primarie della saga. Una dicotomia che, viceversa, viene ulteriormente aggravata e ingrigita (e non soltanto sul fronte della tavolozza fotografica adottata da Philip Lozano) da un vorace, orgiastico, estenuante accumulo di violenza e violenze che, scena dopo scena, cresce in efferatezza tanto quanto in creatività, sempre all’ostinata e incessante ricerca di uno shock value certo fondamentale per quella stessa corrente francese evocata da Vaniček, ma al quale egli non trova mai una ragione d'essere al di là del più gratuito, anestetizzante, morboso piacere effimero e voyeuristico.

            La recensione de La casa - Il rogo del male, il film horror di Sébastien Vaniček con Souheila Yacoub, prodotto da Sam Raimi.

            In definitiva, La casa - Il rogo del male resta una giostra priva di reale gravità e di autentiche conseguenze, impegnata giusto a rilanciare il comodo e pigro spettacolo dell'eccesso e ad aumentare il volume di sangue versato.

            Fluidi (finti) sprecati per una sterzata, sospesa tra il tanto sospirato elevated horror e un revenge movie più d'exploitation, che non solo arriva troppo tardi, ma che, a colpi di questioni sempiterne e grandi temi del nostro tempo — la famiglia come culla identitaria, la mascolinità tossica, la recrudescenza del patriarcato, il classismo, lo smantellamento della centralità americana — tenta di nobilitarsi nella maniera più pretestuosa e pretenziosa possibile, fino a smarrire definitivamente il punto in un epilogo che, ingaggiando perfino Terminator e Stranger Things, prova a legittimare invano questo raccapricciante sforzo. Uno il cui unico scopo sembra essere, piuttosto, l'inseguimento di un qualche primato. O, peggio ancora, la cannibalizzazione di un franchise da poco risvegliato, ma esangue già da molto tempo.

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