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            5 Luglio 2026
            La recensione di Minions & Monsters, il nuovo film d'animazione targato Illumination, terzo capitolo spin-off della saga di Cattivissimo Me.
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            MINIONS & MONSTERS è un Babylon formato famiglia

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: Minions & Monsters
            USCITA ITALIA: 1 luglio 2026
            USCITA USA: 1 luglio 2026
            REGIA: Pierre Coffin, Patrick DeLage
            SCENEGGIATURA: Brian Lynch, Pierre Coffin
            CON LE VOCI DI: Pierre Coffin, Trey Parker, Christoph Waltz, Allison Janney, Jesse Eisenberg, Jeff Bridges, George Lucas
            GENERE: animazione, commedia, azione, fantastico
            DURATA: 90 min

            VOTO: 6/7

            RECENSIONE:

            Minions & Monsters dell'immancabile Pierre Coffin immagina le simpatiche e iconiche creaturine gialle come inattesi custodi del cinema delle origini e delle attrazioni, riscoprendone la dimensione spettacolare, anarchica e puramente visiva. Almeno fino a quando non abbandona questa folgorante intuizione per adeguarsi ai meccanismi del family blockbuster, finendo così per tradire la propria vocazione.

            È già tempo di rilancio – o, se preferite, di un soft reboot – per i Minions, le creature anarchiche e pasticcione nate nel 2010 dalle menti dei registi Pierre Coffin e Chris Renaud e diventate in pochissimo idoli di grandi e piccini, fino ad elevarsi a vere e proprie mascotte dello studio d’animazione Illumination guidato da Chris Meledandri.

            Ebbene sì: sono trascorsi ormai sedici anni dalla comparsa dei gommosi e secolari aiutanti del male (e di Gru). Anni durante i quali hanno invaso sale cinematografiche e schermi di ogni tipo, pur restando sempre figure estranee, aliene, reiette, incontenibili. Operai – come suggerisce la loro iconica salopette – dell’industria cinematografica, instancabili macchine da record d’incassi, ma anche, in fondo, fuochi fatui nella storia di quella che (con candido romanticismo) continuiamo a chiamare settima arte. Protagonisti del mercato molto più che dell’evoluzione del mezzo e del suo linguaggio.

            A tal proposito, è dunque giunto (anche) il momento di invertire la rotta, tornando a quel cinema che, nel frattempo, ha attraversato mutazioni e stravolgimenti profondi, fino a trasformarsi, per certi versi, in un oggetto archeologico. In una reliquia, un residuo, un reperto di epoche e mondi ormai lontani. Non a caso, due dei suoi pionieri, i fratelli Auguste e Louis Lumière, lo definirono un’“invenzione senza domani”, destinata a restare preda del passato. 

            La recensione di Minions & Monsters, il nuovo film d'animazione targato Illumination, terzo capitolo spin-off della saga di Cattivissimo Me.

            Proprio da una di queste esposizioni, prende il là Minions & Monsters, ancora una volta diretto da "papà" Coffin: settimo capitolo della saga di Cattivissimo Me e terzo della costola spin-off dedicata agli incorreggibili umanoidi gialli. E, come già accadeva undici anni fa, nel primo Minions, il racconto torna alle origini – ai primi (o secondi) incerti, infruttuosi passi della loro spasmodica e totalizzante ricerca di un "grande capo" da servire – ma lo fa soprattutto per espanderne ulteriormente la mitologia.

            Difatti, molto prima che gli amatissimi Kevin, Stuart e Bob si separassero dalla loro tribù per raggiungere la New York e l'America di Nixon, agli inizi del Novecento un altro clan cercava la propria strada passando di ciclope in stregone, di pirata in sovrani, salvo poi smarrirsi tra le vie di una Los Angeles in pieno sviluppo. O, meglio, tra set e teatri di posa della fulgente Hollywood(land), dove James, il più creativo – e appunto per questo il più anticonformista – della combriccola, da sempre appassionato di storie e narrazione; scopre il cinema e coltiva pian piano il sogno di diventare qualcuno all'interno dello show business. Insieme ai compagni intraprende così una brillante carriera, prestando il suo bizzarro talento e la propria indole dissacrante a film tra i più disparati. Mettendosi, in un certo senso, al servizio di un padrone altro: il successo e la popolarità.

            Almeno fino al 1927, l'anno che, come ben sanno Mary Pickford, Buster Keaton o anche solo la sprezzante e capricciosa Lina Lamont di Cantando sotto la pioggia, segna uno spartiacque nella storia delle immagini in movimento. Oltre a rivoluzionare il modo di fare cinema, l'avvento del sonoro ridefinisce gli equilibri dello star system, attenua il peso divistico di alcuni e, non di rado, stronca le carriere di chi non riesce ad adattarsi al cambiamento. Inclusa quella dei nostri Minions, che all'improvviso si ritrovano al punto di partenza, senza più un ruolo né uno scopo.

            Ciò detto, se per la maggior parte di loro Hollywood diventa ben presto un vago ricordo, lo stesso non vale per James e i suoi inseparabili amici Henry ed Ed, che da questa crisi e questo crollo traggono ispirazione per realizzare un film, anzi un kolossal mostruosamente ambizioso. Tanto ambizioso da dover ricorrere alla magia nera e agli incantesimi custoditi in un antico libro di mostri, evocando il piccolo e perfido Goomi, una sorta di baby Cthulhu deciso a invadere e distruggere la Terra a qualunque costo.

            La recensione di Minions & Monsters, il nuovo film d'animazione targato Illumination, terzo capitolo spin-off della saga di Cattivissimo Me.

            È proprio questo il film a cui assistiamo, in un agile e divertito gioco metatestuale di scatole cinesi: il Minions & Monsters immaginato da James e, insieme, quello firmato da Coffin. Un'avventura d'animazione che si può idealmente dividere in due tempi, in due metà ben distinte, quasi antitetiche e discordanti per ispirazione e qualità; fissate esattamente dalla prima grande metamorfosi della storia del cinema. Il sonoro, infatti, irrompe nel panorama hollywoodiano come un treno in corsa, proprio come fanno i Minions in una delle sequenze più esilaranti della porzione iniziale di racconto, quella che descrive e ripercorre le peripezie dei nostri. 

            Sostenuto da uno stile d'animazione irresistibile, minuzioso nella resa materica e nel disegno di spazi e sfondi (al netto di una stilizzazione cartoonesca), questo primo macrosegmento riesce a sfruttare al meglio delle proprie possibilità la natura caotica e irresistibilmente demenziale dei suoi protagonisti, in un flusso ricco, ininterrotto di situazioni, invenzioni e gag. Parliamo inoltre di un impianto ipercitazionista, dalla vena profondamente, spesso raffinatamente e imprevedibilmente cinefila, in cui non è raro che si alternino un E.T. con un Keanu Reeves imbalsamato, o un George Lucas tenuto prigioniero suo malgrado. Ma anche Metropolis e Il mostro della laguna nera, Hitchcock e Welles. E ancora, i prodromici esperimenti fotografici di Muybridge e le vedute dei succitati Lumière — dall’uscita dalla fabbrica all’arrivo in stazione — insieme a Casablanca, al Chaplin di Tempi moderni e al Keaton di Io… e il ciclone.

            Nondimeno, al di là di questa venerazione e deriva celebrativa — di questo (animato) Viale del tramonto — sono soprattutto i Minions a impossessarsi della pellicola, definendola e imprimendole un ritmo travolgente e una metrica forsennata a cui è quasi impossibile sottrarsi. Una lezione indubbiamente naif, démodé e passatista, che lo spin-off riesuma dal cinema delle attrazioni portato in gloria da Méliès: una forma primordiale di racconto per immagini fondata sulla meraviglia, sull’esibizione e sulla pura forza spettacolare. Una dimensione, questa, che si accorda e accoda perfettamente ad una sensibilità europea in nuce alla visione e filosofia Illumination, così come all’intento di Coffin & co. — per mano degli stessi Minions — di trasformare ogni frammento in un’esplosione di energia cinetica, vertiginosa e caleidoscopica.

            Oppure, letteralmente, alla magia artigianale che arriveranno a praticare James, Henry ed Ed nel prosieguo e nelle fasi finali di Minions & Monsters. Quando cioè la storia imbastita dal regista insieme al sodale Brian Lynch si rifà al filone dei monster movie targati Universal, all'intramontabile King Kong e ai classici della fantascienza anni ‘50, da Ultimatum alla Terra (non a caso tratto dalla novella Addio al padrone) a Fluido mortale. Ma anche quando, di pari passo con l'avvento del parlato, il meccanismo narrativo e comico si affida sempre meno al linguaggio puramente visivo degli esserini gialli.

            La recensione di Minions & Monsters, il nuovo film d'animazione targato Illumination, terzo capitolo spin-off della saga di Cattivissimo Me.

            È proprio allora, però, che il film tradisce la propria intuizione più felice, rientrando nei ranghi di un conformismo produttivo degno degli ingordi fratelli-boss a capo dei Bright Bros Studios. Ossia gonfiando un'idea forse più adatta ad un corto o ad un mediometraggio fino alla fatidica soglia dei 90 minuti di durata, secondo una formula da disaster movie fatalmente programmatica. Il risultato non solo illude lo spettatore più disponibile, ma impedisce ai suoi stessi protagonisti di imporsi davvero, in primo piano, nell'itinerario (già museale) di questa stregonesca invenzione.

            In tal caso, devono e dobbiamo accontentarci di riconoscere - forse per la prima volta - i Minions come interpreti febbrili e deliranti, universali e inestinguibili, di un cinema delle origini che contribuiscono a rielaborare, plasmare, deformare a modo loro. Ma soprattutto quali eredi spirituali (più che dei vari Oompa Loompa, Jawas, Ewoks, degli alieni di Toy Story o dei Rabbids) dei cari e vecchi Tom and Jerry e dei Looney Tunes, della loro comicità slapstick e anarchica, incentrata su gag fisiche e su una scrittura visiva esasperata e iperespressiva, in cui il disordine si fa principale, se non esclusivo motore narrativo.

            Dobbiamo, in altre parole, rassegnarci ad una versione family-friendly, in piena formula Illumination, del Babylon di Damien Chazelle. Ad una sua riduzione da cartone del sabato mattina. Il che, a scriverlo e leggerlo, è già di per sé un fatto eccezionale.

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