
THELMA e la Mission: Possible di June Squibb
SCHEDA
TITOLO ORIGINALE: Thelma
USCITA ITALIA: 19 settembre 2024
USCITA USA: 21 giugno 2024
REGIA: Josh Margolin
SCENEGGIATURA: Josh Margolin
CON: June Squibb, Fred Hechinger, Richard Roundtree, Parker Posey, Clark Gregg, Malcolm McDowell
GENERE: commedia, azione
DURATA: 97 min
Presentato in anteprima al Sundance Film Festival 2024
VOTO: 7-
RECENSIONE:
La candidata all'Oscar June Squibb si imbarca in un'impresa singolare nel mettersi di fronte alla macchina da presa di Josh Margolin, che fa il suo esordio con una action comedy parimenti insolita, insieme appassionata lettera d'amore alla figura della nonna ed esasperazione senile e chiaramente parodica della spericolata ricerca di una forma di realismo spettacolare alla base del cinema di Tom Cruise.
Si chiama Thelma, come la protagonista di uno dei film più noti di Ridley Scott. Ciò nonostante, sembra preferire gli stunt di Tom Cruise in Mission: Impossible (tutt’al più la sete di vendetta del John Wick di Keanu Reeves). È una vedova di 93 anni che vive quella che definiremmo una slow-life, trascorsa perlopiù in casa, fatta di lavori di ricamo, solitari al computer e pochissimi incontri, non contando le lunghe chiacchierate con Danny, il premuroso e affezionato nipote ventiquattrenne con il quale ha un rapporto e un’intesa davvero ineguagliabili. È a lui infatti che si rivolge quotidianamente, su cui può contare quando la tecnologia la mette a dura prova o quando si chiede (invano) che cosa sia, in fondo, internet.
Suo malgrado, saranno proprio le insidie, oltre all’immoralità del presente digitale che, un giorno, arriveranno a scombinare la quotidianità della nostra Thelma, che finisce vittima di una truffa telefonica (ma questa volta il vicino di casa non è Jason Statham), vedendosi costretta ad inviare per posta 10.000 dollari ad un manipolo di loschi individui.
Nonostante tutti attorno a lei: la figlia, il genero, pure lo stesso Danny; le dicano di lasciar perdere, che purtroppo sono cose all’ordine del giorno, che a contare è la salute, interrogandosi al contempo sulla sua autonomia e la sua condizione clinica; l’anziana signora rilancia in maniera inaspettata, armandosi del proprio apparecchio acustico, forse di una pistola, ma soprattutto di tanta caparbietà, e imbarcandosi a loro insaputa in un viaggio fra gli ospizi, le strade e i sobborghi di Los Angeles. L'obiettivo, neanche a dirlo, è trovare coloro che l’hanno derubata e riavere i propri soldi indietro.
Ecco la Mission: Possible attorno a cui ruota l’esordio al lungometraggio di Josh Margolin che nasce parallelamente come lettera d’amore del sé nipote nei confronti della propria (presente in un breve contributo a metà dei titoli di coda) e di tutte le Thelma là fuori, ma anche come esasperazione geriatrica, senile, chiaramente parodica della notoria e spericolata ricerca di un realismo spettacolare alla base della cifra divistica e stilistica del succitato Cruise.

Quella di Thelma è però anche l'impresa di June Squibb (volto d’elezione del cinema di Alexander Payne, da A proposito di Schmidt a Nebraska) che, a 93 anni - ora 94 - come la protagonista, si reinventa nei panni della vispa e improbabile eroina di una commedia d’azione parimenti singolare.
Una che, a modo suo, si inserisce in quello stesso filone in cui gli inglesi sono maestri e del quale fanno parte i due Book Club, Ella & John, Insospettabili sospetti, la serie Grace & Frankie, e i più recenti Fuga in Normandia e The Miracle Club. In questi film, vecchie star e icone del cinema fanno i conti col tempo che passa, scherzandoci su e/o entrandovi in dialettica, talora addirittura ritrovandosi. Ma soprattutto adoperando il potere cristallizzatore, iconico, in un certo senso eterno, del mezzo per consegnare allo spettatore di oggi e domani un ultimo(?) ricordo; una indelebile, vincente, potente immagine di sé prima che sia troppo tardi.
Cosa che Josh Margolin riesce a concedere e donare alla propria attrice protagonista, che gli si affida completamente e per la quale egli disegna e ritaglia su misura un personaggio adorabile e tenero, tanto quanto inarrestabile e resiliente. Oltre che spontaneo, il paragone con (il meme di) Internet Explorer è allora d'uopo: nonostante tutti gli acciacchi possibili e immaginabili, numerose protesi e qualche episodio di spaesamento momentaneo, Thelma non si ferma di fronte a niente e nessuno e, un passo (seppur incerto) dopo l’altro, punta dritta verso il suo obiettivo. E non parliamo del cospicuo gruzzolo di risparmi, bensì della consapevolezza che, a volte, va bene chiedere aiuto per rialzarsi, come altrettanto giusto è vivere e godersi la vita e le piccole cose, anche se qualcuno ritiene non si possa più andare così lontano.

Unita all’amoroso affiatamento col nipote (già alter-ego del regista, interpretato con cura e sincerità da Fred Hechinger) e, a conti fatti, anche all’interpretazione di Squibb, questa nonna sprint diventa non soltanto il costrutto di un trasporto personale, il cuore emotivo della pellicola, ma soprattutto il metro su cui Margolin regola e imposta la composizione filmica, la narrazione, finanche il suo lavoro in cabina di montaggio.
In tal senso, la pellicola abbandona fin da subito il fervore e i motivi (anche estetici) della parabola di vendetta, a favore di una collezione di frammenti di rivisitazione vegliarda e adattamento (auto)ironico di situazioni, esercizi, acrobazie tipiche dell’action, fra cui una resa dei conti informatica. O ancora, dell'impensabile declinazione action di un oggetto come l'apparecchio acustico, dal quale prescinde un precisissimo impiego del sonoro alla stregua di Sound of Metal. Ancor più imprevedibile è però l'estensione del fuoco del racconto sulla descrizione dei rapporti di una famiglia che si racconta, ritrova, forse riaggiusta proprio per merito della disubbidienza di Thelma.
Ciò detto, laddove si può senz’altro discutere la facilità, la ridondanza di alcune soluzioni e la naïveté più comica del tentativo di Margolin, quel che non può essere messo in dubbio è la sua dolcezza sincera, sobria, cinefila a tratti. O, se preferite, il piacere del tutto arbitrario di vedere Malcolm McDowell, villain ai tempi dell’e-commerce.
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