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            24 Agosto 2026
            La recensione di Insidious - Fuori dall'Altrove, il sesto film del franchise horror creato da James Wan e Leigh Whannell.
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            INSIDIOUS - FUORI DALL'ALTROVE, chiusa una porta...

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: Insidious: Out of the Further
            USCITA ITALIA: 19 agosto 2026
            USCITA USA: 21 agosto 2026
            REGIA: Jacob Chase
            SCENEGGIATURA: Jacob Chase
            CON: Amelia Eve, Brandon Perea, Maisie Richardson-Sellers, Lin Shaye
            GENERE: horror, thriller, drammatico, fantastico
            DURATA: 106 min

            VOTO: 6-

            RECENSIONE:

            Più bizzarro e narrativamente ambizioso dei precedenti capitoli, Insidious - Fuori dall’Altrove di Jacob Chase allarga il respiro della saga creata da James Wan e Leigh Whannell senza tuttavia disporre dell'audacia e della determinazione necessari per reinventarla davvero.

            Chiusa una porta, si apre un portone. O, meglio, una porta rossa. È quello che ancora ignora Gemma Hall, igienista dentale e mamma single dalla vita apparentemente idilliaca, protagonista di Insidious - Fuori dall’Altrove, sesto capitolo del celebre franchise horror che porta la firma — un tempo creativa e registica, oggi "soltanto" produttiva e di paternità — di quei genietti del terrore che rispondono ai nomi di James Wan e Leigh Whannell.

            Una quotidianità, per l’appunto, tranquilla, quasi irreale, quella della nostra Gemma, divisa tra il lavoro e gli appuntamenti in studio, la routine scolastica della piccola Maya e gli sporadici incontri con il fidanzato Nick, che un giorno viene bruscamente infranta dalla visita in sogno della temuta e alienata madre, Ingrid, morta suicida in circostanze violente e alquanto misteriose quando la nostra era ancora una bambina. A questo primo incubo ne seguono altri, sempre più oscuri e terrificanti, accompagnati dalla presenza via via più assidua e inquietante di un trio di anziani dall’aria a dir poco insolita. La situazione degenera fino a quando Gemma, decisa a chiedere aiuto ad “un’esperta in materia”, non scopre di essere (come tanti prima di lei) una “viaggiatrice”. E cioè una persona capace, durante il sonno, di proiettare il proprio corpo spirituale verso un’altra dimensione, parallela alla nostra. È l’Altrove, tenebroso aldilà popolato da spiriti, entità e anime dei defunti.

            Non solo: Gemma scopre di possedere una capacità rara persino tra i viaggiatori più esperti. Una dote naturale ed ereditata che la rende estremamente speciale — e, soprattutto, necessaria — agli occhi e agli atroci scopi di uno degli esseri più malvagi e potenti di quel mondo infernale…

            La recensione di Insidious - Fuori dall'Altrove, il sesto film del franchise horror creato da James Wan e Leigh Whannell.

            Neanche tre anni dopo il grande successo de La Porta Rossa, “epica” conclusione(?) del ciclo della famiglia Lambert, la saga di Insidious cambia (di nuovo) protagonisti, famiglia e casa da infestare, finanche il cattivo! Ma non certo quei tratti distintivi, quei modi, quelle “regole d’ingaggio” e quelle atmosfere che, insieme ad altre creature waniane quali Saw e The Conjuring, le hanno permesso, negli anni, di tracciare percorsi e direzioni di un certo tipo di orrore che oggi (testimoni gli exploit di Weapons, Obsession, Backrooms e Hokum) parrebbe superato, fuori dal tempo. Dal nostro tempo.

            Eppure, le porte di questo ennesimo reame spettrale - così come quelle della horror house di Jason Blum - sono ben lontane dal chiudersi. Anche se, il più delle volte, ciò che viene proposto al loro interno è, come sopra, una riedizione del medesimo carnevale, degli stessi spauracchi, di spiriti passati e(rgo) presenti, seppur con una minima variazione sul tema che giustifichi lo sforzo e la rivendicazione di un nuovo spazio di racconto. Come suggerisce il titolo, nel caso di Fuori dall’Altrove alcune delle presenze relegate per l'eternità in questa dimensione maledetta desidereranno — e potranno — in qualche modo oltrepassare quell’ancestrale confine, riaffiorando dal sottosuolo (o dal Sottosopra) per infestare il nostro mondo.

            Ma è bene farsi poche domande sul soggetto, immaginato dal sodale (di Wan, per gli ultimi tre The Conjuring e i due Aquaman) David Leslie Johnson-McGoldrick insieme al regista esordiente Jacob Chase e da quest’ultimo elaborato in sceneggiatura. Più definito è infatti (e semmai) l’intento di coerenza e riaffermazione di una precisa identità visiva e stilistica, tanto entro i confini del franchise quanto nei suoi chiari, se non palesi legami di parentela. Vincoli remoti, come nel caso di classici del calibro di Suspense e Carnival of Souls, o di Nightmare, Poltergeist e L'esorcista, o ancora di videogiochi come Silent Hill. E nodi appena intrecciati, pensando, ad esempio, a L’armata delle tenebre o ai più recenti Smile.

            La recensione di Insidious - Fuori dall'Altrove, il sesto film del franchise horror creato da James Wan e Leigh Whannell.

            Si lascia dunque entrare e si abbraccia un lato più bizzarro, una deviazione grottesca, quasi del tutto inedita nella carriera di Insidious, assieme alla volontà di (ri)comporre una sorta di summa del proprio immaginario. Parallelamente, si tenta di ampli(fic)are il respiro narrativo e, con esso, il pericolo, la minaccia, la posta in gioco e, soprattutto, i poteri in campo. Un orizzonte intrigante e potenzialmente significativo per la vita futura della saga, se solo il racconto di Chase e il suo approccio alla materia disponessero dell’audacia e della risolutezza necessarie a compiere quel proverbiale salto, quella sospirata proiezione che avrebbe potuto animare e ripensare gli esiti della pellicola.

            Al contrario, ci si scontra con un intreccio che perde progressivamente mordente, ritmo e tensione, tiepidamente servito da un cast di pur validi interpreti (tra cui un’immancabile ma affaticata Lin Shaye), mentre la pigra scelta di rielaborare e reincarnare una formula familiare (in tutti i sensi) finisce per soffocare ogni possibile ambizione. Il tutto viene invero ricondotto ai cari vecchi tinelli borghesi; fatto rientrare nei ranghi di un racconto intimo e domestico, dagli inevitabili risvolti e simboli psicologici (o pseudo-tali): adulti imperscrutabili, genitori spesso agghiaccianti, figlie costrette, loro malgrado, a diventare come le proprie madri, traumi consumati nel reale e compresi soltanto nel trasferimento e nella trasfigurazione del soprannaturale. Di nuovo, in una proiezione straniante, in quel perturbante vederci da fuori.

            Purtroppo però questi accenni di suggestione teorica arrivano a dissolversi, ridotti ad una foschia di fondo, ai piedi di un trucco e parrucco prostetico formidabili, oppure di sequenze gustosamente riuscite come quella della labirintica fortezza di cuscini o della visita dentistica. Disgusto e raccapriccio: è in fondo tutto ciò che di meglio ha da offrire l’universo di Insidious, fuori e dentro l’Altrove. Quel che probabilmente sarà ancora lì ad attenderci, dietro la prossima porta rossa.

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