logo-scritta-biancalogo-scritta-biancalogo-scritta-biancacropped-logo.png
  • Cinema
  • Serie TV
  • Extra
  • Chi siamo
  • Contatti
✕
            Nessun risultato Vedi tutti i risultati
            24 Luglio 2025
            La recensione de I Fantastici Quattro - Gli inizi, il nuovo film dell'universo Marvel, con Pedro Pascal e Vanessa Kirby.
            parallax background

            I FANTASTICI QUATTRO - GLI INIZI: la leva per (ri)sollevare l'universo Marvel

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: The Fantastic Four: First Steps
            USCITA ITALIA: 23 luglio 2025
            USCITA USA: 25 luglio 2025
            REGIA: Matt Shakman
            SCENEGGIATURA: Josh Friedman, Eric Pearson, Jeff Kaplan, Ian Springer
            CON: Pedro Pascal, Vanessa Kirby, Ebon Moss-Bachrach, Joseph Quinn, Julia Garner, Mark Gatiss, Paul Walter Hauser, Ralph Ineson
            GENERE: avventura, azione, fantascienza, commedia
            DURATA: 114 min

            VOTO: 7.5

            RECENSIONE:

            Con I Fantastici Quattro – Gli inizi, la Marvel riporta sul grande schermo la sua prima superfamiglia in un racconto dal sapore rétro e visionario. Tra suggestioni anni ’60, omaggi a Jack Kirby e uno stile visivo carico di una meraviglia naïf, il film di Matt Shakman punta a rilanciare un universo in affanno, interrogandosi sul senso dell’epica supereroistica e sul bisogno, oggi più che mai, di ritrovare una leva per sollevare di nuovo il mondo - loro e nostro.

            “Datemi una leva e un punto d’appoggio e solleverò il mondo”.

            Secondo la tradizione, questa frase sarebbe stata esclamata dallo studioso e matematico greco Archimede dopo aver scoperto il principio della leva, contenuto nel trattato Sull'equilibrio dei piani. È la stessa frase che oggi (o ieri?), (comunque) qualche migliaio di anni più tardi, riecheggia e pronuncia il brillante Reed Richards, mentre è intento ad escogitare, insieme alla sua amata e inseparabile superfamiglia, un piano per sottrarre il suo (che non è il nostro) pianeta Terra dalle fameliche grinfie di Galactus, gigantesco titano spaziale che consuma la forza vitale dei pianeti. O, per dirla con le parole di chi lo traspone (per davvero, per la prima volta) sul grande schermo, un “enorme vampiro cosmico divoratore di mondi, vecchio come l'universo”.

            Spetta infatti a Matt Shakman - già TV director molto prolifico, assunto dai Marvel Studios per raccontare fin da subito di maternità e realtà parallele, ergo di Scarlet Witch e del suo nido schizofrenico, traumatico e metatestuale nell’intrigante e irripetuta WandaVision - il difficile compito di riportare a casa (dopo vent’anni), oltre che al cinema (dopo dieci) il primo gruppo di "supereroi con superproblemi” uscito dalla fucina creativa di Stan Lee & co., inaugurando tra le altre cose la fatidica “Fase Sei” di un progetto filmico abbastanza malandato, talora addirittura manchevole dell’affetto, della credibilità e della fiducia dei suoi aficionados.

            Se è vero allora, come diceva qualcuno, che “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, il nostro regista - assistito da un pool di ben quattro sceneggiatori habituè: Josh Friedman, Eric Pearson, Jeff Kaplan, Ian Springer - forse ne ha pure troppe, di responsabilità. Su tutte, quella per l’appunto di (ri)dare tutto il nécessaire, sia esso la leva, il punto d’appoggio o entrambi, per permettere alla Marvel di (ri)sollevare il proprio, sconfinato universo. O quel che ne resta, ora che è giunto al suo 37° “numero”. 

            La recensione de I Fantastici Quattro - Gli inizi, il nuovo film dell'universo Marvel, con Pedro Pascal e Vanessa Kirby.

            Ciò detto, spesso nell'ombra è possibile discernere la presenza di un qualche malcelato burattinaio (leggasi Kevin Feige, presidente e chief creative office dello studio di proprietà Disney), chiamato, se non proprio costretto a tirare i giusti fili per manovrare gli equilibri, direzionare gli eventi, situare la propria Arca e predisporre il tutto per il primo di due nuovi crossover kolossali e multiversali (Avengers: Doomsday e Avengers: Secret Wars).

            Questa missione gravosa e plurale non sembra però intimorire Shakman, né tantomeno la compagine produttiva, i quali invece sembrano agire e muoversi controcorrente, scegliendo la via di una “piccola” e semplice epopea, per quanto dalle prospettive, dagli orizzonti e dalle frontiere galattiche. Di un’agilità ed essenzialità narrativa, unite ad una vertigine iconografica, e ad uno spirito, un senso della meraviglia quasi rudimentali e un po’ naif, atti a rievocare l’inconfondibile stile e le seminali tavole fumettistiche del duo creativo dei nostri Reed, Sue, Johnny e Ben.

            Se allora, dei mitici Lee e (Jack) Kirby, non ricreeranno proprio quel connubio di potenza, immaginazione e innovazione che ha lasciato un'impronta indelebile nella cosiddetta nona arte, nondimeno le immagini (fotografate dal sodale Jess Hall) e il soggetto restituiscono alla Marvel un cuore, una passione, quella temperatura creativa data per dispersa dai tempi di Avengers: Endgame (fatta eccezione per una manciata di film, come il recente Deadpool & Wolverine, o la già citata WandaVision). A catturare e colpire lo spettatore, permeando ogni frammento, informando anche la minima fibra di questa Terra alternativa (la 828, per un motivo ben preciso) è infatti una devozione e uno slancio totali e, in un certo senso, inediti verso la controparte fumettistica.

            A tal punto che vien da sé pensare che sia proprio il sentito (e sacrosanto!) omaggio a Kirby e alla sua arte, come pure alla superfamiglia e alla sua storia editoriale, la scintilla primigenia, il Big Bang di sorta, o ancora la giustificazione mitologica, la legge naturale, il principio di realtà di tale universo. Di quello che potremmo veramente definire un Kirby-verse, cristallizzato in una versione retro-futuristica degli anni ‘60 in cui i nostri fantastici eroi varcarono la soglia del nostro mondo attraverso le pagine di un fumetto.

            Le stesse a cui oggi fanno ritorno, reimpiegandone al cinema maglie estetiche, modi e soluzioni. E quindi, come sopra, la purezza e la linearità candida, quando non nostalgica, l’idea dell’azione come veicolo di caratterizzazione e scrittura dei personaggi, ma anche il dinamismo e il ritmo incessante garantito dall’ottimo montaggio di Nona Khodai e Tim Roche. E poi, la tavolozza überpop, la percezione quasi tattile, materica e l’effetto immersivo, escapista insiti negli effetti di Alistair Williams, Scott Stokdyk e Robert Allman, nelle scenografie (digitali e non) di Kasra Farahani, nei costumi di Alexandra Byrne, e nel trucco di John Blake.

            La recensione de I Fantastici Quattro - Gli inizi, il nuovo film dell'universo Marvel, con Pedro Pascal e Vanessa Kirby.

            Pur tuttavia - si sa - il ricordo, la venerazione e la derivazione sono spesse armi a doppio taglio. Armi che arrivano purtroppo a ledere anche l’impianto e minare in parte la solidità concettuale e produttiva de I Fantastici Quattro - Gli inizi, il quale soffre prevedibilmente e chiaramente la dura legge del tempo dell’audiovisivo, delle iconografie che si sedimentano, “rimpiazzando” quelle originarie. Il riferimento è in primis al confronto con Gli Incredibili di Brad Bird (a loro volta derivanti dalle versioni cartacee dei nostri protagonisti). Inevitabile è però anche il paragone col coevo Superman di James Gunn, propugnatore di temi, una filosofia e un approccio (al fumetto, ai personaggi, al loro e al nostro mondo, ad un’idea caratteristica di racconto in medias res) curiosamente affini.

            A suo discapito, va però riconosciuto come Shakman riesca, in fin dei conti, a fare la differenza, sottraendosi - o quasi - dalle gabbie del déjà vu, dai paradossi esemplari dalla produzione culturale, dalle standardizzazioni marvelliane, per esclusivo merito di un quartetto di star sulla cresta dell'onda; interpreti dediti alla parte, ma soprattutto affiatatissimi. Pedro Pascal è magnetico nei panni di un Reed RIchards ombroso, incupito e impaurito dalle proporzioni di una minaccia che supera i confini della propria conoscenza umana e comprensione scientifica. Ma ancor più affascinante e incisiva è la Sue Storm di una Vanessa Kirby che profonde nella prova, seppur in scala senz’altro ridotta, l’intensità materna della protagonista di Pieces of a Woman: la riconferma di femminilità avversa a qualsiasi tipo di prototipo o cliché.

            Simultaneamente e similmente riescono ad imporsi anche gli altri due membri del team, quelli più a rischio di banalizzazione mitologica. Il Johnny Storm di Joseph Quinn è sì un giovane, sfrontato e impetuoso, epigono di una gioventù bruciata o, per dirla altrimenti, un ribelle senza una causa; un playboy che si diverte, fa battute taglienti, può apparire magari arrogante, ma che si preoccupa un po’ più del solito, è meno insensibile ai sentimenti degli altri e più consapevole del suo comportamento. Ben Grimm, d'altra parte, ha mitigato i suoi drammi esistenziali, il suo atteggiamento melodrammatico e catastrofico, è un po’ meno scorbutico e brontolone di quel che vuole la tradizione fumettistica, pur conservando la sua funzione di cuore umano dell’ensemble. Lo interpreta Ebon Moss-Bachrach, meglio noto per il ruolo di Richie Jerimovich nella serie The Bear, anch’egli una persona profondamente leale e combattente con un forte senso del codice, della moralità e della famiglia che, come solito, rappresenta il fulcro delle avventure dei Fantastici Quattro, secondo soltanto all’ignoto, al mistero e alla scoperta di cui forse il film di Shakman è leggermente e sfortunatamente sprovvisto. E che costituisce il limite più evidente e la mancanza più importante di questo nuovo capitolo del Marvel Cinematic Universe.

            La recensione de I Fantastici Quattro - Gli inizi, il nuovo film dell'universo Marvel, con Pedro Pascal e Vanessa Kirby.

            In ogni caso, è innegabile la presenza - tra le pieghe della narrazione, oltre la superficie da commedia famigliare sempliciotta - di un discorso più profondo, quasi sussurrato, chissà se consapevole o meno.

            Il copione, infatti, sembra voler suggerire e avanzare qualcosa sul nostro presente: un mondo segnato dalla paura per qualcosa di definitivo e distruttivo, dall’incertezza, dalla perdita di punti fermi, senza leader con risposte chiare e precise. E, parallelamente, anche qualcosa sullo stesso maxi-universo superomistico, con “nuovi” eroi che si ritrovano faccia a faccia con la fame inesauribile di un essere celeste, vittima proprio di questo bisogno vorace che tiene in pugno le sorti del loro mondo. Un essere in cui, a ben guardare, potremmo rivedere qualcosa proprio della Marvel: un'entità gigantesca e instabile, consumata dal desiderio di restare rilevante, di produrre incessantemente, di non smettere mai di espandersi — anche a costo di divorare ciò che resta della propria anima, della propria coerenza, della propria meraviglia originaria.

            Insieme a tutto questo (come nella primo, succitato volo del nuovo Uomo d’Acciaio) risuona un messaggio di speranza, ma filtrato attraverso il coraggio di affrontare la paura, di riconoscerla, di viverla come parte essenziale del cammino. Si ripalesa dunque quel processo di autoanalisi che il Marvel Cinematic Universe ha già cominciato ad abbozzare con l’incursione incontenibile, mordace, sregolata di Ryan Reynolds, e poi con l’ultimo Thunderbolts.

            Ma non sarà questo film a portarci davvero verso l’ignoto. Non ancora. Forse mai più potrà farlo la Casa delle Idee. Semmai, spetterà a nuovi araldi raccoglierne l’eredità per rianimarla una volta per tutte. I Fantastici Quattro potrebbero esserlo. Potrebbero incarnare altresì quella Future Foundation (paradossalmente o scientemente radicata in un passato più o meno prossimo) in grado di rifondare l’universo, riportarlo ai suoi fondamentali meccanismi, restituirgli peso, gravità, e soprattutto significato. Ridandogli la leva così da permettergli di muovere i suoi primi passi. Di nuovo.

            Ti è piaciuta la nostra recensione? Se sì, lascia un like e condividi l’articolo con chi vuoi.
            In più, per non perdere nessun’altra pubblicazione, assicurati di seguirci sulle nostre pagine social e di iscriverti alla nostra newsletter.

            Condividi
            57

            Articoli correlati

            La recensione di Backrooms, il film horror esordio alla regia di Kane Parsons con Chiwetel Ejiofor e Renate Reinsve.
            27 Maggio 2026

            Backrooms è più di un glitch?


            Leggi di più
            La recensione di Passenger, il nuovo film horror di André Øvredal con Jacob Scipio, Lou Llobell.
            26 Maggio 2026

            Passenger, ma forse era meglio starsene a casa


            Leggi di più
            La recensione di Amarga Navidad, il nuovo film di Pedro Almodóvar presentato in concorso al Festival di Cannes 2026.
            24 Maggio 2026

            Amarga Navidad, un film minore per cui saremo sempre grati ad Almodóvar


            Leggi di più

            NEWSLETTER

            Appassionati al mondo del cinema e delle serie tv, appassionati a Cinemando!

            Iscriviti ora

            CINEMANDO

            Email: cinemandopost@gmail.com

            SEGUICI

            • Facebook
            • Instagram
            © Cinemando - Recensioni Cinema e Serie TV. Tutti i diritti riservati. - Privacy Policy - Cookie Policy
                      Nessun risultato Vedi tutti i risultati