
ELF ME È UN GIOCATTOLO PLASTICOSO
SCHEDA
TITOLO ORIGINALE: Elf Me
USCITA ITALIA: 24 novembre 2023
REGIA: YouNuts
SCENEGGIATURA: Gabriele Mainetti, Giovanni Gualdoni, Leonardo Ortolani, Marcello Cavalli, Tommaso Renzoni
CON: Lillo, Federico Ielapi, Anna Foglietta, Claudio Santamaria, Giorgio Pasotti, Caterina Guzzanti
GENERE: commedia, avventura, fantastico
DURATA: 99 min
PIATTAFORMA: Amazon Prime Video
VOTO: 5+
RECENSIONE:
Prodotto da Gabriele Mainetti e diretto dal duo YouNuts, Elf Me è la proposta natalizia di Prime Video. Una proverbiale fiaba festiva che si intreccia con la parabola di un parimenti proverbiale romanzo di formazione, fortemente impresso delle ossessioni e dei temi (spielberghiani) del suo principale produttore, anche co-sceneggiatore e compositore. Purtroppo, un tentativo poco frizzante, viziato, che sa di stantio e di polveroso, raffredda gli animi piuttosto che scaldarli e riempirli di emozioni, ma allo stesso tempo ci regala un Claudio Santamaria sempre più a suo agio e vincente all'interno di un contesto narrativo ed estetico fortemente fantastico.
È arrivato dicembre e questo significa solo una cosa. Che è ora di tirare fuori le decorazioni dagli scatoloni in soffitta, impastare qualche biscotto, preparare un po’ di cioccolata calda, pensare ai regali, ma soprattutto rispolverare uno di quei classici comfort movie d’atmosfera natalizia, più o meno recenti, per riscaldarci ed accompagnarci nei prossimi, freddi pomeriggi invernali. Quei film che oltreoceano vengono sfornati a ritmi inverosimili, dietro cui vi è una scaltrezza produttiva ed un business che sarebbe interessante approfondire, ma non in questa sede, e con cui, negli ultimi anni, anche la ben più fioca filiera nostrana ha tentato la fortuna.
Tutto è iniziato con il buon successo di pubblico de La befana vien di notte di Michele Soavi con Paola Cortellesi protagonista; un film tutto sommato riuscito che riscopriva la via del fantastico, e che ha dato ahinoi vita ad un seguito-prequel molto meno convincente e di richiamo. Sono poi seguite le commistioni e contaminazioni con i toni e i motivi della nostra tradizionale commedia (qualcuno direbbe una chiara rivisitazione del cinepanettone), con pellicole quali 10 giorni con Babbo Natale, Io sono Babbo Natale e Chi ha incastrato Babbo Natale?. Fino ad arrivare, oggi, ad Elf Me del prolifico duo registico romano YouNuts, al secolo Niccolò Celaia e Antonio Usbergo, già videoclipper. Un progetto che sembra affondare le proprie radici proprio nel capostipite di questa nuova schiera di storie di Natale, inclusa un’ingente dose di sense of wonder, di coefficiente spettacolare e - va da sé - di effetti speciali e visivi.
Non a caso, tra i produttori figura il nome di Gabriele Mainetti (e della sua Goon Films). Impegnato pure in veste di co-sceneggiatore (al fianco di Giovanni Gualdoni, Marcello Cavalli, Tommaso Renzoni, e il fumettista e creatore di Rat-Man Leo Ortolani) e di compositore insieme ad Emanuele Bossi e Michele Braga; il regista di Lo chiamavano Jeeg Robot e Freaks Out ha contaminato profondamente l'anima di Elf Me, in particolar modo, grazie alle sue ossessioni e ai temi, di irriducibile matrice spielberghiana, di cui intesse il racconto. Al centro di tutto vi è infatti il percorso di crescita di un bambino, Elia (il Pinocchio di Garrone, Federico Ielapi, non sempre credibile e a fuoco), che sarà chiamato a venire a conoscenza e a patti con l’ignota separazione dei genitori (la madre è una Anna Foglietta puntuale) e con l’assenza di un padre che ha deciso di abbandonare il nucleo familiare e costruirsi una nuova vita con un’altra donna. Appunto, la stessa assenza dolente che accomuna il protagonista di questa proverbiale fiaba natalizia - la quale, a sua volta, si intreccia con la parabola di un parimenti proverbiale romanzo di formazione - a quello di Denti da squalo, un altro film della fucina mainettiana.
Il risultato è esattamente quello che ci aspetterebbe da un prodotto carico di simili premesse e riferito ad un cinema (un po’ il solito, c’è da riconoscerlo) ben preciso, e a titoli omaggiati abbastanza scolasticamente (E.T., Jurassic Park, Star Wars, per non parlare di Jumanji, Piccoli Brividi o un inatteso Fast & Furious).

Ma c’è anche qualcosina in meno di quel che si potrebbe (e che si fa bene ad) attendere da un film come Elf Me. Difatti, pur disponendo di tutte le carte in regola per poter aspirare ad un minimo di intrattenimento, quello di Celaia e Usbergo è un tentativo poco frizzante, viziato, che sa di stantio e di polveroso, che raffredda gli animi piuttosto che scaldarli e riempirli di emozioni.
Quantomeno nella prima metà, pur calcando (forte del sostegno produttivo di Amazon) su un segno favoloso e fantastico perlopiù inedito e mai così ben amalgamato nei suoi prodotti cugini, Elf Me non prende mai realmente il volo, anzi esibisce una messa in scena che segue i ritmi di una commedia anonima, indecisa sul proprio pubblico di riferimento, votata al riciclo e al ripetersi di gag infelici, più che di una commedia fantastica a tutti gli effetti; e da una fotografia che appiattisce e riduce tutte le fatata scenografie del Polo Nord al set di un parco divertimenti o, peggio ancora, di un reality targato Prime Video. In tal senso, non aiuta a levarsi di torno l’idea di un prodotto senza grosse esigenze o velleità, oltre a quelle contrattuali, la presenza nel cast di ben due comici e star di rilievo della factory Amazon italiana (Lillo e Caterina Guzzanti, rispettivamente l'elfo Trip e l'elfa Brina, entrambi mai perfettamente a loro agio con il contesto narrativo e l’estetica della pellicola) e di una web-star come Fabio Rovazzi che appare nei primissimi minuti, tanto per condannare fin da subito il film e non lasciare speranze allo spettatore.
Invece, ad attendere i più pazienti e volenterosi, c’è, per fortuna, l’unico regalo (di Natale) di Elf Me. Che è più una consapevolezza o, meglio, una riconferma di qualcosa che avevamo già intuito ai tempi di Lo chiamavano Jeeg Robot. Ossia che Claudio Santamaria è, per distacco (lo segue di molto solo Fabio De Luigi), il solo grande attore italiano che possiede le qualità espressive e anche immaginative giuste per uscire non solo indenne, ma vincente da un prodotto di questo tipo, in grado inoltre di interfacciarsi con le tecnologie di motion capture. L'impresario schizofrenico, malvagio e perfettamente macchiettistico che interpreta, a metà tra il Grinch e lo Scrooge di Jim Carrey e Dottor Jekyll, è la cosa migliore della visione, l’unico garante dello scampolo di credibilità che rimane all'opera, il motore che permette al terzo atto di avviarsi verso quel tono, quell’energia e quell’emozione che doveva possedere sin dall’inizio. La scintilla che riaccende la fantasia latitante, riammette un’illusione di cui sono fin troppo visibili i fili, e ci fa sognare comunque. Anche se - un po' come tutte le regie degli YouNuts - il sogno in questione è un giocattolo plasticoso, opaco, riciclato, inerte.
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