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            25 Aprile 2025
            La recensione di Daredevil - Rinascita, la serie sequel della popolare versione Netflix del personaggio dei fumetti Marvel. Su Disney Plus.
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            Più che una RINASCITA, quella di DAREDEVIL è una promessa

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: Daredevil: Born Again
            USCITA ITA: 16 aprile 2024
            IDEATA DA: Dario Scardapane, Matt Corman, Chris Ord 
            REGIA: Justin Benson, Aaron Moorhead
            SCENEGGIATURA: Dario Scardapane
            CON: Charlie Cox, Margarita Levieva, Elden Henson, Vincent D'Onofrio, Deborah Ann Woll, Jon Bernthal
            GENERE: azione, supereroi, giudiziario, drammatico
            N. EPISODI: 9
            DURATA MEDIA: 42-60 min
            DISPONIBILE SU: Disney+

            VOTO: 7

            RECENSIONE:

            È una rinascita dalle ceneri (auree) del catalogo Netflix quella del Matt Murdock di Charlie Cox in Daredevil - Rinascita. Reboot, revamp, sequel e così via sotto l'egida Disney e lo stretto controllo dei Marvel Studios, i nove episodi ideati da Dario "Alias" Scardapane funzionano quando si propongono come doppio character study e riflessione (pirandelliana?) sul concetto di maschera, meno quando inseguono uno spettacolo esplosivo.

            “Non può esserci rinascita senza una notte oscura dell’anima, un totale annientamento di tutto ciò in cui credevi e pensavi di essere”, diceva qualcuno. E ci sembra la giusta frase per descrivere le premesse da cui prende il via Daredevil - Rinascita, ennesimo inserto della (ultradecennale, fortunata, un tempo precorritrice) odissea Marvel; 13° serie televisiva ambientata in questo incontenibile universo condiviso e transmediale. Ma anche, come da titolo, rinascita, reboot, revamp, sequel(...) di marchio Disney di uno dei migliori e più apprezzati prodotti supereroistici dapprima sotto l'egida Netflix.

            Stiamo parlando, va da sé, di Daredevil, show ideato da Drew Goddard (già produttore e sceneggiatore di Alias e Lost), con protagonista l'omonimo, tormentato, complesso e chiaroscurale eroe dei fumetti, all’anagrafe Matt Murdock, avvocato di New York rimasto cieco da piccolo, cresciuto in un orfanotrofio cattolico, che di giorno, insieme ai colleghi e amici Foggy e Karen, aiuta i più deboli e sventurati in tribunale, misurandosi coi concetti di giustizia e verità, mentre di notte scende tra gli infernali vicoli della metropoli, immergendosi nell’oscurità di chi li abita, e ivi combatte il crimine con una maschera e un costume da diavolo.

            Una dicotomia e una profondità morale, psicologica, religiosa che sono tra i motivi per cui, al tempo, la serie si è tramutata in un successo proseguito per ben tre stagioni, generando racconti gemellari (più o meno felici, eppure incomparabili: ossia Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist), spin-off (come The Punisher), cross-over (la deludente The Defenders), e dando origine ad un vero e proprio microverso autarchico e autosufficiente all’interno del grande disegno Marvel, rispetto al quale ha sempre mantenuto le distanze.

            A seguito delle recenti apparizioni di alcuni dei personaggi di questi serial in discorsi cinematografici e televisivi più conformi alle esigenze dell’ora multiverso superomistico della casa di Topolino (Hawkeye, Spider-Man: No Way Home, She-Hulk, Echo), è finalmente giunto il momento di rivederli in azione nel loro habitat (estetico). 

            La recensione di Daredevil - Rinascita, la serie sequel della popolare versione Netflix del personaggio dei fumetti Marvel. Su Disney Plus.

            Quantomeno dai primi episodi, la sensazione è che poco o nulla sia realmente cambiato nel passaggio di gestione da una major all'altro, come dal succitato Goddard allo sceneggiatore e produttore Dario Scardapane (che, a onor del vero, aveva già incrociato queste atmosfere lavorando sulla serie del Punitore), il quale fin da subito ci getta a capofitto in una New York viva, pulsante, tumultuosa, tetro e caliginoso palcoscenico di un’efferata tragedia in pieno stile Devil.

            Irrompe l’azione esplosiva e sanguinaria di un combattimento senza esclusione di colpi che i registi (di Moon Knight) Justin Benson e Aaron Moorhead mettono in scena con un efficace e articolato piano sequenza che si chiude con l’omicidio del caro Foggy. Il giusto shock, l’urto necessario, il terremoto narrativo ed emotivo su cui riaccendere e ricostruire, assemblare e comporre la rinascita del titolo, come del resto illustra molto bene la sigla.

            Stacco. Un anno dopo, il nostro Matt sta tentando di continuare la propria “ordinaria” vita da avvocato in un nuovo studio, tirando avanti e pensando al lavoro e ai clienti, malgrado il lutto bruci ancora. Il ricordo di quella infausta notte, il senso di colpa per non aver protetto l'amico a dovere, ha portato il nostro vigilante ad appendere maschera e costume al chiodo, a smettere le proprie ronde notturne. Karen intanto si è trasferita a San Francisco e Benjamin "Bullseye" Pointdexter, il colpevole del violento assassinio, sopravvissuto alla lotta col Diavolo di Hell’s Kitchen, viene condannato all'ergastolo.

            Eppure, il desiderio di normalità e tranquillità appare presto in tutta la sua irrealtà, non appena si scopre che l'ex boss criminale e nemesi di Matt, Wilson Fisk, noto anche come Kingpin, intende candidarsi per il municipio. Corsa elettorale che, alla fine, vince a furor di popolo, diventando il 112° sindaco della Grande Mela e promettendo di implementare uno speciale programma anti-vigilanti…

            La recensione di Daredevil - Rinascita, la serie sequel della popolare versione Netflix del personaggio dei fumetti Marvel. Su Disney Plus.

            Questo è tutto quel che bisogna sapere per comprendere a grandi linee quale sia il contesto di partenza e, di conseguenza, il fulcro tematico dei nove episodi lungo cui si dipana Daredevil - Rinascita. Che, a dispetto del titolo (ma non di tutte le immagini promozionali), è prevedibilmente un passo a due, se non addirittura a tre, se si considera la stessa New York: spezzata, dannata e insieme trasfigurata in una scacchiera su cui si misurano e confrontano i demoni e le verità intime ed individuali dei personaggi.

            Fra questi, anche il Re del Crimine, la cui presenza - al solito imponente e potente, dai modi sottili, scaltri, meticolosi, imprevedibili, che spesso però lasciano spazio ad impetuosi scatti d’ira; una figura perfettamente inscritta nello zeitgeist dell’America trumpiana - non potrebbe trovare interprete migliore di (un divertito) Vincent D’Onofrio, alla pari di Charlie Cox per il ruolo di Matt.

            Dimostrando perciò grande coerenza e fedeltà all'originale, la serie di Scardapane si (ri)propone nelle fattezze di un character study doppio, incrociato, parallelo, sovrapposto e sovrapponibile, uguale e contrario. Matt e Wilson sono e rinascono come due facce della stessa medaglia, due diverse evoluzioni di un amore congenito, primigenio verso la propria città natale, che venerano incondizionatamente, ma secondo modi e concezioni diametralmente opposti. L'uno all’ombra della luce, l'altro alla luce dell’ombra.

            Entrambi sono altresì l’esatta metà oscura dell’altro, e viceversa. Allo stesso tempo però nel loro intimo, nel loro cuore e nella loro psiche sono ugualmente frammentati. Ognuno conserva un’indole recondita, un segreto (in)confessabile, una personalità alternativa. Un alter ego, una maschera che, all’inizio di questa nuova serie di episodi, tentano di reprimere e soffocare. Da cui la principale riflessione, il dilemma, quasi di pirandelliana filosofia e memoria, sul quale si impernia Daredevil - Rinascita.

            Vale a dire: che cos’è davvero una maschera? Cosa rappresenta? Perché sentiamo il bisogno di nascondere la nostra identità e di proiettare una versione alternativa di noi? Che poi è giusto dire che ci stiamo celando al mondo o che stiamo viceversa lascia erompere “in scena” la nostra vera natura, il nostro io, permettendoci di essere noi stessi al di là dei tabù. Oppure è più corretto sostenere che ci priva della nostra identità, permettendoci di comportarci liberamente come animali? E ancora, perché la veneriamo, la maschera? 

            La recensione di Daredevil - Rinascita, la serie sequel della popolare versione Netflix del personaggio dei fumetti Marvel. Su Disney Plus.

            Tutti interrogativi che trovano terreno fertile lungo il corso delle puntate, presentandosi al nostro vigilante sotto diverse forme, circostanze, scelte. Dalle conseguenze della sua carriera notturna e giustizialista alla presa in difesa di un collega (Tigre Bianca), passando per la lotta (forse troppo sbrigativa e pretestuosa) col misterioso e inquietante serial killer Muse, fino ad arrivare - va da sé - allo scontro dapprima sotterraneo, quasi dissimulato, di parola e ingegno, trasformato infine in una vera e propria resa dei conti esplosiva, di corpo, fuoco e sangue, col nuovo sindaco/sceriffo. Ma, purtroppo, procrastinata, rimandata ad una seconda stagione già in fase di produzione.

            Per questa prima parte di dittico, infatti, quel che vale maggiormente è il suo essere un precipuo e chiaro attacco politico ad un sistema marcio, corrotto, non funzionante. Un grido di miracolosa attualità che aleggia e rimbomba soprattutto negli episodi iniziali: quelli in cui paradossalmente Matt mantiene con dogma la sua faccia pubblica, rifiutando il costume e l’altra vita. Quelli dotati di un apparente carattere autoconclusivo, da “caso della settimana” che però si rivela tassello di un mosaico più grande, della trama orizzontale. I migliori, senza ombra di dubbio, divisi fra tribunali rappresentati alla stregua di cattedrali (assediate dal peccato e dalla perversione del potere), (tanti) interni, le interiora urbane, come pure le strade con (i giudizi e i commenti de)i suoi abitanti a scandire il tutto, incluso l'episodio “filler” della rapina in banca - comunque necessario ai fini della caratterizzazione del nostro avvocato.

            Accade così che, una volta ritrovato travestimento e corna, la serie si chiuda inevitabilmente su sé stessa, abbandonandosi all’allestimento di un climax teso e di uno spettacolo non proprio a prova di proiettile, e perdendo in questo modo un po’ del suo respiro, del suo equilibrio, della sua grazia compositiva e di un’atmosfera molto ben alimentata. Più che una rinascita, la sua promessa, un atto di fede cieca verso quel che potrebbe essere. Un lungo preludio scontato e, in proporzione, poco interessante. Finanche irriconoscibile in confronto alla cura e alla compiutezza del suo Antico Testamento. Che sia la sostanza della resurrezione?

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