logo-scritta-biancalogo-scritta-biancalogo-scritta-biancacropped-logo.png
  • Cinema
  • Serie TV
  • Extra
  • Chi siamo
  • Contatti
✕
            Nessun risultato Vedi tutti i risultati
            5 Ottobre 2024
            Familia Francesco Costabile Recensione Film Cinemando
            parallax background

            FAMILIA, nel labirinto (degli specchi) della mascolinità

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: Familia
            USCITA ITALIA: 2 ottobre 2024
            REGIA: Francesco Costabile
            SCENEGGIATURA: Francesco Costabile, Adriano Chiarelli, Vittorio Moroni
            CON: Francesco Gheghi, Barbara Ronchi, Francesco Di Leva, Marco Cicalese, Tecla Insolia
            GENERE: drammatico, thriller, biografico
            DURATA: 124 min
            Miglior attore della sezione Orizzonti all'81ª edizione del Festival di Venezia

            VOTO: 7

            RECENSIONE:

            Francesco Costabile mantiene tutte le promesse del suo esordio, Una femmina, in Familia, traducendo in immagini l’autobiografia di Luigi Celeste, condannato a nove anni di reclusione per aver ucciso il padre violento. La punta di diamante della pellicola è però un Francesco Gheghi in un ruolo da consacrazione: un corpo concentrato di rabbia sorda e dolore sospinto in un oscuro labirinto degli specchi.

            “I maschi ci hanno rovinato la vita” si dice ad un certo punto in Una femmina, il film che solo due anni fa portò alla luce (del grande schermo) Francesco Costabile, rivelandolo come “nuova voce”, mai come oggi necessaria, di un tipo di produzione d’impegno civile, sociale, morale verso cui il cinema italiano contemporaneo si è disabituato o che, altrimenti, ha praticato in maniera dispregiativa, quando non frivola, mondana.

            Una pellicola, quella, dedicata alle donne (ribelli) intrappolate nel giogo delle mafie, vittime di un sistema costruito sulla prevaricazione di tutto e tutti e, in particolare, delle femmine: ennesima manifestazione (di virulenta propagazione) del secolare e inossidabile ideale maschilista, machista e misogino, predatorio e autoritario, soffocante e oppressivo, che ognuno di noi, purtroppo, arriva a conoscere una volta nella vita.

            È allora nel segno di questa mascolinità persistente, (in)visibile, trasformista, adattiva, si potrebbe dire ferina, ché Costabile si mette al tavolo della sceneggiatura e dietro la macchina da presa di Familia. Nel segno, dunque, di una prosecuzione naturale e logica, di un’eco decisa, ma anche di un primo accenno di poetica, traducendo in dialoghi, scene e immagini l’autobiografia Non sarà sempre così di Luigi Celeste, che nel 2008 uccise il padre - già da tempo noto per gli abusi e le violenze perpetrati ai danni della moglie (e madre del nostro) - e venne condannato a nove anni di reclusione. 

            Familia Francesco Costabile Recensione Film Cinemando

            Detto altresì, il regista calabrese si separa dai suoi territori d’origine e, così facendo, da una vicenda - quella di Una femmina - che, grazie ad uno stile dai tratti e riferimenti molto netti, tra l’espressionista e il massimalista, riusciva ad espandere oltre i suoi confini ipotetici, solo per ritrovare la cifra, le tematiche d’elezione e interesse, e pure l’atmosfera distintiva del debutto in un altro “interno familiare”. In una storia, sì, molto intima e personale, eppure fin da subito tesa ad un’attualità (ahinoi) più universale ed epidermicamente comprensibile, con tutto ciò che ne consegue, inclusi i rischi drammaturgici, di percezione e proverbialità.

            Nondimeno possiamo riconoscere fermamente come, con Familia, Francesco Costabile riesca a mantenere ogni promessa insita nella sua opera prima, del quale fa riemergere tutte le caratteristiche e qualità. Quelle di un cinema passionale ma non per questo irrazionale. Anzi, dalle idee talmente chiare da rendere parimenti il modo, il mondo e i momenti in cui le immagina (nel senso di rendere immagine) e le sviluppa.

            Si prenda come esempio sintomatico e sineddotico l’utilizzo - mutuato, in piena definizione stilistica, dal predecessore - che il cineasta fa di lenti, diaframma, sfocature sin dai primissimi minuti, oppure l'approccio nel casting e nella direzione degli interpreti. Nel primo caso, il lavoro consonante con il direttore della fotografia Giuseppe Maio funge da funzionale evidenziazione estetica del trauma (infantile, a tal riguardo) che arriva talora a combinarsi e confondersi col sogno. O, meglio, con l’incubo, ad occhi aperti, che permette a Familia di irrompere in elementi, soluzioni, suggestioni o infiltrazioni di genere.

            Nello specifico, di un racconto dell’orrore, con i suoi sentimenti di angoscia raggelante e paranoia lacerante, i simbolismi e il suo carico allegorico (da un orso di peluche a seguire). Con presenze, spiriti, ombre inquietanti che lentamente e subdolamente si insinuano in una quotidianità solo apparentemente riequilibrata. O con una maledizione che rimane addosso, che non si potrà mai esorcizzare. Ma anche e soprattutto con la consistenza tangibile, minacciosa, crudele, e insieme astratta, psicologica, metafisica di una figura maschile che rinvia addirittura al mondo classico e latino del titolo. In origine, infatti, il termine Familia ricorreva in riferimento al gruppo dei servi (famuli) dipendenti da un unico padrone. Detto altresì, segna la genesi del patriarcato giunto intatto fino ai giorni nostri.

            Da qui, il gusto neoclassico con cui Costabile impiega i volti e corpi attoriali a propria disposizione, questi ultimi non più scovati come succedeva in Una femmina, bensì compresi, adattati e riplasmati secondo le norme di una geografia estetica molto essenziale e, per l’appunto, emblematica.

            Parliamo quindi di Francesco Di Leva e Barbara Ronchi: uniformi nelle doti e nel tenore, quanto logicamente opposti nel loro stare in scena. L’uno compattissimo, esplosivo, intenso nelle sue estensioni drammatiche e drammaturgiche e nei numerosi affondi teorici, laddove l'altra, mantenuta sempre in sottrazione, racchiude e affida ad uno sguardo incisivo l’implosivo, straziante, profondo consumarsi di una tragedia che nessuno sa accogliere e trattare. Come non citare poi le prove fini e delicatissime di una Tecla Insolia che tiene fede alla statura acquisita con L’arte della gioia e di un Marco Cicalese che sa farsi ricordare.

            Ciò detto, Familia e quello di Luigi Celeste sono e saranno il film e il ruolo che consacreranno Francesco Gheghi (giovane rivelazione di Mio fratello rincorre i dinosauri, Padrenostro, Il filo invisibile e Piove) tra le nuove e più promettenti leve del nostro cinema. E a maggior ragione dopo la sorprendente vittoria come miglior attore nella sezione Orizzonti all’81ª Mostra di Venezia!

            Familia Francesco Costabile Recensione Film Cinemando

            È su di lui, d’altronde, che si focalizza maggiormente il lavoro “rimodellante” del cineasta, il quale fa della sua corporatura asciutta e allampanata una sorta di prova carnale, di prodotto manifesto dei propri discorsi; un concentrato esemplare, nervoso, sensibile di rabbia sorda, livore, dolore e vane speranze.

            Il suo Gigi è un “eroe predestinato” continuamente in fuga da sé stesso; che, nel tentativo di eludere un modello maschile ostinato, quasi cianografico - l’unico che abbia mai imparato a conoscere -, finisce dritto dritto in un oscuro labirinto degli specchi; preda di una spirale sinistra, sanguinaria, eppure fatale, necessaria per eliminare quantomeno la presenza fisica di questo parassita. Per vedersi, riconoscersi davvero, per la prima volta, e tornare infine sui propri passi. Per metabolizzare e riflettere con nuove consapevolezze.

            E, anche se molteplici possono essere le scelte contestabile dell’opera seconda di Costabile (non ultima, proprio questa concezione di una violenza inderogabile, unita a qualche faciloneria, ad una rappresentazione generica della figura femminile e ad una colonna sonora applicata in modo didascalico e sovrabbondante alle immagini), tra queste non compare certo lo sguardo, capace di fare di Familia (e del suo regista) un punto di riferimento per chiunque rincorrerà - si spera - le orme e l'idea del suo cinema. Che mira alle viscere, ma sempre con dignità e intuizione filmica. 

            Ti è piaciuta la nostra recensione? Se sì, lascia un like e condividi l’articolo con chi vuoi.
            In più, per non perdere nessun’altra pubblicazione, assicurati di seguirci sulle nostre pagine social e di iscriverti alla nostra newsletter.

            Condividi
            23

            Articoli correlati

            La recensione di Coyote vs. ACME, il nuovo film dei Looney Tunes diretto da Dave Green con Will Forte e John Cena.
            16 Settembre 2026

            Coyote vs. ACME, l’importanza di provare (e fallire)


            Leggi di più
            La recensione di Dio Ride, il nuovo film di Giovanni Veronesi con protagonista Pierfrancesco Favino e Silvio Orlando.
            13 Settembre 2026

            Dio Ride, il cinema molto meno


            Leggi di più
            La recensione di Scherzetto, il nuovo film di Mario Martone con Toni Servillo tratto dal romanzo di Domenico Starnone, presentato a Venezia.
            13 Settembre 2026

            Scherzetto, il bello di giocare veramente


            Leggi di più

            NEWSLETTER

            Appassionati al mondo del cinema e delle serie tv, appassionati a Cinemando!

            Iscriviti ora

            CINEMANDO

            Email: cinemandopost@gmail.com

            SEGUICI

            • Facebook
            • Instagram
            © Cinemando - Recensioni Cinema e Serie TV. Tutti i diritti riservati. - Privacy Policy - Cookie Policy
                      Nessun risultato Vedi tutti i risultati