logo-scritta-biancalogo-scritta-biancalogo-scritta-biancacropped-logo.png
  • Cinema
  • Serie TV
  • Extra
  • Chi siamo
  • Contatti
✕
            Nessun risultato Vedi tutti i risultati
            8 Marzo 2024
            Tatami Recensione Cinemando
            parallax background

            TATAMI È SEMPLICEMENTE GRANDE CINEMA

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: Tatami
            USCITA ITALIA: 4 aprile 2024
            REGIA: Guy Nattiv, Zar Amir Ebrahimi
            SCENEGGIATURA: Elham Erfani, Guy Nattiv
            CON: Arienne Mandi, Zar Amir Ebrahimi, Jaime Ray Newman
            GENERE: drammatico, sportivo, thriller
            DURATA: 105 min
            Presentato in anteprima al Festival di Venezia 2023

            VOTO: 9

            RECENSIONE:

            Film rivelazione all'ultimo Festival di Venezia e prima collaborazione registica in assoluto tra le cinematografie di Israele e Iran, Tatami di Guy Nattiv e Zar Amir Ebrahimi racconta la storia di una donna in lotta per la libertà e la dignità. E lo fa, combinando l'urgenza politica che ne infiamma e informa le intenzioni, con gli strumenti del grande cinema e due sublimi interpreti. Un distillato di concentrazione formale e densità di contenuto, che non per questo rinuncia all’affabulazione e ad un lato più sensibile e viscerale tipico dei film di genere.

            Fuori dal tatami. Dentro al tatami. Non c’è grande differenza per Leila Hosseini, judoka iraniana in corsa per la medaglia d’oro ai Campionati mondiali di judo. Sia sul quadrato bianco, che tra i corridoi e nelle sale allenamento del georgiano Tbilisi Sports Palace, la vita - sua, di coloro che ama, ma anche della sua squadra e dei loro cari di conseguenza - è a rischio. Difatti, seppur preparata allo stato dell’arte e favoritissima al titolo, la probabilità che ella possa fronteggiare la rappresentante dello stato di Israele [con cui l’Iran condivide un passato di tensioni e provocazioni reciproche] e che abbia per di più molte chance di vincerlo, inquieta e spaventa dapprima la Federazione nazionale, e poi la stessa Guida Suprema del governo iraniano.

            Subito dopo il primo incontro, a Leila viene così intimato di fingere un infortunio e ritirarsi dalla gara, altrimenti, ad attendere lei, il marito e il figlio, vi saranno gravissime conseguenze. Tra i tanti a sconsigliarle di andare avanti, vi è pure la sua coach, Maryam Ghanbari, ex-stella del judo iraniano che, con Leila, condivide non soltanto la disciplina e gli allenamenti, ma anche una storia e un destino potenzialmente molto simili, per quanto costretta ad una versione del tutto diversa. Ma diversa - da quello che le viene imposto nella maniera più infida e spietata - è la strada che sceglie di intraprendere la giovane atleta, col supporto del compagno, continuando a salire sul tatami, a battersi e a gareggiare, ben consapevole che ogni volta potrebbe essere l’ultima...

            Come recita il lungo sottotitolo dell’edizione italiana, è la storia di una donna in lotta per la libertà ("e la dignità", aggiunge lei stessa), Tatami di Guy Nattiv e Zar Amir Ebrahimi, la rivelazione dell’ultimo Festival di Venezia, nonché prima collaborazione registica in assoluto tra le cinematografie di Israele e Iran. Eppure, al di là dell’urgenza politica che ne infiamma e informa le intenzioni, la pellicola abbandona in parte la retorica e il didascalismo, non tanto abbandonandosi od immolandosi, ma facendo suoi gli strumenti e i precetti del grandissimo cinema. Uno non esclusivamente d’autore o stereotipicamente da festival - al pari del quasi coevo e comunque notevole Kafka a Teheran o del più radicale Gli orsi non esistono - ma capace, come lo stupendo Holy Spider, di parlare con gusto e nerbo la lingua del genere, e quindi arrivare, riuscire a trasmettere il proprio messaggio di emancipazione e disubbidienza, al più ampio pubblico possibile.

            Tatami Recensione Cinemando

            Tatami è allora il dramma individuale e di una nazione intera, un testo di denuncia guidato da un sentimento di insofferenza, quasi rabbia che emerge pian piano fino a diventare appassionante, travolgente. Ma è anche un racconto sportivo, di gara e competizione, che sembra seguire i topoi dei film di arti marziali in una scalata, avversario dopo avversario, sempre più ardua, o comunque trasfigurare un linguaggio prettamente legato all’Estremo Oriente in qualche inquadratura o precipua scelta estetica. Allo stesso modo, esso si rifà a canoni, stilemi, intuizioni visive e ad un’iconologia occidentale, in maniera utile e significativa ai fini della sua accessibilità.

            Il tutto viene poi convogliato nel macro-genere scelto da Nattiv e Amir Ebrahimi, nel contenitore estetico preposto ad incarnare e incanalare a livello filmico i tratti specifici e le sensazioni di quei medesimi filoni. La pellicola assume perciò sembianze e movenze di un thriller che pareggia ed equipara - prima in termini meramente sensoriali, e successivamente anche da un punto di vista testuale - lo spazio dentro e fuori il tatami. Via via che si dipana la vicenda di Leila, la tensione della competizione sportiva dei primi minuti, del vincere il titolo, si somma, potenzia e lascia spazio contemporaneamente a quella per la salvaguardia della judoka e di tutti coloro che le sono vicini. Allo stesso tempo, i frammenti dell’arena diventano la dimensione esplicita e sintomatica della contesa vera e più profonda, quella che si consuma nei pesti e insidiosi corridoi del palazzo dello sport.

            Quella, in altre parole, lontana dal quadrato bianchissimo, dalla luce dei riflettori e della suadente fotografia in bianco e nero di Todd Martin, che inquadra i volti con la stessa intensità di un Rudolph Maté o di un Gunnar Fischer, ma i cui intenti realistici e crudi richiamano la Nuova Hollywood. Palese, in tal senso, l’omaggio al lavoro di Michael Chapman in Toro scatenato, specie nell’uso metodico, preciso, funzionale del ralenti e della handycam durante gli scontri sul tatami, così come nel dinamismo generale della macchina da presa. Essa (e l’istanza narrante di seguito) rincorre e non perde di vista un secondo le due protagoniste (atleta e coach, rispettivamente interpretate da una magnetica Arienne Mandi e dalla regista Zar Amir Ebrahimi, la quale continua lungo il solco del già citato Holy Spider) in numerosi long-take che danno corpo, ritmo, tensione, slancio ulteriori alla già vigorosa sceneggiatura, e rendono l’impalcatura e la visione dei due registi davvero a prova di scasso, solide, inamovibili.

            Il paragone con Leila e le sue prestazioni sul materasso è dunque inevitabile: l’approccio di Nattiv e Amir Ebrahimi è lo stesso di uno sportivo, di un agonista. E la pellicola va da sé, un distillato di perfezione formale e densità di contenuto, che non rinuncia per questo all’affabulazione e ad un lato più sensibile e viscerale. Un esempio di concentrazione e lucidità, tenacia, determinazione, e assoluto controllo del mezzo cinematografico, di tempi e dinamiche, nonché delle sue proprietà tensive ed inclinazioni politiche. Le quali, combinate, si fanno combustibile di un fervido, inesauribile e (in)visibile crescendo filmico su un incubo invece realissimo, apparentemente e parimenti inestinguibile che Tatami vuole portare alla luce e combattere. Dove, già lo sapete.


            Ti è piaciuta la nostra recensione? Se sì, lascia un like e condividi l’articolo con chi vuoi.
            In più, per non perdere nessun’altra pubblicazione, assicurati di seguirci sulle nostre pagine social e di iscriverti alla nostra newsletter.

            Condividi
            4

            Articoli correlati

            La recensione di The Long Walk, il film di Francis Lawrence tratto dal romanzo di Stephen King, con Cooper Hoffman e Mark Hamill.
            30 Aprile 2026

            The Long Walk fatica a reggersi sulle proprie gambe


            Leggi di più
            La recensione de Il diavolo veste Prada 2, il film sequel del cult movie con Meryl Streep e Anne Hathaway.
            30 Aprile 2026

            Il diavolo veste Prada 2 va oltre la nostalgia senza farsi icona


            Leggi di più
            La recensione de Il caso 137, il nuovo film thriller di Dominik Moll con protagonista Léa Drucker presentato a Cannes 2025.
            25 Aprile 2026

            Il caso 137, la verità in differita


            Leggi di più

            NEWSLETTER

            Appassionati al mondo del cinema e delle serie tv, appassionati a Cinemando!

            Iscriviti ora

            CINEMANDO

            Email: cinemandopost@gmail.com

            SEGUICI

            • Facebook
            • Instagram
            © Cinemando - Recensioni Cinema e Serie TV. Tutti i diritti riservati. - Privacy Policy - Cookie Policy
                      Nessun risultato Vedi tutti i risultati