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            9 Settembre 2023
            Venezia 80 La società della neve Recensione Cinemando
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            VENEZIA 80

            LA SOCIETÀ DELLA NEVE, IL RACCONTO CRUDO (E BASTA) DI UNA TRAGEDIA

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: La sociedad de la nieve
            USCITA ITALIA: 2023
            USCITA USA: 2023
            REGIA: J. A. Bayona
            SCENEGGIATURA: J.A.Bayona, Bernat Vilaplana, Jaime Marques, Nicolás Casariego
            CON: Enzo Vogrincic, Agustín Pardella, Matías Recalt, Esteban Bigliardi, Diego Vegezzi, Fernando Contigiani García, Esteban Kukuriczka, Rafael Federman
            GENERE: drammatico, storico, thriller
            DURATA: 144 min
            PIATTAFORMA: Netflix
            Film di chiusura, fuori concorso, della 80ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia

            VOTO: 6+

            RECENSIONE:

            J.A. Bayona propone la sua versione di film biografico e blockbuster Netflix ne La società della neve, il racconto di quello che è passato alle cronache come disastro aereo delle Ande. Tuttavia, nonostante l'effettiva presenza di qualche spunto, la pellicola rivela ben presto la sua natura di compit(in)o ed uno sguardo poco deciso ed originale su ciò e coloro che inquadra.

            Cosa siamo disposti a fare per sopravvivere? Qual è il senso di quel che ci è successo? Che poi, cosa è realmente successo? E noi, chi saremo dopo? Ma soprattutto, sarà mai davvero finita? Sono queste le domande (che accompagnano inevitabilmente qualsiasi film che abbia a che fare con tragedie e con il tema, narrativo, morale, estetico, della sopravvivenza, e) che attanagliano Numa Turcatti e tutti gli involontari protagonisti di quello che è passato alla storia come disastro aereo delle Ande. Parliamo dello schianto - il 13 ottobre 1972 - di un velivolo dell’aeronautica militare uruguaiana, noleggiato da una squadra di rugby, gli Old Christians Club, per recarsi a disputare un incontro al di là della Cordigliera delle Ande, a Santiago del Cile. A bordo vi erano 45 persone, tra membri della squadra, accompagnatori ed equipaggio. 33 sopravvivranno all’impatto, ma soltanto 16 rimarranno vivi per raccontarlo, per raccontare la verità su quel che è successo veramente in quei 73 giorni di sofferenza, speranza e angoscia tra le montagne, in quell’immenso deserto ghiacciato.

            Più di cinquant’anni dopo, sono il regista J. A. Bayona (The Orphanage, The Impossible, Jurassic World - Il regno distrutto) e gli sceneggiatori Bernat Vilaplana, Jaime Marques e Nicolás Casariego ad incaricarsi di far rivivere questa storia ne La società della neve, film di chiusura della 80ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia.

            Una pellicola particolarmente interessata ad una cronaca chiara e fedele, e ad una rappresentazione realistica, cruda, diretta, di prim(issim)o livello, senza interposizioni, sovra- o sotto-strutture, ed infingimenti di sorta, di quelle ore, quei giorni, quelle vicende a dir poco tragiche. Ancora meglio, al resoconto di Bayona riesce raccontare gli stati d’animo, le emozioni, il senso di resilienza, così come la paranoia più disperata, la voglia di vita, rispetto e a discapito di una descrizione e caratterizzazione approfondite dei personaggi, quest'ultima complicata anche dalla similarità di aspetti e look di questi ultimi. Il che sembrerebbe rimandare ad una scelta consapevole, ben precisa, pseudo-autoriale, che ci potrebbe chiarire, attraverso un dispositivo filmico e visivo, quali profondità esistenziali e temperature morali abbiano raggiunto i sopravvissuti, ma che né il copione, né tantomeno il lavoro di messa in scena supportano ed approfondiscono a dovere.

            Ciò detto, quel che più convince però de La società della neve è l’utilizzo e l’integrazione, da parte di Bayona, di codici, modalità e di tutto un formulario del più puro cinema di genere nella propria idea e visione di biopic e di blockbuster Netflix. Ne è un chiaro esempio, la sequenza della caduta e dell’incidente aereo, senza dubbio la migliore per come lavora con sonoro e montaggio, per la ricostruzione filologica della dinamica, e per il forte segno grafico e, ancora, realistico di ferite, menomazioni, rotture, pressioni.

            Al contrario, per quanto sintomatico di un intervento e di una presenza registica alla base (specie in un paio di scelte fotografiche o nell’accenno di un discorso e di una dialettica tra esperienza diretta e percezione esterna, indiretta, mediata e mediatica), tutto quel che segue; il macro-segmento sulla strategia della sopravvivenza (parallela e trasfigurata rispetto alla strategia sportiva vista all’inizio), appartiene a tanto cinema che abbiamo già visto, perlopiù hollywoodiano, tra Frank Marshall e Baltasar Kormákur.

            La società delle nevi rivela allora la sua, comunque onesta, natura di compit(in)o. Sì, solido, pulito, curato, mai eccessivamente brutto, sgraziato o problematico, eppure privo di uno sguardo originale, definito e deciso su ciò che inquadra. Soprattutto sui suoi recessi più oscuri e (dis)umani.


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