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            6 Dicembre 2025
            La recensione di Oi Vita Mia, il nuovo film di e con protagonisti Pio e Amedeo, e con Lino Banfi.
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            OI VITA MIA, si nasce incendiari e si muore pompieri

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: Oi Vita Mia
            USCITA ITALIA: 27 novembre 2025
            REGIA: Pio e Amedeo
            SCENEGGIATURA: Pio e Amedeo, Emanuele Licitra
            CON: Pio, Amedeo, Lino Banfi, Ester Pantano, Cristina Marino, Marina Lupo,
            GENERE: commedia, drammatico, sentimentale
            DURATA: 113 min

            VOTO: 4

            RECENSIONE:

            Il primo film diretto dal duo comico Pio e Amedeo è un racconto che ha il passo incerto di chi vorrebbe diventare adulto ma non sa come farlo. Le stoccate al politicamente corretto, un tempo loro marchio di fabbrica, si riducono a una presenza timida e manierata, mentre prende il sopravvento una retorica emotiva che annacqua la comicità e rivela un disarmante vuoto di visione.

            Per dirla con un grande successo comico d’inizio anno (il 2025, ndr), Pio e Amedeo (non) sono (più) la fine del mondo. Il riferimento è ovviamente all’esordio da protagonista cinematografico di Angelo Duro, ultimo acquisto della galleria che risponde al nome di Gennaro Nunziante, impareggiabile quando si tratta di trasportare e promuovere sul grande schermo star del teatro comico, della stand-up e del web. Che è esattamente quanto fatto col duo foggiano, raccogliendo altresì buoni risultati di pubblico sia con Belli ciao sia col più recente Come può uno scoglio.

            Ma ecco che, alla stregua di quanto tentato (con risultati non proprio soddisfacenti) da Checco Zalone - ossia il prototipo, l’originale nunziantiano -, pure loro scelgono, per il quinto lungometraggio, di fare da sé, di farsi definitivamente “grandi”, svincolandosi dunque dallo sguardo e dalle redini di colui che ne ha seguito e favorito l’evoluzione e mettendosi in prima persona (plurale) dietro la macchina da presa.

            Non cambia però di molto la storia che raccontano. Quella (di nuovo) di due amici “come noi”: vicini, affabili, ma il cui rapporto non è certo fraterno, né tantomeno incondizionati. Ebbene, su questa loro relazione fortunosamente peculiare e comunque molto sentita, ma anche e soprattutto sulle molteplici differenze che potrebbero e dovrebbero dividerli, si concentra al solito Oi Vita Mia - questo il titolo del film -, dove tale distanza assume nondimeno una connotazione sociale e spaziale. Sono infatti gli ambienti (viestani) che frequentano e che entrambi - non a caso - dirigono a defirne il carattere e la personalità; a rinegoziare le rispettive maschere comiche. E via di gioco degli opposti: Pio, romantico, svampito e credulone, porta il suo nome fino in fondo in quanto educatore devoto che gestisce con senso morale e spirito cattolico (circa)una comunità di recupero per giovani con problemi di tossicodipendenza, laddove Amedeo, irascibile, scaltro ed estroverso, è il tirchio ma affabile responsabile di una casa di riposo per anziani.

            Il crollo improvviso del centro di Pio li costringe (insieme alle rispettive comunità) a confrontarsi con l’ardua impresa della convivenza. Forse però, a suon di situazioni assurde, bollette accumulate e partite a padel con istruttori sciupafemmine, i due troveranno finalmente il coraggio di rimettere ordine nelle proprie vite, scoprendo un nuovo modo di stare insieme e di essere realmente amici. 

            La recensione di Oi Vita Mia, il nuovo film di e con protagonisti Pio e Amedeo, e con Lino Banfi.

            Seppur frammentato e frammentario nelle situazioni e nei numerosi bivi e itinerari (possibili, ma solo sfiorati e attraversati in maniera pretestuosa dal copione firmato dagli stessi D’Antini e Grieco assieme ad Emanuele Licitra), l’andamento emotivo, il passo drammaturgico e gli esiti narrativi di questa parabola o romanzo di (ri)formazione sono cosa nota, proverbiale, pressoché accessoria ai fini di una cifra comica che, esattamente come nel caso di Zalone, si stempera nel passaggio dei suoi corpi mattatori alla regia.

            Una (neanche a dirlo) dall’anonima patina televisiva, degna di una blandissima fiction in prima serata, dei cui pochissimi, quasi minimi sussulti si deve senz'altro il merito ad assistenti, se non allo stesso Licitra, impegnato pure come regista della seconda unità. Il fraseggio comico viene infatti osservato, filmato, meramente registrato, ergo mai valorizzato, scortato da un’istanza vera e propria - o quantomeno presente. Un po’ come se la macchina da presa fosse superflua; come se fosse stata lasciata accesa per catturare qualcosa che sarebbe accaduto ugualmente. Ciò detto, la piattezza, il torpore, la svogliatezza espressiva e compositiva (mutuata a sua volta dalla fotografia triste, spenta, repressa di Emanuele Pasquet) è pari o conseguente solo al piglio, all’impronta comica altrettanto fiacca in serbo a Oi Vita Mia.

            Del resto, se è vero, come diceva qualcuno, che si nasce incendiari e si finisce pompieri, nel caso di D’Antini e Grieco il fuoco non c’è nemmeno. O, meglio, c’è nei termini di una provocazione. Quella che, nel bene e nel male, ne ha fatto la fortuna fin dagli esordi, quando si ergevano a fieri difensori del politicamente scorretto, con bordate ai temi della parità di genere e dell’inclusività, al veganesimo imperante, ai nuovi modelli e sensibilità maschili. E che qui - al di là di qualche imprevista ed espressa battuta contro i cattolici e il loro supposto egoismo e ipocrisia - è ridotta ad una riproposizione stanca e addomesticata, ad un ricordo sbiadito, slavato e perlopiù inefficace.

            Un’identità barattata dai due comici a favore di una deriva melò che preferisce provocare una qualche forma di commozione o catarsi preconfezionata, che un barlume di indignazione. Per ottenere questo effetto, si aggrappano, in modo artificioso, sleale, francamente problematico, al tema dell’Alzheimer, veicolato dalla figura di Mario, anziano ospite della casa di riposo. Lo interpreta un Lino Banfi inedito - benché non così distante dai territori (e dalla partitura) del videoclip Lo ricordo io per te di Michele Bravi -, credibile, a tratti persino toccante. Peccato soltanto che i momenti in cui è coinvolto il suo personaggio risultino, in scrittura, di una consistenza plasticosa, indelicata e affettatamente ricattatoria, più interessata a manipolare lo spettatore, non certo a raccontare qualcosa con un minimo di tenerezza.

            La recensione di Oi Vita Mia, il nuovo film di e con protagonisti Pio e Amedeo, e con Lino Banfi.

            È un’inadeguatezza, un'insipienza, una retorica, questa, che - unita ai magri esiti ridanciani, alla genericità e inconcludenza dei discorsi, all’irrilevanza della forma e ad una prolissità scambiata per generosità - confermano l’impressione, ancora una volta, che forse, in fin dei conti, sia proprio Nunziante l’ingrediente segreto, il collante necessario. O ancora, il silenzioso burattinaio capace di dosare, limare, trattenere, dare forma ad una materia che rischia altrimenti di sfiancarsi, disperdersi, sciogliersi nell’innocuo.

            Zalone se n’è accorto e tornerà a recitare per lui nell’imminente Buen Camino. Chissà quando lo capiranno Pio e Amedeo - e se mai riusciranno a ritrovare loro stessi in un prossimo film "buonisticamente" o sgradevolmente deciso.

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