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            21 Settembre 2025
            La recensione di Swiped, il film Disney+ con Lily James nei panni di Whitney Wolfe, co-fondatrice di Tinder e CEO di Bumble.
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            SWIPED e la rivoluzione fallita di internet 

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: Swiped
            USCITA ITALIA: 19 settembre 2025
            USCITA USA: 19 settembre 2025
            REGIA: Rachel Lee Goldenberg
            SCENEGGIATURA: Leslie Bohem, Vera Herbert
            CON: Lily James, Ben Schnetzer, Jackson James White, Myha'la Herrold, Dan Stevens
            GENERE: biografico, drammatico, storico
            DURATA: 110 min
            DISPONIBILE SU: Disney+

            VOTO: 5

            RECENSIONE:

            Un incrocio tra Una donna promettente e Anche io, visto attraverso l'ottica di The Social Network: è Swiped, il nuovo film direct-to-Disney+ diretto da Rachel Lee Goldberg sulla storia della co-fondatrice di Tinder e CEO di Bumble Whitney Wolfe. Il racconto del lato oscuro e delle opportunità del mondo digitale. Della rivoluzione mancata di Internet.

            Da quanti swipe (neologismo internettiano per “scorrimento”) sono composte le nostre giornate? Quante volte questo gesto, apparentemente insignificante, scandisce il nostro rapporto con il mondo? Quand’è che è diventato così importante, al punto da ridefinire abitudini, linguaggi, persino relazioni sociali? 

            In fondo, non si tratta più soltanto di muovere un dito su uno schermo: lo swipe è ormai un atto che condensa decisioni, preferenze, valori. È un filtro culturale attraverso cui scegliamo cosa vedere e cosa ignorare, chi includere e chi escludere, cosa desiderare e cosa scartare. In altre parole, un gesto tecnico si è trasformato in un comportamento sociale, in un’abitudine collettiva che plasma il modo in cui ci percepiamo come individui e come comunità. Oltre la mera tecnologia, fino a farsi grammatica invisibile delle nostre vite digitali, impostasi definitivamente tramite i social network. In particolar modo, con app di dating come la popolare, talora famigerata Tinder.

            La recensione di Swiped, il film Disney+ con Lily James nei panni di Whitney Wolfe, co-fondatrice di Tinder e CEO di Bumble.

            È proprio questa l’intuizione innovativa dietro il suo successo debordante. L’unica folgorazione di cui non può prendersi il merito Whitney Wolfe (con la E!), ragazza originaria di Salt Lake City, desiderosa - dopo un’entusiasmante esperienza di volontariato in Thailandia - di entrare nel mondo delle start-up con l’obiettivo, il sogno, forse l’illusione di migliorare il mondo. Ma, come gli fa notare qualcuno, non lo si può fare così dal nulla: servono potere, capitali, infrastrutture. 

            Ecco perché accetta di iniziare a lavorare come addetta marketing per Sean Rad e i suoi Hatch Labs, la fucina a cui Tinder e, con esso, la hookup culture dovranno i loro natali. Il resto è storia (e cronaca).

            E quindi, la diffusione virale dell’applicazione, l’esplosione del gesto dello swipe come codice universale di desiderio e selezione, ma anche la relazione di lei con Justin Mateen, miglior amico di Rad e co-head della società, la promozione a co-fondatrice dell'applicazione. Poi: la rottura, seguita da mesi di atteggiamenti molesti e discriminatori che la costringono ad affrontare non solo l’isolamento professionale, ma anche l’umiliazione personale in un ambiente ancora dominato da dinamiche tossiche. Da quell’esperienza, dolorosa e formativa insieme, nascerà però la sua reazione o, nella fattispecie, la decisione di denunciare pubblicamente, di abbandonare Tinder e di reinventarsi altrove, trasformando la ferita in occasione. Immaginando altresì un modello diverso di piattaforma, più sicura, più inclusiva, più attenta al potere delle donne.

            Il suo nome è Bumble, costola della russa Badoo, quest’ultima non meno immune da controversie e contraddizioni a cui Wolfe riesce tuttavia a sopravvivere diventando la più giovane donna CEO a quotare un’azienda in borsa, e attirando l’attenzione del mondo intero quale simbolo di leadership femminile nel mondo tech, dominato da tutti quegli schemi, modelli, tradizioni che, nelle sue promesse originarie di rinnovamento, libertà e opportunità, Internet avrebbe dovuto debellare.

            E invece no, il web, le app; tutto - incluso quello swipe, non più così semplice e innocente - è diventato un’accentuazione, un’intensificazione dei comportamenti e delle storture di “prima”. Non una patch, quanto piuttosto una nuova pelle (virtuale), una dimensione parallela (più disinibita, conveniente, florida e meno regolamentata), uno specchio del mondo reale, offline.

            La recensione di Swiped, il film Disney+ con Lily James nei panni di Whitney Wolfe, co-fondatrice di Tinder e CEO di Bumble.

            Simili riflessioni e discorsi avrebbero dovuto essere al centro di Swiped, il nuovo film (direct-to-Disney+) di Rachel Lee Goldberg, regista e sceneggiatrice fattasi notare negli ultimi anni per il suo modo di affrontare temi politici e sociali attraverso generi e confezioni “pop”. Una specie di Emerald Fennell addomesticata, decisamente meno provocatoria, mordace, pruriginosa, shockante. O di Maria Schrader più accessibile e “leggera” nei toni.

            Quest’ultimo lavoro, in un certo senso, è l’incontro tra Una donna promettente e Anche io, visto attraverso l’ottica di The Social Network. La storia di una donna che riesce, in un modo o nell’altro, a trovare la propria strada per emergere in un mondo dominato da un maschile (quasi sempre) menzognero, infantile, inaffidabile, finanche sgradevole, alla costante ricerca di una prevaricazione e dominazione, in continua riproposizione del proprio fallocentrismo machista. Il tutto, immerso nel contesto tecnologico e nelle dinamiche narrative, produttive ed editoriali tipiche del biopic, o più precisamente del classico film “ispirato a una storia vera”.

            Swiped, a tal proposito, illustra e condensa i caratteri del cinema di Goldberg, sì interessato a toni ibridi, alla realtà concreta dei suoi personaggi, capace di trattare temi seri con delicatezza, ma al contempo vittima di qualche semplificazione o “ammorbidimento” di tensioni e messaggi per renderli più digeribili al grande pubblico. Le tematiche e le argomentazioni, così come sviluppate dal copione di Leslie Bohem e Vera Herbert, perdono di conseguenza parte del proprio urto. Al contempo, non si percorrono tutti quegli itinerari e quelle possibilità che avrebbero potuto rendere la storia davvero incisiva. 

            Gli spunti interessanti, quelli su cui, per un attimo, la regista pare si voglia porre lo sguardo, vengono purtroppo deputati a qualche immagine interessante (come nel caso della rappresentazione degli uffici di Tinder alla stregua di un parco giochi infernale) e ad un paio di linee di dialogo abbastanza didascaliche. “Le persone possono essere tante cose” e lì per lì Goldberg sembra dell’idea di mettere la sua protagonista in una posizione scomoda, salvo risolvere subito qualsiasi attrito e mettere la parola “fine”. Facendone perciò una figura fin troppo naif (e la scelta di Lily James non aiuta) e rendendo sia l'ardua risalita personale, sia l’ascesa della stessa Bumble un qualcosa di troppo frettoloso, superficiale, risibile (come il finto accento russo di Dan Stevens) e, in fin dei conti, molto meno interessante dell'esperienza "traumatica".

            Paradossalmente - e a dispetto di quel che dà a vedere - possiamo dire che Swiped splende nei momenti in cui dovrebbe oscurarsi e si spegne quando invece avrebbe dovuto brillare.

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