
UNTIL DAWN e il replay dell'horror odierno
SCHEDA
TITOLO ORIGINALE: Until Dawn
USCITA ITALIA: 24 aprile 2025
USCITA USA: 25 aprile 2025
REGIA: David F. Sandberg
SCENEGGIATURA: Gary Dauberman, Blair Butler
CON: Ella Rubin, Michael Cimino, Odessa A'zion, Ji-young Yoo, Belmont Cameli, Peter Stormare
GENERE: thriller, horror
DURATA: 103 min
VOTO: 5
RECENSIONE:
Quella casa nel bosco a prova di tredicenne o solo ennesima di un videogame di gran successo: comunque lo si consideri, Until Dawn di David F. Sandberg è un horror anestetizzante e paradossale nella sua proverbialità e sintesi di decenni di creature, mostri, situazioni e soluzione. Un film che disattende ogni premessa e potenziale, ma anche un tipo di prodotto destinato a replicarsi per un’altra notte, e un’altra ancora dopo di quella. Fino a diventare essa stessa la notte, il buio, l’abisso della creatività.
È “come in uno di quei film”, notano i cinque ragazzi protagonisti di Until Dawn (- Fino all’alba, il sottotitolo, al solito, è di troppo), nuova tappa hollywoodiana (dopo il fenomeno Lights Out, il mediocre Annabelle 2: Creation e i due Shazam!) del percorso registico del fu youtuber svedese David F. Sandberg; quando si ritrovano imprigionati in un centro visitatori abbandonato, nel tentativo di scovare le tracce della sorella scomparsa di una di loro. Qui sono costretti a rivivere ogni notte un circo degli orrori, un incubo progressivamente più terrificante dal quale non sembra esserci via d’uscita.
Magari, per ragioni anagrafiche, i “tantissimi” film a cui stanno pensando non saranno (il seminale) La casa di Sam Raimi, né tantomeno (l’avveniristico) eXistenZ di David Cronenberg, figurarsi gli epigoni (rispettivi) Cabin Fever, e Source Code o Edge of Tomorrow. È più facile che si tratti allora di Auguri per la tua morte oppure degli ultimi Jumanji. E ci piace pensare che siano tra i pochi che hanno visto Mickey 17 di Bong Joon-ho in sala. Parliamo comunque di “film” su personaggi che si ritrovano invischiati, loro malgrado, in un circolo vizioso e inevitabile di morti e rinascite, dalla chiara estrazione videoludica. Una cosa è certa: se solo avessero avuto ben presente cosa fecero Drew Goddard e Joss Whedon una decina di anni fa o poco più, con molta probabilità questi cinque avrebbero potuto sperare in un briciolo di paura in meno nei confronti di quello che Sandberg e i co-sceneggiatori Blair Butler e Gary Dauberman (habituè della saga di The Conjuring e penna dietro le due parti dell’It di Andy Muschietti) hanno in serbo per loro.
Nell’allestire infatti il catalogo di figure rituali, la galleria di situazioni tipiche, la piccola bottega degli orrori, il team tecnico e creativo di Until Dawn si è senza dubbio ispirato al lavoro di decostruzione acuta, di ridefinizione acida della paura, dello spavento, del raccapriccio di Quella casa nel bosco. Che partiva come il più basico dei teen horror per mutarsi, un segmento dopo l’altro, in un’antologia, in un insieme di “quadri-mondi”, come l’ha definito qualcuno. In un’operazione di analisi quasi saggistica - animata dalla voglia di stupire con distacco e ironia - delle tendenze, ossessioni e pratiche di un tipo di cinema che, oggi ancor più di allora, sembra impossibilitato o restio alla novità, confinato alla derivazione e alla ripetizione di sé stesso, assediato dal cosiddetto, eterno ritorno dell’uguale.

Purtroppo, malgrado le buone intenzioni, è proprio nella similarità concettuale che si annidano i germi di un fato non molto distante. Labile è invero il confine tra presa a modello (o modulo, da riadattare alle nuove generazioni) e ristampa bieca, sbiadita e svuotata di ogni spessore ideologico. Imitazione parimenti ossimorica, specie se agita nei confronti di un testo - quello di Goddard e Whedon - che, in quel modo, intendeva sottrarsi precipuamente e precisamente a tali meccaniche, ragionamenti, derive all’apparenza inarrestabili.
Fra queste, bisogna annoverare il sovraffollamento di trasposizioni e adattamenti e la moda del videogioco, qui rivelato fin da subito quale comodo e conveniente gancio, pretesto per fare e andare in cerca di altro. Il legame con la controparte di Supermassive Games si esaurisce allora poco più in là del titolo, tra qualche easter egg, incluso il ritorno di uno dei suoi volti (Peter Stormare, in carne ed ossa), e l’appropriazione e ricontestualizzazione della meccanica innata, propria del medium. Morti e rinascite, game over e re-play, trial and error che, di scena in scena, si riducono tuttavia a prevedibilità, automatismo e ridondanza tautologici.
Non aiuta, in tal senso, l’accumulo, la sovrabbondanza degli strumenti del mestiere, degli attrezzi nella cassetta del genere. Corpi e teste che esplodono, zombie, wendigo, esperimenti raccapriccianti, giochi al massacro, senza dimenticarsi di clown, bambole, sedie a dondolo possedute e vecchiette inquietanti. Effetti e trucchetti scaraventati in faccia ai personaggi e, con loro, agli spettatori senza soluzione di continuità. Senza altro effetto se non quello di anestetizzare ulteriormente chi guarda nei confronti di questo orrore che, per l’appunto, scatena giusto (e talora consciamente) risate sarcastiche.
Lo riconosce anche uno dei ragazzi, vittima del perverso gioco di un oscuro burattinaio, che “sono le cose nuove a tenerci nella paura”. La paura è sempre e solo quella dell’ignoto, e la reiterazione (di Until Dawn) seda tale inquietudine, la seppellisce due metri sottoterra.

Disattende quindi le sue premesse di sofisticatezza, il film di Sandberg. Autosabota ogni potenziale di metatestualità (con l’alba, vale a dire l’arrivo della luce, inteso anche come l’accensione delle luci in sala), barricandosi in un museo degli orrori a prova di tredicenne e dimostrando addirittura la necessità di spiegare pedantemente qualcosa che, per quanto elementare e scolastica, non ne aveva alcun bisogno.
Altro giro, altra corsa, ma l’attrazione rimane sempre la stessa: un tipo di prodotto endemico, infettivo, destinato a replicarsi per un’altra notte, e un’altra ancora dopo di quella. Fino a diventare essa stessa la notte, il buio, l’abisso della creatività. Insert coin...
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