
CAPTAIN AMERICA: BRAVE NEW WORLD è solo un altro film Marvel
SCHEDA
TITOLO ORIGINALE: Captain America: Brave New World
USCITA ITALIA: 12 febbraio 2025
USCITA USA: 14 febbraio 2025
REGIA: Julius Onah
SCENEGGIATURA: Rob Edwards, Malcolm Spellman, Dalan Musson, Julius Onah, Peter Glanz
CON: Anthony Mackie, Danny Ramirez, Shira Haas, Giancarlo Esposito, Tim Blake Nelson, Harrison Ford
GENERE: azione, fantascienza, avventura, thriller, spionistico
DURATA: 118 min
VOTO: 6
RECENSIONE:
Il nuovo Captain America di Sam "Falcon" Wilson muove i suoi primi passi sul grande schermo in Brave New World, il 35° capitolo della maxi-saga Marvel. Ciò nondimeno, il film di Julius Onah sembra mirare più che altro al disvelamento e allo scontro con l'Hulk Rosso del neopresidente Ross (un Harrison Ford ingombrante), convertendosi in una sorta di crito-sequel del disconosciuto L'incredibile Hulk con Edward Norton. Riducendosi ad un "wet dream" nerdistico che intrattiene con indolente formulaicità.
Nascondersi dietro Hulk Rosso. Col rischio di suonare proverbiali - è questo, in sostanza, ciò a cui si limita Captain America: Brave New World, 35° capitolo della maxi-saga del multiverso cinematografico Marvel, nonché quarta avventura “in solitaria” dell’eroe dietro l’iconico scudo (di vibranio) a stelle e strisce. Simbolo che, nemmeno troppo recentemente, ha cambiato d’alfiere, passando dal (non più) immarcescibile Steve Rogers - incarnato, neanche a dirlo, da un Chris Evans ineluttabile - alle mani mortali di Sam “Falcon” Wilson. Compito antipatico, questo rimpiazzo narrativo e insieme d’immaginario, ai cui esordi abbiamo già assistito nella serie The Falcon and the Winter Soldier, ma i cui strascichi si estendono sino a questo nuovo inserto, firmato in tal senso dal medesimo cast creativo della costola televisiva.
Al centro del soggetto tracciato da Rob Edwards, Malcolm Spellman e Dalan Musson riaffiora allora il peso, assieme alle ansie e alle pressioni congenite a tale “promozione”, incistate e disciolte a loro volta in una trama che riafferra il genere e le atmosfere da sempre (o, meglio, dai fratelli Russo in poi) affini all’orbita e alle storie intitolate a Captain America. Sulla scia quindi di The Winter Soldier, Civil War e del succitato show per Disney Plus, ecco che Brave New World torna sulle orme del thriller spionistico e paranoico, dell’intrigo politico e internazionale, tra cospirazioni, doppi e tripli giochi, agenti dormienti e organizzazioni segrete, ma anche controllo delle menti e attacchi al potere.
L’unico ritocco concerne semmai una confezione dalle pretese, tonalità e ambizioni più consone ad un B-movie, che fonde l’escapismo dei romanzi di Tom Clancy, con l’estetica di un cinema militaresco à la Top Gun e Codice d’onore, e un gusto prettamente e filologicamente fumettistico, quando non cartoon, nelle derive talora sguaiate e assurdamente stonate; nella rottura e nello scacco della seriosità tipica del filone e delle precedenti iterazioni. Insomma, una riduzione (e semplificazione) marvelliana di una precisa tipologia di film, inclusa di discorsi e tematiche - come la consapevolezza che il vero nemico, quello da cui guardarsi le spalle e che ha (sempre) in pugno la verità, si annida più vicino di quel che si crede - riaccordati ad hoc. O, in alternativa, l’ennesimo numero - o cosiddetto issue - di una serie, di una collana ormai sterminata, altresì ampliata, a suon di formula, da una nuova storia che è tutto fuorché memorabile.

Tornando difatti all’inizio della nostra recensione, possiamo capire come lo scopo della pellicola diretta - placidamente, senza particolari guizzi e qualche difficoltà nei segmenti action - da un quasi esordiente Julius Onah sia solo e soltanto uno. Un fine chiaro man mano che ci si addentra nel racconto abbozzato da una sceneggiatura che si accontenta del minimo sindacale, di una medietà risibile, finanche stereotipata, trascinandosi di frammento in frammento, di (frivola) circostanza in soluzione (dozzinale), per accumulare minuti, raggiungere la durata consona e così (non) giustificare una mera appendice, una parentesi, un inciso di fatto autarchico e gratuito.
Già leve promozionali, sono invero il disvelamento dell’Hulk Rosso inoculato nel sangue del fu generale e ora presidente Thaddeus "Thunderbolt" Ross, e il suo faccia a faccia con Sam Wilson - d’ispirazioni e tendenze orientaleggianti, in particolare nipponiche (nazione volutamente e provvidamente fondamentale ai fini della trama) -, il culmine, ma anche il punctum di Brave New World, convertito perciò in una sorta di crito-sequel o revamp non dichiarato del disconosciuto L'incredibile Hulk con Edward Norton, al contempo curiosa vestigia (industriale) di un universo dai volti spesso permeabili, effimeri e mutabili, tuttavia ridotto ad un "wet dream" nerdistico, a dispetto e a discapito del suo ruolo introduttivo e propedeutico, (ri)fondativo e riformativo. O, più semplicemente, del suo essere la “prima volta” sul grande schermo per il nuovo Captain America, del quale - così come degli Avengers - ha bisogno tutto il Marvel Cinematic Universe, fuori e dentro la finzione.
Ciò detto, se si intuisce e accetta che non è l’evento che avrebbe dovuto essere, né il necessario e urgente equilibramento di un franchise mai così esile, quella di Onah può dirsi una pellicola che - malgrado lasci intravedere (specie nel montaggio grezzo e piatto di Matthew Schmidt e Madeleine Gavin) cicatrici, lacune, deformità di una produzione travagliatissima e frammentaria - riesce comunque a tenere salda la presa sullo spettatore, fungendo peraltro da riflesso appannato e del tutto accidentale di un’America assediata dal sospetto e dalla sfiducia negli organismi e nelle figure istituzionali, che non spera, né si illude più, ma semplicemente aspira a forme altre di eroismo.

Essenziale, ai fini di questo intrattenimento abbastanza ignavo e svagato, è l’apporto e la partecipazione di un ensemble di attori (tra cui contiamo Danny Ramirez, Shira Haas, Giancarlo Esposito, Tim Blake Nelson) capaci di risultare credibili e restare in piedi pure quando il copione sembra cospirare contro di loro.
Cosa che succede addirittura allo stesso Anthony Mackie, il quale avrebbe tutte le carte in regola per imporsi davvero come nuovo, iconico portatore dello scudo, ma non trova alcuna complicità o sostegno dietro la macchina da presa, arrivando quindi solo a metà. E, di nuovo, a favore del Ross (re)interpretato da un Harrison Ford di ineguagliabile e ingombrante carisma, qui dalle parti (seppur in tutt’altri panni) di Giochi di potere, Sotto il segno del pericolo e Air Force One.
C’è poco e nulla dunque per cui perdere la calma (e diventare rossi, magari) in Captain America: Brave New World, quanto il memento (mori) della piega deludente di una saga deconcentrata e spersa nella sua estensione multiversale, anche e soprattutto quando alla prese con una storia più terrena e terrigna come questa. Solo "un altro film Marvel".
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