
IL MINISTERO DELLA GUERRA SPORCA, CHI HA DETTO BASTARDI SENZA GLORIA?
SCHEDA
TITOLO ORIGINALE: The Ministry of Ungentlemanly Warfare
USCITA ITALIA: 25 luglio 2024
USCITA USA: 19 aprile 2024
REGIA: Guy Ritchie
SCENEGGIATURA: Paul Tamasy, Eric Johnson, Arash Amel, Guy Ritchie
CON: Henry Cavill, Eiza González, Alan Ritchson, Henry Golding, Alex Pettyfer, Hero Fiennes Tiffin, Cary Elwes
GENERE: azione, commedia, guerra
DURATA: 120 min
PIATTAFORMA: Amazon Prime Video
VOTO: 6.5
RECENSIONE:
Dopo una "mossa premi" e una gustoso adattamento seriale, un infaticabile Guy Ritchie torna dietro la macchina da presa catapultando lo spettatore in un cinema analogico dal piglio fumettoso e dalle ricadute minime, che combina il gangsterismo ritchieano con Morricone, Aldrich e Tarantino. Dimenticabile ma con attori convincenti.
“Ricordate di divertirvi” dice il maggiore Gus March-Phillips ai suoi compagni di ventura prima di prendere d’assalto un avamposto tedesco su un’isoletta al largo della costa africana nord-occidentale, con l’obiettivo di salvare un amico preso in ostaggio dai nazisti. Un’operazione da cui lui e tutti i suoi compagni usciranno prevedibilmente illesi, non soltanto grazie alle loro indiscutibili capacità, ma soprattutto per come si gettano a capofitto nell’azione, senza nulla da perdere e col sorriso stampato sulle labbra.
È in questo piccolo frammento che si concentra l’intero senso; tutto ciò che c’è da dire su Il ministero della guerra sporca, l’ennesimo esercizio di stile di un infaticabile Guy Ritchie che - dopo la “mossa premi” The Covenant, un'opera calmierata su cui sembra aver apposto giusto il sigillo, e la gustosa serie tratta dal suo The Gentlemen - torna a scrivere e dirigere partendo da una storia vera (desecretata solo di recente) e traducendo per il grande schermo il romanzo Churchill's Secret Warriors: The Explosive True Story of the Special Forces Desperadoes of WWII di Damien Lewis.
Al centro di tutto, la misconosciuta operazione passata alle cronache come “Postmaster”, fondamentale per le sorti della seconda guerra mondiale - nello specifico, per l’approdo delle truppe statunitensi sulle spiagge del vecchio continente. Patrocinata dall’allora primo ministro Winston Churchill, l’impresa (chiaramente “non autorizzata e non ufficiale”) vede arruolata quella truppa di cani sciolti capitanati da quel March-Phillips. Un manipolo di uomini tanto audaci quanto amorali, qualcuno direbbe furfanti, pazzi, scavezzacolli, con un singolare amore per il sangue, il caos e le esplosioni. Insomma, una sporca dozzina o - in termini più recenti - una Suicide Squad, inviata verso l’isola spagnola (ergo) neutrale di Fernando Po, nel Golfo della Guinea, per bloccare i rifornimenti per gli U-boot nazisti che stanno tenendo sotto scacco l’Oceano Atlantico, inibendo una possibile iniziativa statunitense. Riusciranno a portare a termine la missione, evitando tra le altre cose pure l'ignara marina inglese?

La risposta è quanto di più retorico e prevedibile e ci rimanda alla programmatica sequenza citata in apertura. In altre parole, pur riprendendo le file di Operazione U.N.C.L.E. - la sua cartolina dalla Guerra Fredda (con amore), il suo appassionato omaggio al genere spionistico di bondiana memoria -, ritrovando peraltro un Henry Cavill divertito e guascone come non mai, e dando vita ad un’operazione quasi filologica e genealogica che vale(?) da sola la visione [in tal senso, vi basti sapere che Ian Fleming, il papà letterario di 007, è uno dei personaggi della pellicola e si dice che abbia preso ispirazione proprio dal protagonista, March-Phillips, per la sua creazione]; Il ministero della guerra sporca è piuttosto un alter ego leggermente più ispirato e cinefilo dell’attiguo Operation Fortune, che pure aveva a che fare con M6 e operazioni non ufficiali, solo ambientato in un contesto contemporaneo e con l’altro sodale - Jason Statham - a farne da volto.
Prevedibile come (circa) ogni variazione sul tema, il tentativo di Ritchie (e di Jerry Bruckheimer in produzione) intende pertanto catapultare lo spettatore in un cinema analogico dal piglio fumettoso e dalle ricadute minime, contraddistinto da un’ideologia inevitabilmente passatista e immediatamente ingiallita, dai contorni netti, sicuri, precisi. Un’impresa a cui va riconosciuto il merito della sincerità, che conosce solo il comfort e un intrattenimento spassionato, confinante col feel-good movie, nel quale si concentrano e fondono l’anarchico gangsterismo ritchieano - trasfigurato e dalle frequenti scie omoerotiche -, le (onnipresenti atmosfere delle) soundtrack, non solo western, ma anche noir, di Ennio Morricone (imitate con garbo da Christopher Benstead), e infine il filone bellico-avventuroso à la J. Lee Thompson, Robert Aldrich e Brian G. Hutton, fino ad arrivare a Bastardi senza gloria.
Ciò nondimeno, sono talora imprevedibili le maniere in cui Il ministero della guerra sporca si prostra ai piedi della rievocazione di Quentin Tarantino, andando oltre il mero omaggio fin quasi a ricalcarne lo stile. Dalle divagazioni a tema culinario alla caratterizzazione del cattivo, per non parlare di una soluzione di trama praticamente spiccicata: la pellicola è derivativa a tal punto dal prototipo tarantiniano da mettere definitivamente a repentaglio le prospettive di memorabilità di un racconto facilmente dimenticabile di per sé. Ad eccezione forse della scelta oculata di un cast col giusto physique du rôle e affiatatissimo, fra cui splendono una Eiza González magnetica nel suo ruolo più convincente, un Alan Ritchson trasformato in un Rambo nordico, un irriconoscibile Rory Kinnear nei panni del ministro Churchill e, va da sé, (i baffi di) Henry Cavill.
Basterebbe già solo il carisma di questi perfetti volti da B-movie per desiderare (colpevolmente, beninteso) la nascita di un nuovo franchise (o di un’altra serie), ma forse tutto ciò a cui porterà questo “sereno” sforzo di Guy Ritchie sarà solo il giovane Sherlock Holmes di (un qui sacrificato) Hero Fiennes Tiffin.
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