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            12 Aprile 2024
            Omen - L'origine del presagio Horror Recensione Cinemando
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            OMEN - L'ORIGINE DEL PRESAGIO DÀ ALLA "LUCE DELLE TENEBRE" UNA NUOVA VOCE

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: The FIrst Omen
            USCITA ITALIA: 4 aprile 2024
            USCITA USA: 5 aprile 2024
            REGIA: Arkasha Stevenson
            SCENEGGIATURA: Arkasha Stevenson, Tim Smith, Keith Thomas
            CON: Nell Tiger Free, Sônia Braga, Maria Caballero, Ralph Ineson, Bill Nighy, Charles Dance
            GENERE: horror, thriller
            DURATA: 120 min

            VOTO: 7

            RECENSIONE:

            Prequel diretto de Il presagio di Richard Donner del 1976 e secondo tentativo di reboot del franchise horror, Omen - L'origine del presagio segue abbastanza alla lettera il manuale che accomuna qualsiasi appendice o resurrezione di saga. Eppure, il lavoro mimetico, più che derivativo, dell'esordiente Arkasha Stevenson piega, con gusto e riferimenti idonei, le ferree maglie dell'operazione, riuscendo ad emergere come voce nuova e salutare in un panorama davvero poco variegato.

            Se, a quanto pare, la questione della progressiva perdita di importanza, potere, forza attrattiva - o, per dirla alla maniera d’oggi, del proprio engagement rate - non è all’ordine del giorno per il Vaticano (S.p.a.) e le sue succursali, lo è eccome per l’industria hollywoodiana, sempre alla disperata ricerca di nuovo materiale pronto all’uso con cui esportare la propria religione e i propri temi. Chiamatela sacrilega, ma la depauperazione ed esautorazione spontanea, meglio nota come secolarismo, è l'argomento di punta per il soggettista Ben Jacoby e il pool di sceneggiatori formato da Arkasha Stevenson, Tim Smith e Keith Thomas, che ne fanno motivo e perno del loro Omen - L’origine del presagio, (unico) prequel (possibile), nonché secondo tentativo di reboot del franchise horror derivato dal dimenticato cult di fine anni ‘70 firmato Richard Donner, con protagonista nientemeno che Gregory Peck.

            Eppure, l’altro spunto che illumina di plausibile grazia il film e il suo copione è anche quello maggiormente interessante, e riguarda la centralità che riveste la femminilità, in accordo con le logiche e tendenze contemporanee. Parliamo, nella fattispecie, di una considerazione curiosa e ambiziosamente iconoclasta, provocatoria, sul ruolo che la donna e il suo corpo hanno giocato sin dagli albori del culto cristiano-cattolico (e non solo): dall’immacolata concezione, agli aspetti più terreni e pratici della vita monacale - non ultimi gli impulsi sensuali e sessuali del corpo, la verginità, tutti i significati impliciti già solo nel vestiario delle suore. Nel caso specifico di Omen - L’origine del presagio, è più giusto parlare di una maligna concezione, in quanto la trama si impegna ad indagare, per l’appunto, le origini, il machiavellico disegno che ha infine portato alla nascita del piccolo Damien Thorn, figlio del demonio e Anticristo nella pellicola di Donner.

            Omen - L'origine del presagio Horror Recensione Cinemando

            Il racconto segue le vicende di Margaret, una ragazza originaria del Massachusetts, dal passato burrascoso e problematico, che, prima di prendere i voti e farsi suora, viene assegnata ad un orfanotrofio femminile nella Roma dei primi anni ‘70. Non appena arrivata, ella verrà però a conoscenza di una cospirazione a dir poco diabolica, volta a far sì che, col ritorno del Male più puro (che non è quello a cui si assiste nelle strade), le persone ritornino ad affollare le chiese come un tempo. Un piano machiavellico in cui la nostra potrebbe essere qualcosa di più di una semplice e fortuita testimone…

            Ma non ci spingiamo oltre, anche se è molto - forse pure troppo - facile intuire dove il tutto andrà infine a parare. Tolta invero quell’interessante intuizione di cui sopra, la scrittura non cela, anzi segue abbastanza alla lettera - citazioni ed easter eggs compresi - il manuale che accomuna qualsiasi appendice o tentata resurrezione di franchise, assecondando a tal punto la sua funzione di ponte narrativo, così come di ulteriore espansione mitologica, da scivolare nel ridicolo (involontario). Al contempo però, Omen - L’origine del presagio è qualcos'altro, è diverso, non è come (quasi) tutti gli altri sforzi di re-franchising, re-branding o chiaro placeholding. Addirittura, a tratti, potrebbe dirsi quasi un prodotto indipendente, addirittura importato dal vecchio continente.

            Questo, grazie al lavoro - del diavolo (?) e quindi, va da sé, vizioso e imperfetto - della stessa Arkasha Stevenson, qui al suo debutto dietro la macchina da presa di un lungometraggio, la quale, per l'occasione, sembrerebbe recuperare la preziosa lezione della Hollywood classica, e le maniere in cui svariati registi hanno piegato e scardinato, dall’ e all’interno, le ferree regole di rappresentazione e produzione alla base della grande macchina. La neorealista riesce, in tal senso, a ravvivare, trasporre con gusto, dare (tramite la forma) maggior sostanza, ed emancipare dalla derivazione manieristica, ruffiana e nostalgica, un copione ai minimi termini.

            Se non si contano un preludio disorganizzato e dimenticabile e gli automatici e innumerevoli vincoli che instaura con pellicole a parità di tema (basti pensare agli ultimi The Nun, Gli occhi del diavolo, L'esorcista del papa o Immaculate con Sydney Sweeney), il sesto Presagio ingrana e tiene miracolosamente assieme: un arrivo alla stazione ferroviaria (in zona EUR) che, per taglio fotografico, composizione e un'atmosfera sospesa, quasi irreale, ricorda il felliniano episodio Toby Dammit in Tre passi nel delirio; tutto un segmento nell'istituto che passa con nonchalance dal cattolicesimo squallido, traumatico e d’infantile fobia à la Alice Rohrwacher (nel corto Le pupille ad esempio) e l’idea della congrega stregonesca di Luca Guadagnino nel suo remake di Suspiria.

            Combinata a sua volta con riferimenti alla tradizione pittorica italiana, soluzioni estrapolate dai film di genere anni ‘70 (gialli e thriller), gli irrinunciabili leit motiv (di compromesso e marca Blumhouse) della proposta coeva, e una Roma di strade, piazze, anni di piombo e anticonformismo giovanile(!), suggestiva, sepolcrale, esoterica, “santa e dannata”, anche musicata da Morricone (Sospesi nel cielo da I malamondo), la materia di Stevenson non è derivativa, ma mimetica, oltre che dannatamente convincente. Merito, questo, di una serie di soluzioni stilistiche, e di un approccio al genere deciso e graficamente sfrontato, seppur acerbo in alcuni punti.

            Omen - L’origine del presagio è allora un film geometrico, scrupoloso nell’uso di spazio e spazi, consapevole, carnale, potente in quello del primo piano, e precisissimo nella più distintiva direzione di un cast di volti scelti con cura, a partire da un tris di divi britannici - Ralph Ineson, Bill Nighy e Charles Dance -, fino ad arrivare a Sônia Braga, tessuto fondamentale e armonioso dell'ambientazione, e ad una interessante Nell Tiger Free, posseduta dallo spettro di Isabelle Adjani. Una “mano” che si affaccia sul mondo, un’impronta che, per quanto mai in grado di evocare il passo e il portamento del grande cinema, dà finalmente alla “luce delle tenebre” una voce nuova, salutare in un panorama contemporaneo davvero poco variegato.


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