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            16 Marzo 2024
            Race for Glory Audi vs Lancia Riccardo Scamarcio Recensione Cinemando
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            COSA DICE FAVINO DI RACE FOR GLORY?

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: Race for Glory: Audi vs. Lancia
            USCITA ITALIA: 14 marzo 2024
            USCITA USA: 5 marzo 2024
            REGIA: Stefano Mordini
            SCENEGGIATURA: Filippo Bologna, Stefano Mordini, Riccardo Scamarcio
            CON: Daniel Brühl, Riccardo Scamarcio, Volker Bruch, Katie Clarkson-Hill
            GENERE: drammatico, biografico, sportivo
            DURATA: 109 min

            VOTO: 6+

            RECENSIONE:

            Interpretato, prodotto, co-scritto da Riccardo Scamarcio, Race for Glory: Audi vs. Lancia di Stefano Mordini fa quello di cui Favino più volte ha lamentato la mancanza nell'industria italiana. Racconta una storia italiana facendo tutto in casa, ricordandosi al contempo di prevedere un respiro internazionale, una vendibilità all'estero (questo, il divo non l'ha mai detto). Tuttavia, per quanto interessante produttivamente e godibile sul fronte dell'intrattenimento, la pellicola non riesce a far coesistere in armonia ciò che accade dentro e fuori l'abitacolo.

            Chissà cosa potrà dire Pierfrancesco Favino di Race for Glory di Riccardo Scamarcio... No, non è un errore, né tantomeno un lapsus: anche se la regia è stata affidata al sodale (dell’attore, dopo Pericle il nero, Il testimone invisibile, Gli infedeli e La scuola cattolica) Stefano Mordini, il film è a tutti gli effetti di(!) Scamarcio. Egli infatti non ne è solo il protagonista, ma lo ha prodotto e ne ha firmato addirittura la sceneggiatura - assieme a Filippo Bologna e allo stesso regista. Non bastasse, è sulla sua onnipresenza scenica e la sua statura divistica che si regge tutta la credibilità, il dinamismo, il nerbo e l’efficacia, nonché la (spoiler: parziale) riuscita dell’operazione commerciale. Una, che porta sul grande schermo una storia tutta italiana, di arguzia, ingegno, creatività e trionfo: la rivincita, dopo innumerevoli sconfitte, della squadra di rally Lancia Abarth, gestita da Cesare Fiorio, contro la rivale Audi Sport ai campionati del mondo del 1983. E questo, facendo tutto in casa, adoperando maestranze nostrane, e affidando ad un attore nostrano il mandato, l’onere di esserne rappresentante anche e soprattutto filmico.

            Da qui, l’ironico riferimento all’annosa lamentela di Favino sull’italianxploitation. Vale a dire lo sfruttamento, l'appropriazione che i cugini d’oltreoceano hanno operato e operano tuttora sul patrimonio storico, culturale, iconico del nostro paese. Quel che ha fatto, in ultima battuta, Ferrari, che insieme a Rush [nel quale, guarda caso, aveva un piccolo ruolo lo stesso Favino], Le Mans ‘66 [fin dal versus del titolo, qui Audi vs. Lancia, lì Ford v Ferrari] e l'italiano Veloce come il vento di Matteo Rovere [tra i pilastri fondativi della factory Groenlandia, eccezionale realtà produttiva dotata dell’assetto giusto per gareggiare su altri tipi di tracciato, tanto per rimanere in tema] è tra le pellicole che più facilmente accorrono alla mente durante la visione di Race for Glory. Assistito da una coproduzione col Regno Unito, esso centra però un aspetto mai considerato a fondo dalla rimostranza di Favino: la vendibilità, il respiro internazionale, la competitività (touché) del prodotto. Un fattore necessario in un filone, quello sportivo e, nello specifico, il racing movie, che il nostro cinema ha sempre tentato con timidezza, salvo pochissimi casi.

            Eppure, malgrado tutti gli esemplari di rilievo e ispirazione sopra citati, il film di Mordini non riesce a sua volta a trovare il giusto equilibrio tra le due componenti naturali e congenite della formula a cui si rifà. Ciò che accade fuori dall’abitacolo e dalla pista e ciò che viceversa alla corsa in sé e per sé non riescono mai a trovare la giusta armonia, a lavorare sinergicamente, ad essere reciproci contrappesi, anche in un senso ritmico e tensivo dell’intreccio. Tant'è che il risultato e l’esito si fermano nel mezzo. Indecisi tra l'una o l'altra livrea della medesima storia.

            Race for Glory Audi vs Lancia Riccardo Scamarcio Recensione Cinemando

            Da un lato, allora, notiamo una serie di sequenze di corse che, sì, ripassano correttamente un solco già esaurito, ma in cui comunque si mettono ad usufrutto gli strumenti a disposizione, avvalendosi di potenzialità spettacolari del mezzo, quali, ad esempio, gli emozionanti e, quindi, cruciali temi e tappeti sonori del cantautore e produttore milanese Venerus - a nostro avviso, il vero valore aggiunto del progetto. Sequenze, insomma, che vengono meno forse alla completa leggibilità dell’azione, ma che in fondo nulla hanno da invidiare alla concorrenza, anzi se ne distanziano flirtando interessantemente con l’estetica e il gusto dei materiali d’archivio. D’altro canto però, questi stessi segmenti risultano abbastanza schiacciati e sacrificati, se non comodamente di quegli stessi materiali d’epoca, a favore di una blanda applicazione dei codici del brand movie - una tendenza in notevole aumento nel panorama contemporaneo.

            In questo, Race for Glory tallona e può accostarsi a Air di Ben Affleck, fondendo un evidente intento reclamistico, per non dire pubblicitario, nei confronti del marchio FIAT-Lancia, con il ritratto dichiaratamente romanzato di una figura che si dice, si premette e promette di essere importante, mitica, addirittura rivoluzionaria nel e per il proprio campo, quasi ai livelli di un luminare. Tutte caratteristiche che - al di là di intuizioni e di un’astuzia, questa sì, di marca italiana - il film e, in particolare, il copione non sanno trasmettere, né dimostrano al pubblico, specie a quella fetta aliena all’argomento.

            Se ci si dovesse basare esclusivamente sulla scrittura e sulle impressioni della prova di Riccardo Scamarcio, quel che semmai si delineerebbe sarebbe il profilo di un uomo devoto all’infinita collezione di proverbi e frasi ad effetto, piuttosto che alle vetture che fa correre in pista. Quanto di più paradossale: tra i tanti fulgidi esponenti del genere, Race for Glory è forse quello che comprende cosa il pubblico cerchi in questa tipologia di prodotti, adottando perciò un approccio e uno sguardo che potremmo definire nerd, feticisti, quando non assolutamente pornografici, nei confronti della materia automobilistica, disassemblata e ispezionata fino alle componenti più microscopiche e accessorie. Minuzia, di cui non gode al contrario il racconto, figlio tanto delle esigenze produttive e industriali, quanto del cinema sintetico e derivativo di Mordini, e proprio per questo di grana grossa.

            Sregolato, scompaginato, caotico, ma portato comunque ad uno stato di intrattenimento e godibilità da un cast di interpreti funzionali (vale la pena citare un memorabile, per quanto nascosto, Daniel Brühl), una cronistoria più che un’epica sportiva: Race for Glory arriva al traguardo un po’ ammaccato, come d’altronde facevano le auto dello stesso Fiorio. Omaggio (inconsapevole) o meno, vorremmo, in chiusura, porre alla cortese attenzione del signor Favino un dilemma. Meglio un film con protagonista Adam Driver, o uno in cui Lapo Elkann interpreta suo nonno Gianni Agnelli? La scelta - va da sé - non è poi così ardua.

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