logo-scritta-biancalogo-scritta-biancalogo-scritta-biancacropped-logo.png
  • Cinema
  • Serie TV
  • Extra
  • Chi siamo
  • Contatti
✕
            Nessun risultato Vedi tutti i risultati
            4 Febbraio 2026
            La recensione de L'agente segreto, il film di Kleber Mendonça Filho con Wagner Moura candidato a 4 premi Oscar.
            parallax background

            L'AGENTE SEGRETO, o il carnevale dei fantasmi di Kleber Mendonça Filho

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: O agente secreto
            USCITA ITALIA: 29 gennaio 2026
            USCITA BRA: 6 novembre 2025
            REGIA: Kleber Mendonça Filho
            SCENEGGIATURA: Kleber Mendonça Filho
            CON: Wagner Moura, Maria Fernanda Cândido, Gabriel Leone, Carlos Francisco, Alice Carvalho
            GENERE: thriller, drammatico, commedia, storico
            DURATA: 160 min
            Miglior regia e miglior attore al Festival di Cannes 2025; candidato a 4 premi Oscar 2026

            VOTO: 8.5

            RECENSIONE:

            Intrecciando melodramma, thriller, noir, horror, commedia assurda e grottesca,e romanzo storico, con L'agente segreto Kleber Mendonça Filho esplora il concetto di identità, trasformando corpi, luoghi e ricordi in un laboratorio di fantasmi che reinventa e trasmette la memoria collettiva di un Brasile internamente inconciliato e irreparabilmente diviso. Il cinema si fa così (di nuovo) resistenza contro l’oblio in un’opera multipla, stratificata, carnevalesca che seduce, disorienta e riflette sul tempo, sulle vite perdute e sulle possibilità di ricomporre ciò che resta.

            “Questa storia si svolge nel Brasile del 1977, un’epoca piena di bizzarrie…”. Con queste parole ha inizio L’agente segreto, il quarto lungometraggio di finzione del regista e sceneggiatore, già critico, brasiliano Kleber Mendonça Filho, trionfatore indiscusso dell’ultima edizione (2025, ndr) del Festival di Cannes, dove si è aggiudicato i premi per la miglior regia e il miglior attore. Una pellicola che approda sul grande schermo ad un anno di distanza da un altro importante film brasiliano che è stato in grado di imporsi nel panorama internazionale catturando l’attenzione di spettatori di tutto il mondo, e che curiosamente condivide con questo suo logico – e al tempo stesso diversissimo – successore numerosi punti di contatto, a partire dal periodo storico rievocato.

            Difatti, così come L’agente segreto, anche Io sono ancora qui di Walter Salles mette in scena il Brasile degli anni Settanta, e cioè della dittatura militare: una finestra temporale che nel cinema brasiliano recente non assume mai i contorni di una semplice rievocazione, ma si configura piuttosto come un campo di tensioni, violenze e crimini, un territorio instabile in cui il privato e il politico si intrecciano in forme inestricabili. È in questo contesto che Salles ambienta le vicende – e la storia vera – di Eunice Paiva, madre di cinque figli che, da un giorno all’altro, vede il marito portato via dai soldati, interrogato, imprigionato e infine fatto sparire nel nulla con l’accusa di complicità e cospirazione con le forze ribelli e sovversive. Il film è dunque il racconto del coraggio e dello straordinario gesto di opposizione silenziosa e di resistenza indomita di una donna che tenta di tenere unita la propria famiglia mentre intraprende un percorso doloroso e ostinato alla ricerca della verità. Una volta compresa l’impossibilità di poter riabbracciare il consorte, la sua indagine diventa anche un tentativo di ottenere una forma di chiusura, di dare un senso all’assenza e, infine, di reinventarsi, trasformando il proprio trauma in un gesto di consapevolezza e memoria collettiva. 

            La recensione de L'agente segreto, il film di Kleber Mendonça Filho con Wagner Moura candidato a 4 premi Oscar.

            Simile, se non addirittura identico, è il cuore dell’operazione gemellare – ma eterozigota – di Mendonça Filho, che tuttavia affronta questa materia seguendo traiettorie tutte sue e a tratti imperscrutabili. Anche L’agente segreto prende invero le mosse da una ferita forse irrimarginabile, da un’assenza insopportabile, da una privazione le cui ragioni restano volutamente opache. Dal quieto dolore di Armando – ora Marcelo – ex professore universitario dissidente (a cui presta il volto un Wagner Moura in stato di grazia che dimostra, una volta per tutte, la propria funambolica varietà d’interprete) che, in seguito alla scomparsa della moglie Fátima, decide di fare ritorno a Recife, immersa nel pieno dei festeggiamenti del Carnevale, dove il giovanissimo figlio Fernando vive con i nonni materni. Servendosi di una nuova identità, il suo intento è quello di mantenere un profilo basso fino a quando non riuscirà a ottenere un passaporto, così da poter andarsene, magari accettando un incarico in qualche università straniera, e provare infine a rifarsi una vita insieme al figlio. Ancora non sa, però, che qualcuno ha assoldato, istruito e messo sulle sue tracce una coppia di spietati killer professionisti…

            Intorno a lui – e a loro – ribolle e si agita un Brasile sul punto di implodere. Un Paese dissonante, frammentato, contrastato, fatto di strade dissestate e palazzi del potere spogli e inospitali; moderno e arcaico, colorato, vivace, assolato, caloroso, sgargiante e, al tempo stesso, freddo, livido, purulento, fetido, mortifero, irrespirabile. Un Paese internamente inconciliato e irreparabilmente diviso, attraversato da una corruzione sistematica ed endemica, in cui tutti, ogni maledetto giorno, possono ammazzare o essere ammazzati per ciò che sono o ciò in cui credono; terreno ideale per situazioni assurde e improbabili, affollato da figure eccentriche, variopinte, iperreali, bigger-than-life.

            Personaggi bizzarri, appunto, che costituiscono il fulcro e la quintessenza de L’agente segreto, del microcosmo che, con gusto, occhio, senso iconografico e molta fantasia, compone e disegna Mendonça Filho - qui più che mai vicino alle rapsodie urbane di Ruizpalacios o alla letteratura infrarealista e dadaista di Roberto Bolaño - e ovviamente del suo cinema, generoso, straripante fin dai tempi di Aquarius. Sono film, i suoi, che sembrano puntualmente seguire una sorta di procedimento ad accumulo (di tracce, elementi, dettagli) e rispondere ad un atteggiamento quasi da collezionista: di immagini, va da sé, come pure di materiali, racconti, musiche e memorie. Significativo, in questo senso (e come molti hanno già individuato), è il più recente e complementare Retratos fantasmas, documentario che combina i ricordi della casa di famiglia a Recife e le immagini dei filmati domestici ad una fitta raccolta di fotografie di sale cinematografiche ormai scomparse dalla sua città.

            La recensione de L'agente segreto, il film di Kleber Mendonça Filho con Wagner Moura candidato a 4 premi Oscar.

            Privato e pubblico, reale e cinematografico si intrecciano a loro volta ne L’agente segreto, novella e immersiva “esplorazione nel tempo” per cui il cineasta - forte di un budget e di un impianto produttivo importanti, frutto di una co-produzione internazionale di altissimo profilo - propende (rispetto al solito e a Io sono ancora qui) per un approccio più obliquo. Col rischio di apparire lezioso, imbocca il sentiero ludico e cinefilo della contaminazione, della suggestione e dell’ibridazione, immaginando il proprio film come fosse uscito allora, quasi trasudasse degli anni che racconta; come scaturito od originatosi spontaneamente dallo stile, dall’estetica e dalle atmosfere di quelli che invece venivano proiettati in quel periodo. Il titolo stesso è un riferimento e un omaggio a Come si distrugge la reputazione del più grande agente segreto del mondo, spy-comedy del 1973 con protagonista Jean-Paul Belmondo di cui si può intravedere fugacemente un estratto.

            Ciò detto, e spionistico (solo) nella fuorviante lettura e confezione commerciale, L’agente segreto è altresì (e contemporaneamente) una commedia estiva grottesca e surreale, un melodramma familiare, un affresco storico, un’opera politica militante, un film d’exploitation, un noir e gangster movie, un horror con trucchi ed espedienti da serie Z, uno di quei thriller imperniati su una tensione martellante, ineluttabile, sulla lenta costruzione di un climax che alfine esplode con rapida brutalità ed efferatezza, ma anche sul medesimo tipo di paranoia raccontata, ad esempio, ne La conversazione o ne Le vite degli altri.

            Come si suol dire, uno, nessuno, centomila. Se multipla è pertanto - e per scelta ponderata del suo autore - la natura de L’agente segreto, e lo è il (perturbante) gatto giano che scorrazza qua e là per l’appartamento/rifugio di Armando a Recife, lo sono quasi tutti i personaggi di questo Brasile, la cui vera valuta è proprio l’identità: maschere che indossiamo per trarre in inganno gli altri e noi stessi, volto autentico e al tempo stesso occultato di chi ci sta di fronte.

            Quel che si ottiene è un laboratorio carnevalesco, caleidoscopico, strepitante di fantasmi dei quali possiamo conoscere le storie solo per procura, ascoltandole e vedendole attraverso un dispositivo intrinsecamente artificiale. Storie che riportiamo alla luce per ragioni di ricerca, per riflettere e interrogarci su ciò che è stato, che è e che sarà, o semplicemente perché “mi piace sentire la sua voce”, ergo per abbandonarci al puro piacere del racconto, ad un “desiderio (che) cresce inesorabile”. E ancora, storie che trovano la loro chiusura più imprevedibile (nell’intimità e minimalismo di contrasto) e insieme più nitida – ma anche più enigmatica – in uno spazio che è simultaneamente deposito biologico e archivio simbolico, luogo di conservazione e di perdita, in cui quel che resta delle vite si riduce a traccia, fluido, dato da tramandare. Una banca del sangue che prima era un cinema: emblematica coincidenza di un mezzo che qui è inteso come iperbolica, stravagante, eppure salvifica arca postmoderna che non solo custodisce, ma trasforma, reinventa, rifonda, ridefinisce volti, storie, sogni, incubi, speranze.

            La recensione de L'agente segreto, il film di Kleber Mendonça Filho con Wagner Moura candidato a 4 premi Oscar.

            In altre parole, Mendonça Filho sembra suggerire che non esista ormai alcuna netta distinzione tra ciò che è stato vissuto e ciò che è stato visto, tra Storia e racconto, tra esperienza e immaginario. Tutto confluisce in un unico flusso, nel quale i corpi diventano archivi e il cinema si fa strumento di trasmissione, di sopravvivenza, forse persino di rivincita postuma. E dove inevitabile è il mistero che avvolge queste esistenze, e pure l’incompiutezza della memoria, sempre parziale poiché mediata, filtrata dallo sguardo di qualcun altro.

            L’agente segreto si chiude così come si è aperto: in modo bizzarro, rivelando però che quella bizzarria non è altro che il volto deformato di una verità storica ancora irrisolta. O il doppiofondo di una pellicola che stratifica, disorienta a più riprese, e affascina, trasformando il fare cinema in un atto di registrazione e trasfusione, in un (altro) gesto di resistenza contro l’oblio. Per rendere insomma il passato di qualcuno il presente e il futuro di tutti noi.

            Ti è piaciuta la nostra recensione? Se sì, lascia un like e condividi l’articolo con chi vuoi.
            In più, per non perdere nessun’altra pubblicazione, assicurati di seguirci sulle nostre pagine social e di iscriverti alla nostra newsletter.

            Condividi
            94

            Articoli correlati

            La recensione di Toy Story 5, il nuovo film d'animazione Disney e Pixar che vede il ritorno di Woody, Buzzy, Jessie e i giocattoli di Andy.
            20 Giugno 2026

            Quella di Toy Story 5 è una Pixar in modalità parental control


            Leggi di più
            La recensione di Tra amore e inganni, il film commedia sentimentale ambientato in Toscana con Halle Bailey e Regé-Jean Page.
            17 Giugno 2026

            Il cibo è la cosa più seducente di Tra amore e inganni


            Leggi di più
            La recensione di Disclosure Day, il nuovo film sugli alieni di Steven Spielberg con Emily Blunt e Josh O'Connor protagonisti.
            11 Giugno 2026

            Disclosure Day, incontri ravvicinati del nostro tipo (e del nostro tempo)


            Leggi di più

            NEWSLETTER

            Appassionati al mondo del cinema e delle serie tv, appassionati a Cinemando!

            Iscriviti ora

            CINEMANDO

            Email: cinemandopost@gmail.com

            SEGUICI

            • Facebook
            • Instagram
            © Cinemando - Recensioni Cinema e Serie TV. Tutti i diritti riservati. - Privacy Policy - Cookie Policy
                      Nessun risultato Vedi tutti i risultati