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            3 Ottobre 2025
            La recensione di A Big Bold Beautiful Journey - Un viaggio straordinario, il nuovo film di Kogonada con protagonisti Colin Farrell e Margot Robbie.
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            A BIG BOLD BEAUTIFUL JOURNEY, un viaggio fuori commercio

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: A Big Bold Beautiful Journey
            USCITA ITALIA: 2 ottobre 2025
            USCITA USA: 19 settembre 2025
            REGIA: Kogonada
            SCENEGGIATURA: Seth Reiss
            CON: Margot Robbie, Colin Farrell, Kevin Kline, Phoebe Waller-Bridge
            GENERE: sentimentale, drammatico, commedia, fantastico, fantascienza
            DURATA: 109 min

            VOTO: 6-

            RECENSIONE:

            Il nuovo film di Kogonada segna il suo ingresso vero e proprio nel mainstream hollywoodiano senza tradire del tutto l’impronta intima e contemplativa che lo ha reso unico: A Big Bold Beautiful Journey è un road movie fuori commercio, tra fantascienza, magia pop e introspezione emotiva, sorretto dall’alchimia di Colin Farrell e Margot Robbie. Un film che, nonostante alcune cadute di stile, si propone quale esperienza sospesa tra la meraviglia e riflessioni sulla vita, le relazioni e la possibilità di trasformazione.

            Quelli di Kogonada - nome d’arte del sudcoreano naturalizzato statunitense Park Joong Eun - sono film dall’impronta riconoscibile, decifrabile, ma che al contempo custodiscono sempre un margine di imprendibilità, di estraneità, di sottile eccentricità. Pellicole in controtendenza rispetto al tempo e al mondo che le produce e accoglie.

            Lo erano già Columbus, esordio rigoroso e meditativo, e l’altrettanto affascinante After Yang (che sembrava l’opera di un Charlie Brooker addolcito e rarefatto). Ma lo è ancor di più questa terza prova dietro la macchina da presa, che segna il suo ingresso vero e proprio nella grande macchina hollywoodiana; il salto nel mainstream, alla prese con una sorta di blockbuster di media fascia. 

            Il titolo è A Big Bold Beautiful Journey. Un viaggio straordinario, anche se la traduzione più corretta e letterale sarebbe “un grande viaggio, intenso e straordinario”. Quello a cui vengono inaspettatamente e casualmente(?) invitati a prendere parte due perfetti sconosciuti: gli eccellenti single David e Sarah; durante una trasferta per il matrimonio di amici. A fargli questa proposta è l’intelligente GPS installato sulle due auto, modelli retrò, se non proprio fuori commercio che hanno affittato dalla medesima, bizzarra e anomala agenzia di noleggio. Un’occasione inattesa, un’esperienza memorabile a cui entrambi – uniti dal caso – decidono di abbandonarsi. Un viaggio, appunto, che li porterà a vivere per la prima volta, in diretta, o rivivere, e quindi rimettere in scena, alcuni snodi cruciali (e non) della loro esistenza.

            Sì, perché ognuno di noi tende a recitare un personaggio, un’idea, una retro- e auto-proiezione di sé forgiata a suon di gioie e delusioni, successi e fallimenti, sogni e incubi, bei ricordi e traumi che si vorrebbe, ma non si può dimenticare. A dirla tutta, spesso recitiamo anche più di quanto realmente servirebbe per proteggerci dal dolore che potremmo o potrebbero arrecarci. Nondimeno, il dolore fa bene a volte. E nella performance - cioè nell’artificiosa finzione (e finzionalizzazione) di noi stessi - si possono celare momenti di assoluta verità. 

            La recensione di A Big Bold Beautiful Journey - Un viaggio straordinario, il nuovo film di Kogonada con protagonisti Colin Farrell e Margot Robbie.

            Partendo da una sceneggiatura di Seth Reiss (più intenerito e malinconico rispetto al velenoso The Menu), Kogonada esplora così i territori della riscoperta del nostro vero io, del superamento di lutti, timori, paure e convinzioni potenzialmente nocive, dell’intelligenza emotiva; e ancora, dell’ascolto dell’altro come chiave per guardare dentro di sé, dell’apertura all’inaspettato e allo straordinario: sostanza tematica e sentimentale di questo atipico road movie nel quale la matrice (e l’origine) tecnologica e fantascientifica, luoghi fantastici e orizzonti fantasmagorici altro non sono che un pretesto per dischiudere la geografia interiore dei suoi protagonisti.

            Una specie di mappa (in)visibile delle emozioni e dell’umanità che prende corpo attraverso varchi spazio-temporali che si materializzano accidentalmente in posti idilliaci, prendendo la forma di porte magiche di freudiana memoria. Porte che evocano quelle della psicoterapia di gruppo, in cui ogni partecipante può aprire varchi nella propria coscienza, nei ricordi, nelle emozioni, trovando nuove consapevolezze attraverso lo scambio e la condivisione. Simboli di possibilità, dunque: possibilità di apertura, perché è il gruppo – o la coppia, o la vita stessa – a decidere quale porta attraversare, in base ai bisogni del momento. 

            In tal senso, soglia dopo soglia, dialogo dopo dialogo, battito dopo battito, si riuscirà forse a scorgere e comprendere i motivi per cui David e Sarah sono arrivati da soli a quel matrimonio, in questo preciso frangente delle loro vite. Nel fare questo, A Big Bold Beautiful Journey permette a chi guarda di noleggiare, servirsi per un lasso di tempo ben definito di qualcosa di antiquato, anacronistico, fuori commercio, insomma. Qualcosa pertanto di radicalmente controcorrente rispetto alle derive (umane, relazionali, tecnologiche) della contemporaneità. 

            Ed è proprio qui che si annida l’ambiguità più affascinante del film. Uno che, mentre riflette sul senso di autenticità e sulla possibilità di resistere alle logiche correnti, si configura inevitabilmente anche come prodotto dalle ambizioni e dalle funzionalità commerciali. Dalla tensione irrisolvibile tra discorso e mercato, tra poesia e industria, nasce un’opera sospesa, in tutte le sue dimensioni e diramazioni, tra un impianto concettuale, decostruito, metatestuale, e la magia hollywoodiana più pura, colorata, pop, persino zuccherosa – incluse goffe manovre di product placement. 

            Kogonada tratteggia così un universo costantemente in bilico: tra rigore analitico e abbandono all’incanto, tra pensiero critico e fascinazione infantile, tra afflato metafisico e purezza del genere, tra il minimalismo di un teatro di posa spoglio e il massimalismo abbagliante dei sound stages, tra la riflessione sofisticata e l’incanto epidermico proprio del musical, in particolare quello americano degli anni ’50 e ’60, citato in maniera più o meno esplicita. Il cineasta vuole evidentemente tenere assieme due estremi a dir poco inconciliabili. Pensa e immagina, di conseguenza, il cinema come ultimo e(rgo) unico tempo e luogo in cui sia ancora possibile credere che qualcosa di straordinario, eccezionale, inatteso possa accadere al prossimo turning point o sliding door - per rimanere in tema - della nostra esistenza.

            La recensione di A Big Bold Beautiful Journey - Un viaggio straordinario, il nuovo film di Kogonada con protagonisti Colin Farrell e Margot Robbie.

            Se i problemi non derivano allora dall’irresolutezza di fondo – pressoché congenita al progetto –, essi emergono quando cotante ambizioni e propositi di spettacolo spiccatamente romantico, sfacciatamente fantasioso, volutamente divistico e al tempo stesso irrimediabilmente contraddittorio finiscono per suscitare poco o nulla, lasciando lo spettatore privo di un vero arricchimento, di uno stimolo, di una scintilla da portarsi via. Quando cioè il decorso del racconto si arena – o peggio ancora si arresta, girando ossessivamente su sé stesso – su lidi prevedibili, su scelte di scrittura già sentite e risapute, puntellate da un didascalismo e una retorica che sembrano provenire dai remoti territori degli anime (impressione solo accentuata dalla firma musicale del sodale miyazakiano Joe Hisaishi).

            Abbondano insomma le banalità aforistiche, le frasi fatte accomodanti e pseudo-universalistiche, di quelle pronte per la circolazione virale sui social, che vogliono dire tutto e niente. Tant’è che vien spontaneo chiedersi se Reiss, nel comporre la sceneggiatura, non abbia rovistato in un sacchetto di biscotti della fortuna, selezionando a caso centinaia di massime buone per ogni occasione, ma che solitamente restano impresse giusto il tempo di leggerle (o sentirle lette da qualcun’altro).

            Il difetto sopraggiunge inoltre quando il bisogno di leggerezza (gravitazionale, quasi andersoniana) che Kogonada manifesta a più riprese – anche attraverso la direzione e la caratterizzazione dei due comprimari interpretati al meglio delle proprie possibilità da Kevin Kline e Phoebe Waller-Bridge – sembra rivelarsi non tanto un respiro ulteriore, quanto piuttosto il sintomo di un generale disimpegno e sguaiatezza. Come se l’autore, nel tentativo di abbracciare un pubblico più ampio, finisse col sacrificare parte della sua stessa cifra stilistica; quel fragile e prezioso equilibrio tra rigore formale e vibrazione emotiva che rendeva unici i suoi lavori precedenti. 

            Del resto, di davvero incrollabile in A Big Bold Beautiful Journey c’è solo l’alchimia tra i suoi attori protagonisti; una coppia di idoli, icone, fuoriclasse del calibro di Colin Farrell - che dietro l’apparenza schiva e spigolosa lascia affiorare lampi di autentica commozione - e Margot Robbie - capace con una sorta di innata luce divistica di riempire ogni inquadratura come poche altre attrici sanno fare oggi. Insieme costruiscono una magnetica armonia che conferisce al film un palpito costante che riesce a resistere ai passi falsi della sceneggiatura. Per quanto mai giustificata, è questa combinazione, questa danza di opposti - che, in realtà, si assomigliano più di quanto si penserebbe - a rendere tutto sommato piacevole un viaggio che di grande, intenso e straordinario ha giusto il titolo.

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