
Parodia nella parodia, o cosa resta oggi di UNA PALLOTTOLA SPUNTATA
SCHEDA
TITOLO ORIGINALE: The Naked Gun
USCITA ITALIA: 1 agosto 2025
USCITA USA: 30 luglio 2025
REGIA: Akiva Schaffer
SCENEGGIATURA: Dan Gregor, Doug Mand, Akiva Schaffer
CON: Liam Neeson, Pamela Anderson, Paul Walter Hauser, CCH Pounder, Kevin Durand, Cody Rhodes, Liza Koshy, Eddy Yu, Danny Huston
GENERE: commedia, azione, poliziesco
DURATA: 85 min
VOTO: 6/7
RECENSIONE:
Liam Neeson diventa Frank Drebin Jr. nel ritorno di Una pallottola spuntata: non un semplice sequel, ma un paradossale reboot che gioca con i cliché dell’action, rielabora l’eredità della spoof comedy targata Zucker-Abrahams-Zucker e riflette, tra ironia e ripetizione, sul destino di un cinema che non inventa più ma imita se stesso. E, quindi, irrimediabilmente su sé stesso.
Tutto inizia come il più anonimo degli action. Una “normalissima” rapina in banca. Un ceffo che più brutto, accigliato (e ossigenato!) non si può. Un congegno che è letteralmente e materialmente un “plot device”, un "espediente narrativo" utile a innescare la trama. Quella che ipoteticamente avrebbe per protagonista un ex o meno agente di polizia o chi per lui, interpretato altrettanto idealmente da uno come Liam Neeson, che dopo aver reinventato il genere con Taken si è specializzato, fossilizzato o - se preferite - venduto a questa esatta tipologia di ruolo; a questi antieroi sistematicamente in cerca di vendetta e punizione.
Guarda caso, è proprio lui il volto di questo film che comincia nella maniera più generica possibile. Perché generico, proverbiale, futile è lo stato in cui versa il mondo, intrappolato in una continua, abitudinaria (e nostalgica) ripetizione, reiterazione e rimasticazione di sé stesso al mero scopo di piacere a quante più persone possibili. A tutti, potenzialmente. Perché si stava meglio quando si stava - e basta. Ma anche e soprattutto perché la pellicola in questione, ironicamente, paradossalmente è proprio una o tutte queste cose insieme: un (legacy) sequel, remake, reboot, revamp, restore & refresh e così via…
Senza ulteriori indugi, ciò che si rivela fin dai primissimi istanti è il nuovo (e quarto) Una pallottola spuntata, corredato (fosse mai) da una colonna sonora filo-zimmeriana, martellante e cupa. Ed è, coerentemente, tutto ciò che ci si potrebbe attendere da simili premesse: il tentativo del regista (di casa SNL) Akiva Schaffer e del produttore (nonché papà dei Griffin) Seth MacFarlane di riportare sul grande schermo la tradizione più nobile della spoof comedy, quella firmata Zucker-Abrahams-Zucker, che insieme a Una pallottola spuntata ha regalato capolavori iconici e cult immortali come Ridere per ridere e L’aereo più pazzo del mondo.

Laddove però, ai tempi, era la burla, la farsa, la satira a irrompere - come l’auto a sirene spiegate di Frank Drebin - in un mondo che manteneva i suoi principi di realtà, cosa potrà mai succedere oggi, in uno dove la realtà stessa sembra già una parodia di sé, e dove la distinzione tra serio e faceto, tra verità e finzione, tra effettivo e grottesco si è fatta talmente sottile da sembrare un gioco di prestigio mal riuscito? Ecco quindi che il cinema non si ritrova più a plasmare il presente, bensì, semplicemente, a organizzarlo in un discorso estetico, a ridefinirlo e rinegoziarlo quel poco che basta, a riproporlo da un’altra angolatura, con un’altra ottica, con una maschera diversa sugli stessi abiti.
Ed è qui che entra in gioco la scelta di Liam Neeson: un attore la cui stessa carriera recente è per l’appunto diventata una gag involontaria, una lunga serie di variazioni sullo stesso tema, al punto che il suo solo apparire in un certo tipo di ruolo basta per attivare un effetto comico meta-cinematografico. Prenderlo e metterlo nei panni di Frank Drebin (Jr.) non è solo un casting: è un’operazione consapevolmente (auto)ironica, un gesto che gioca con l’immaginario del pubblico e con la prevedibilità di cui sopra della moderna industria iconografica, immaginifica e audiovisiva. Se un tempo allora la parodia costruiva personaggi improbabili per sabotare i cliché, oggi basta infilare dentro il cliché un attore che è diventato lui stesso un cliché.
Il risultato è un cortocircuito con tutti i crismi: Neeson non interpreta un eroe da action, è l’eroe da action — e al tempo stesso è la caricatura di quell’eroe. La comicità non nasce più soltanto dalla scrittura o dalle gag visive, ma dal riconoscimento immediato di un’icona pop che si presta a smontare il genere che l’ha resa tale. E pertanto la “normalissima” rapina iniziale diventa da subito un atto di rottura, non perché sia costruita in modo assurdo, ma perché ci mostra un mondo dove persino l’assurdo si presenta con la faccia seria di Liam Neeson.

A tal proposito, questo nuovo Una pallottola spuntata si sintonizza sulle medesime frequenze discorsive e autoriflessive del precedente film di Schaffer - qui anche co-autore della sceneggiatura insieme a Dan Gregor e Doug Mand. Ovverosia il sottovalutatissimo Cip & Ciop agenti speciali, uno dei più fulgidi esempi di libertà creativa e autoriale applicata ad un brand (tramontato) dell’ultimo corso hollywoodiano. Un’ispirata riflessione, camuffata da fantasmagorica avventura per famiglie, sullo stato di salute della più celebre fabbrica dei sogni (ma lo è davvero ancora?). Alla stregua del rapporto, talora delirante e demenziale, di una seduta analitica alla quale è stato sottoposto tutto il mondo dell’intrattenimento pop(olare). Fratello maggiore e seminale del revival in oggetto, che nondimeno vede la compresenza di colui che, oggi come oggi - in absentia o mutatio Ben Stiller e Jack Black -, si può ritenere l’unico custode della lezione dei vari padri fondatori del demenziale, siano essi i Monty Python e Mel Brooks, fino ad arrivare ovviamente ai nostri Jim Abrahams e Jerry e David Zucker - il quale ha rinnegato il progetto, dicendosene per di più ostile.
Forte della sua decennale esperienza “dietro le quinte” e “al microfono” delle sue molteplici serie animate di successo e alla regia di film come i due Ted e Un milione di modi per morire nel West, McFarlane, in coppia con Schaffer, riesce ad equilibrare riverenza e consapevolezza, ad essere fedele senza privarsi di qualche innesto dal calco abbastanza inconfondibile (ed è sufficiente citare l’esilarante e innevato non sequitur). Non mancano poi le fusioni del nonsense più sfrenato, con rimandi cinefili e pop fulminei. Attitudine, quest’ultima, che gli consente di affrontare l’eredità di Una pallottola spuntata evitando il semplice ricalco e reinterpretandone il linguaggio in un presente dove la realtà appare già intrisa di surreale e, in egual misura, di una rabbia dilagante ed epidemica.

Così, tra auto elettriche e ipersorveglianza, miliardari megalomani insicuri della propria mascolinità, élites sociali e corporazioni big tech che pianificano distopie per un futuro prossimo, la pellicola si fa specchio (solo) deformante - e per questo paradossalmente fedele - di un’epoca che sembra già scritta in chiave farsesca. Una che, non potendo altrimenti, si inginocchia davanti alla propria materia e davanti al proprio tempo. Diverte, perché sa come azzeccare il ritmo comico e come sfruttare il suo cast (che include, fra gli altri, una rinata Pamela Anderson) nel gioco del rimando e dell’eccesso. Eppure, a lungo andare, si affloscia, non riesce mai a liberarsi dallo spaziotempo in cui è confinato.
Sì, c'è qualche fugace scintillio di pura genialità; quei momenti in cui la parodia diventa lampo critico e riesce davvero a mostrare il mondo per ciò che è: una gigantesca messa in scena. Ma il resto scivola irrimediabilmente verso il meccanismo, la ripetizione, la rimasticazione di cui sopra. Di un cinema che resta imbrigliato nelle sue stesse gabbie, in quelle del pubblico che lo consuma, del mondo che (lo) osserva.
Forse non sarà l’ironia a salvarci — troppo fragile per resistere all’industria del contenuto, alla potenza radicata, indomita, pervasiva del già visto —, ma almeno ci ricorda che la realtà è sempre, inevitabilmente, una finzione. E, per quanto effimera o futile, riconoscerla in quanto tale resta un atto vitale. Oggi più che mai.
Ti è piaciuta la nostra recensione? Se sì, lascia un like e condividi l’articolo con chi vuoi.
In più, per non perdere nessun’altra pubblicazione, assicurati di seguirci sulle nostre pagine social e di iscriverti alla nostra newsletter.





