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            9 Marzo 2025
            La recensione di Bridget Jones - Un amore di ragazzo, il nuovo film della serie con Renée Zellweger e Hugh Grant Recensione Cinemando
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            BRIDGET JONES (- UN AMORE DI RAGAZZO) è coerente solo con sé stessa

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: Bridget Jones: Mad About the Boy
            USCITA ITALIA: 27 febbraio 2025
            USCITA USA: 13 febbraio 2025
            REGIA: Michael Morris
            SCENEGGIATURA: Helen Fielding, Dan Mazer, Abi Morgan
            CON: Renée Zellweger, Hugh Grant, Chiwetel Ejiofor, Leo Woodall, Emma Thompson
            GENERE: commedia, drammatico, sentimentale
            DURATA: 125 min

            VOTO: 6.5

            RECENSIONE:

            Dieci anni dopo il suo ultimo "pasticcio", l'incorreggibile Bridget Jones di Renée Zellweger torna al cinema diretto da Michael Morris. All'apparenza film in linea con il recente filone à la Il piacere è tutto mio, Bridget Jones - Un amore di ragazzo si rivela invece quale risultato di un compromesso mai perfettamente bilanciato tra coerenza e modernità. Un revival piacevole ma poco coraggioso.

            Sono trascorsi quasi dieci anni dall’ultima volta che abbiamo visto sul grande schermo l’incorreggibile Bridget Jones di Renée Zellweger, alle prese col concepimento - al solito, singolare e costellato di malintesi - e la nascita del suo primogenito, nel film che vedeva anche il ritorno dietro la macchina da presa della serie di Sharon Maguire, storica regista del primo, indimenticato e seminale capitolo.

            Nel frattempo, il mondo attorno a lei è cambiato, così come la sua vita: il marito Mark Darcy, suo unico e solo amore, è morto da quattro anni, rimasto vittima di una mina durante una missione umanitaria in Sudan, lasciandola sola con due figli, Billy e Mabel. Da quando non c’è più, Bridget ha messo in pausa qualsiasi cosa. Si limita a tirare avanti, passando le sue giornate al chiuso, sul divano, senza mai separarsi da pigiama e piumone, barcamenandosi tra gli impegni scolastici e le preoccupazioni per le sorti e il futuro dei piccoli, rassegnata al fatto di aver “appeso l’eccitazione al chiodo”. Possiamo dire che sopravvive, Bridget, fino a quando - memore della promessa che fece al compianto padre - non decide di tornare finalmente in pista, alla ricerca di una nuova giovinezza o, come direbbe qualcuno, di un “rinnovamento”.

            Pur tuttavia, il mondo, per l’appunto, è cambiato, tra podcast, life coach, video scemi che riportano in auge vecchi inni degli anni ‘80, CEO, CCO, ecc... E lo stesso hanno fatto gli appuntamenti, il corteggiamento, le relazioni amorose, ormai inscindibili da app di incontri, sexting, ghosting, ma anche fatte di quelle che, a suo tempo, sarebbero risultate “proposte indecenti”. Come quella che la nostra riceve da Roxster, aitante ranger ventinovenne che si professa estremamente attratto da donne più mature di lui. Subito scettica, Bridget infine cede alle avances e decide di uscirci, malgrado la differenza d’età (e non solo) si faccia sentire, e a dispetto delle naturali complicazioni che sorgono nel rapporto coi figli.

            Eppure, per quanto "obsoleta" e costretta ad adattarsi per non farsi travolgere dalla giungla che è la modernità, la nostra inguaribile romantica capisce ben presto che, per vivere davvero il tempo che le rimane, insieme a Billy, Mabel e all’ineludibile fantasma di Mark, dovrà rimanere coerente con sé stessa, con la propria età, con quello che è, è stata e sempre sarà. Per citare una nota canzone di David Bowie (citata e cantata), “non credere nell’amore moderno”, dove “non c’è segno di vita / Solo il desiderio di incantare”.

            La recensione di Bridget Jones - Un amore di ragazzo, il nuovo film della serie con Renée Zellweger e Hugh Grant Recensione Cinemando

            All’apparenza ultimo esemplare del recente filone di opere come Il piacere è tutto mio (con cui condivide una Emma Thompson a dir poco inimitabile): per natura satiriche, leggere ma non certo frivole, in equilibrio tra sarcasmo esistenziale e riflessione sociologica, che descrivono e raccontano la sessualità e il piacere femminile nella terza età; Bridget Jones: Un amore di ragazzo di Michael Morris (già dietro il film To Leslie e qualche puntata di Better Call Saul) si rivela, al contrario, quale risultato di un compromesso mai perfettamente bilanciato. Va da sé, un atto di nostalgica riverenza nei confronti di una saga e ideale chiusura della storia di personaggi che, per quanto ci provino, non riescono, e forse non possono nemmeno svincolarsi dal periodo storico e socio-culturale in cui sono giunti, per la prima volta, di fronte agli occhi degli spettatori. Pertanto, a contatto con un mondo che parrebbe essere il nostro, questi si mostrano in tutto il loro essere chiassosamente, evidentemente anacronistici, patetici, talora imbarazzanti, “alla frutta”.

            Ciò nondimeno, a fare la differenza è la manifestazione di garbata (auto)consapevolezza alla quale - dopo aver tentato la strada del moderno - sembrano giungere Bridget, tutte le sue (e nostre) vecchie conoscenze e, con essi, la sceneggiatura che la stessa (creatrice letteraria) Helen Fielding trae dal suo omonimo romanzo, al fianco di Dan Mazer e Abi Morgan. L’unica cosa che resta da fare è allora “continuare a vivere ed essere felici, nonostante quello che è successo”.

            In pratica, abbandonarsi alla scelta, alla storia e al finale più logico, naturale, divertente di quando in quando, ma anche meno coraggioso. Accettare altresì che “non so più come funzionano certe cose”. Sperare che, al di là della lieta e felice autoironia con la quale Zellweger porta in scena il suo corpo, “almeno certe cose non cambiano mai”. Si pensi, per esempio, ai modi da irriverente, provocatorio playboy di quella vecchia volpe di Daniel Cleaver, sempre interpretato da uno Hugh Grant che però, questa volta, ne restituisce un’interpretazione assonante nel suo essere più sfumata, tenera, sentimentale.

            O ancora, ritagliarsi una parentesi di serenità fulgida, malinconica, tanto quanto sintetica e irreale, grazie a cui rifare le stesse cose, ripercorrere le stesse situazioni, rivisitare quei luoghi lì, rivestire letteralmente i medesimi panni, se non addirittura rivedere e far rivivere le spettrali immagini, quasi fosse un greatest hits, l'album fotografico di un passato irripetibile. Farsi ingenuamente e un po’ utopicamente cullare dalle vecchie, indiscutibili massime, da leggi universali e senza tempo, in una sorta di secolare fisica newtoniana delle rom-com d’altri tempi: quelle della bellezza nelle cose “così come sono”, di lacrime e risate facili, spensierate, sfrenate, e di icone, proprio come Bridget Jones, in grado di definire un’epoca e lasciare un segno.

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