
FATTI VEDERE si traveste (di cinema) per (non) trovare sé stesso
SCHEDA
TITOLO ORIGINALE: Fatti vedere
USCITA ITALIA: 6 febbraio 2025
REGIA: Tiziano Russo
SCENEGGIATURA: Giulio Carrieri, Roberto Proia
CON: Matilde Gioli, Francesco Centorame, Pierpaolo Spollon, Asia Argento
GENERE: commedia, drammatico, sentimentale
DURATA: 105 min
VOTO: 5/6
RECENSIONE:
La genialità del suo titolo, la seconda regia di Tiziano Russo purtroppo non la trasla nello sviluppo effettivo di un soggetto che potrebbe aprire scenari e prospettive nuove, fresche, necessarie per la commedia italiana. Al contrario, c'è ben poco dietro il travestimento e il riferimento a Mrs. Doubtfire in Fatti vedere, un’operazione che fa il suo dovere con mestiere, (quasi) salvata dall'esilarante presenza di Asia Argento.
È ad un passo dalla genialità il titolo della seconda prova da regista di Tiziano Russo (su sceneggiatura di Giulio Carrieri e Roberto Proia, anche produttore). Fatti vedere. Da uno bravo, completiamo noi, come si suol dire. Oppure inteso come invito a smettere ingannevoli apparenze e maschere sociali, e lasciar fuoriuscire il proprio sé autentico. Farsi vedere per chi e come si è davvero.
Fattivedere(.com) è però innanzitutto il nome del sito di psicoterapia online da cui Sandra - giovane psicologa in carriera, arguta e spiritosa tanto quanto impacciata e ansiosa - viene assunta l’esatto giorno in cui si ritrova le valigie del proprio ragazzo davanti alla porta. Mollata senza alcun motivo, dopo dieci anni di affiatata (o forse non più) relazione, la nostra cerca di ricomporre invano la propria vita, sfogandosi con Benedetta, la sua amica del cuore, e psicanalizzando e psicanalizzandosi come spesso usa fare. Ma è tutto invano, e il quesito rimane.
Fino a che, in un giorno di lavoro qualsiasi, riceve una richiesta di seduta proprio dal suo ex. Fa in tempo a spegnere la webcam per non farsi riconoscere e, camuffando la voce, si finge un'anziana psicoterapeuta. Ma la scusa della videocamera rotta basta solo per i primi incontri. Ecco allora che Sandra decide - con l’aiuto di Marco, investigatore privato dalle mille sfortune - di improvvisarsi novella Mrs. Doubtfire, fingendosi qualcun altro pur di avere la risposta al cruccio che la ossessiona, incurante della deontologia o di quello che potrebbe comportare per la sua vita.

Dopo aver riproposto senza troppi guizzi la formula del “sick romance” nel proverbiale e abbastanza blando Noi anni luce, Tiziano Russo con Fatti vedere non fa che sostare nei lidi di un cinema sempre figlio di modelli squisitamente hollywoodiani, seppur di tutt’altra pasta e inclinazione in questo caso. Sono infatti il mai dimenticato "mammo" di Chris Columbus e Robin Williams, insieme alla prodromica Dorothy Michaels interpretata da Dustin Hoffman in Tootsie di Sydney Pollack, i numi tutelari di una psicommedia d’impronta brizziana che, cionondimeno, sembrerebbe ambire ad una dimensione umoristica altra rispetto ai soli e prevedibili equivoci derivati dalla “gimmick” del travestimento e da tutte le accezioni varie ed eventuali, annesse e connesse.
Questo perlomeno è ciò che viene naturale pensare, fin dai primissimi minuti di visione, di una pellicola che, prima di mascherarsi (del cinema di altri), si diletta e dileggia i complessi assurdi, i cortocircuiti paradossali dei suoi personaggi - a partire dalla stessa Sandra, psicologa capace di analizzare tutti tranne sé stessa -, lavorando al contempo con più registri e tipi di commedia (dallo slapstick al sociale), col linguaggio e le ritmicità del montaggio, con la progettazione e resa estetica (di interni ed esterni) di un’Italia solo a tratti folcloristica e perlopiù glocal, pronta per essere venduta ed esportata.
Inizia come una vera bulimia di gag e spunti comici, il tentativo di Russo, spesso tale da diventare pure controproducente, ma capace cionondimeno di giocare su più livelli, arrivando addirittura a decostruire e maneggiare la percezione e l'immagine divistica dei propri interpreti, con effetti a dir poco esilaranti. Il riferimento è, in particolare, ad una ben ritrovata Asia Argento, qui impegnata in un ruolo - quello dell’amica Benedetta (e fa già ridere così) - nel e per cui, oltre ad una grande autoironia e generosità, riversa una naturalezza e un carisma che la intitolano a tutti gli effetti mattatrice del film e suo tratto più spiccato, molte volte a discapito di colei che dovrebbe esserne la protagonista de facto. Che è Matilde Gioli, la cui interpretazione si fa, a sua volta, portatrice dello spirito e degli esiti di Fatti vedere, un’operazione che, al pari di Sandra, fa il suo dovere con mestiere, sacrificando quell’impressione (o illusione) iniziale di via alternativa, di ibridazione e fusione, nello stantio e ristretto orizzonte delle commedie nostrane, in nome della progressiva convenzionalità di un racconto spinto, in ultima battuta, verso le derive contemporanee di una parabola di emancipazione e autodeterminazione e le sottigliezze di un amore ambiguamente tossico. Ma è solo un trucco, smascherato, tra l'altro, prima di quanto si pensi.
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