10 GIORNI CON I SUOI è un passo indietro
SCHEDA
TITOLO ORIGINALE: 10 giorni con i suoi
USCITA ITALIA: 23 gennaio 2025
REGIA: Alessandro Genovesi
SCENEGGIATURA:
Giovanni Bognetti, Alessandro Genovesi
CON: Fabio De Luigi, Valentina Lodovini, Angelica Elli, Bianca Usai, Matteo Castellucci, Dino Abbrescia, Giulia Bevilacqua
GENERE: commedia, drammatico
DURATA: 98 min
VOTO: 5/6
RECENSIONE:
Fabio De Luigi e Valentina Lodovini tornano a fare coppia (per davvero) in 10 giorni con i suoi, terzo capitolo delle avventure della famiglia Rovelli. Un passo indietro e una parziale delusione rispetto alla postura relativamente progressista e anticonformista dei precedenti inserti, ma poco di cui lamentarsi con criterio. Perché quel che è giusto aspettarsi, la pellicola di Alessandro Genovesi lo regala senza troppi fronzoli e in giuste dosi.
Oltre alle (più o meno) copiose risate, l’altro vero e grande pregio dell’ormai avviatissimo franchise di 10 giorni sulle peripezie della famiglia Rovelli - che giunge oggi al fatidico terzo episodio - è sempre stato il voler proporre un’idea di nucleo e unità familiare senza dubbio mutuata dai vicini francesi o dai cugini americani, eppure generalmente inedita sul fronte cinematografico italiano. Altresì indiscutibile è, al contempo, la centralità del personaggio di mamma Giulia, interpretata da una sempre splendida Valentina Lodovini, tanto nel primo - 10 giorni senza mamma, appunto - quanto nel secondo - il pandemico 10 giorni con Babbo Natale -, portatrice di un impulso trasformativo, chiave per un cambiamento nel rapporto fra sessi e nelle dinamiche di coppia, insieme ad un distacco rispetto agli stereotipi di genere ancora (ahinoi) presenti e portati avanti, per proprietà transitiva, da molte produzioni nazionali.
È chiaro dunque che se tale rilievo dovesse venire meno, mancherebbe o, meglio, cambierebbe a sua volta la postura sociale e la carica civile, come pure l’abbozzo di discorso progressista di cui il racconto si fa veicolo. Segno dei tempi, forse. Si spera non disinteresse. Ciò nondimeno, è proprio quel che accade in 10 giorni con i suoi. Evidente ne è difatti l’involuzione nel suo puntare quasi tutti i riflettori su papà Carlo - portato in scena col solito charme da Fabio De Luigi - e sulla relazione, inevitabilmente assediata da spettri maschilisti, che questi intrattiene con la figlia maggiore Camilla. Legame che si accende d’una gelosia soffocante e d’una goffa apprensione quando quest’ultima decide di trasferirsi per frequentare l’università col fidanzato Antonio.
Di base, è questo il (fin troppo) proverbiale gancio da cui prende il via il terzo inserto della serie: col padre che non è ancora pronto a lasciar andare la sua primogenita, "affidandola alle mani" di uno sconosciuto che "conosce da neanche un anno". Un fastidio, una diffidenza dettati anche dalle origini meridionali del ragazzo e solo acuiti dall’invidia per il benessere della sua famiglia, che conoscerà molto bene nel corso di dieci giorni, in cui però non perderà occasione per rendersi un ospite poco gradito e cercare di portare la figlia dalla propria parte.
Ma il grande passo di Camilla non sarà l’unica notizia destabilizzante ad attendere Carlo e i Rovelli. A poche ore dalla partenza per la Puglia, Giulia scopre infatti di essere incinta del quarto figlio...

Cosa succederà quando sgancerà la bomba, vien da chiedersi. Ebbene, molto di quello che potreste aspettarvi e, in particolar modo, una serie di conseguenze e scelte che fungono, tra le altre cose, da termometro eccellente dell’animo di una pellicola che - va da sé - non prende nemmeno in considerazione la possibilità di una posizione scomoda. Anzi, sceglie con maggior comodità di affrontare l’argomento materno dal punto di vista delle sfide di una donna vicinissima alla mezza età, preferendo dirottare l’attenzione su uno scontro e incontro di opposti - (più a) nord e sud Italia, medio- e alta-borghesia, urbanità e ruralità - e di patriarcali fallocentrismi come se ne vedono da decenni sul grande e piccolo schermo, scortati dai mille mila equivoci che disseminano qua e là Carlo e prole.
Poco, se non pochissimo di cui lamentarsi o infastidirsi. Del resto, chi conosce la formula comica dei due precedenti capitoli, chi li ha visti e amati (ma pure chi non l’ha fatto), sa benissimo a cosa va incontro. E - salvo una sorta di effetto-Boyhood e qualche sporadico segnale di una viva presenza registica (di Alessandro Genovesi) -, quel che è giusto aspettarsi, 10 giorni con i suoi lo regala senza troppi fronzoli e nelle giuste dosi. A partire dallo stesso De Luigi, le cui facce(tte), congenita simpatia, ruvida e sardonica cifra e tempi che non sbagliano un attacco, è capace di salvare anche la gag più basilare o la battuta più pigra; passando per la mirabile versatilità e la grande naturalezza di Lodovini, fino ad arrivare ai giovani, quando non giovanissimi interpreti, talora in grado di rubare la scena agli adulti. Parliamo, più precisamente, di Gabriele Pizzurro, felice conferma dopo Stranizza d’amuri, e dei piccolissimi Bianca Usai e Leone Cardaci, genuini protagonisti (à la Moonrise Kingdom) di alcune delle sequenze più riuscite.
Semmai, più che il coraggio di fare un passo avanti, ciò che latita davvero in 10 giorni con i suoi e di cui si può sanamente "brontolare" è la relativa esilità dell’intreccio rispetto ai suoi - già minuti ma di certo superiori - predecessori. Insomma, il solito e prevedibile cinema medio, di sistema (quello di cui dobbiamo accontentarci?) fatto con mestiere e, solo a tratti, con passione, che si dileguerà (dalla memoria), se non subito, dopo una decina di giorni. Fino ai prossimi…
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