
Quello di SONIC (3) è il franchise felice di Hollywood
SCHEDA
TITOLO ORIGINALE: Sonic the Hedgehog 3
USCITA ITALIA: 1° gennaio 2025
USCITA FRA: 20 dicembre 2024
REGIA: Jeff Fowler
SCENEGGIATURA: Pat Casey, Josh Miller, John Whittington
CON: Jim Carrey, Ben Schwartz, Idris Elba, Keanu Reeves, James Marsden, Tika Sumpter, Krysten Ritter
GENERE: azione, commedia, fantascienza, drammatico, avventura
DURATA: 110 min
VOTO: 6
RECENSIONE:
Con un'abilità e una solerzia produttiva che hanno del prodigioso, la saga di Sonic arriva al suo terzo capitolo, nel quale facciamo la conoscenza del villain (e futuro antieroe) Shadow, riccio nero in cerca di vendetta contro il genere umano, originalmente e filologicamente doppiato da Keanu Reeves. È però la cosa meno interessante - insieme allo stesso Sonic - di una pellicola tenuta di nuovo in ostaggio da un Jim Carrey, qui doppio, che la rende altro incontinente scrigno (testamentario?) di intuizioni, trovate, lezioni.
Tra i tanti franchise che, negli ultimi anni, si sono succeduti su grande e/o piccolo schermo, quello (delle trasposizioni live action a firma Paramount) di Sonic è stato indubbiamente uno dei più compatti, solidi e puntuali, capace, tra le altre cose, di avere qualcosa che molti suoi simili faticano a conquistare.
Parliamo di un’evoluzione crescente, di un interesse e affetto crescenti e, di conseguenza, un ampliamento progressivo ed esponenziale del proprio bacino di spettatori e fan, specie presso le famiglie con bambini piccoli al seguito. Quindi, non più solo gamers della prima ora, quanto piuttosto un pubblico di patiti di questa precisa ed esatta incarnazione cinematografica del riccio blu (lo ricordiamo, partorita dall’indignazione generale), che oggi giunge alla sua terza avventura, già proiettata a doppiare ogni risultato delle due che l’hanno preceduta.
Il “dream team” composto dal fidato e devoto regista Jeff Fowler e dal trio di sceneggiatori (Pat) Casey, (Josh) Miller e (John) Whittington tornano allora ad unire le forze per portare sul grande schermo un altro, iconico personaggio del pantheon SEGA, forse addirittura più intrigante e affascinante del suo eroe titolare. Difatti, Sonic 3 funge innanzitutto da storia d’origini del “bello e tenebroso” riccio nero Shadow (in originale, filologicamente interpretato da Keanu Reeves), temibile maestro del caos in cerca di vendetta (giustappunto) contro l’umanità, introdotto per la prima volta come antagonista principale in Sonic Adventure 2 e successivamente assurto ad antieroe neutrale e taciturno.
Sarà lui una delle minacce contro cui dovrà vedersela un Sonic ormai adagiatosi sugli allori delle imprese passate (malgrado, diegeticamente, si dica essere trascorso appena un anno!) e della vita familiare condivisa coi Wachowski, papà e mamma putativi, con la volpe Tails e l’echidna Knuckles (co-villain della scorsa iterazione, ora passato dalla parte della luce, nonché protagonista della prima serie spin-off di questa novella saga). Non solo, il nostro sarà chiamato a mettere in discussione sé stesso, il proprio animo e narcisismo eroico insieme alle proprie azioni, in opposizione alla sua più logica antitesi - fin da una questione meramente cromatica. Allo stesso tempo, Shadow è però anche l’ombra vera e propria di chi sarebbe potuto o potrebbe tutt’ora diventare Sonic. Un riflesso altro del suo vissuto sulla Terra e, con esso, della sua "statura eroica".

Su questa china tematica di doppi, rifrazioni, paralleli(smi) sguazza il copione di Sonic 3, tanto da farne perno di una storia stringata e rudimentale, da prima maniera videoludica, che procede col proverbiale pilota automatico, di livello in livello, aumentando di volta in volta la difficoltà, e imbarcandosi in un giro del mondo (in appena 100 minuti, dalle ridenti foreste del Montana al centro di Tokyo, passando per le strade e gli iconici monumenti di Londra) che urla a gran voce “esportazione” o "compromesso co-produttivo" tra Oriente e Occidente, ergo la culla nipponica e l’acquirente statunitense. (Una storia, beninteso, in cui nuovamente il suo supposto protagonista è forse l'elemento meno interessante.)
Parallelamente, questo leit motiv si fa foriero di passaggi abbastanza spiritosi - quale può essere l’ammissione della piega soap-operistica alla quale ogni saga, per definizione, si ritrova a dover cedere per poter proseguire e procacciarsi nuova linfa vitale - o ancor di scelte indovinate, oltre che graditissime. Il riferimento è, ovviamente, allo sdoppiamento di Jim Carrey, qui impegnato non solo nel ruolo di un redivivo dottor Ivo "Eggman" Robotnik, ma anche in quello del nonno (di quest’ultimo) Gerald, legatissimo a Shadow, anch’egli scienziato brillante ma dalla condotta malefica, specie dopo la scomparsa dell’adorata nipote Maria.
Circostanza, questa, che permette all’indimenticato interprete di The Mask, Ace Ventura e del Grinch di sbizzarrirsi fuori da ogni regola, portando alle estreme conseguenze: ipertrofiche, sterminate, ai confini del cartoon; il proprio segno (divistico e) distintivo di carismatica stravaganza e ispirazione estemporanea, e facendo quindi di Sonic 3 una sorta di incontinente scrigno (testamentario?) di intuizioni, trovate, lezioni. Una giostra sfrenata, continuamente in bilico tra genio e futilità che vale, ad ogni modo, il prezzo del biglietto.
E per fortuna che c’è Carrey a tingere e riempire ogni spazio disponibile di questo racconto con un talento indiscusso, larghissimo, intergenerazionale. Spesso così bene che si cade preda dell’illusione, dimenticandosi di star vedendo lo stesso attore in due vesti diverse. In effetti, per quanto linearissima, limpida e sempre funzionale nello svolgimento, la narrazione pare muoversi, sì, troppo formulaicamente, ma soprattutto più ragionatamente del solito, privata peraltro di quella levità, di quel carattere genuino, di quell’infantile nonchalance, e indirizzata quasi più verso il pubblico (di sicuro ridotto) di chi Sonic lo conosce degli anni ‘90, il “miglior decennio di sempre” come dirà qualcuno.

Di questa lena, correndo tra un omaggio ai film di kaiju, tratti da cinefumetto e innesti anime, passando da un product placement all’altro, tra una citazione (cinefila e non) e un easter egg (alla controparte virtuale), la pellicola di Fowler non si fa certo ostacolare da elementarità o didascalismi di sorta e riesce comunque a raggiungere la meta, continuando indisturbata a perseguire il suo disegno di intrattenimento senza fronzoli, con un’abilità, solerzia e felicità industriali e produttive che hanno del prodigioso.
Tant’è che vero che, or ora, mentre scriviamo queste righe, è già ai blocchi di partenza un (annunciato) quarto capitolo, all’insegna - come anticipato da una delle due sequenze post-credit - del "rosa metallizzato".
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