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            31 Ottobre 2024
            Flow Un mondo da salvar Recensione Film Cinemando
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            FLOW è la favola del futuro?

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: Straume
            USCITA ITALIA: 7 novembre 2024
            USCITA USA: 22 novembre 2024
            REGIA: Gints Zilbalodis
            SCENEGGIATURA: Gints Zilbalodis, Matīss Kaža
            GENERE: animazione
            DURATA: 85 min
            Presentato al Festival di Cannes 2024 e al Festival di Annecy 2024

            VOTO: 7/8

            RECENSIONE:

            Dalla Lituania arriva Flow di Gints Zilbalodis, il film d'animazione che ha incantato Cannes e Annecy e che lo stato baltico ha scelto per rappresentarlo ai prossimi Oscar (2025). È il viaggio in un mondo (ir)riconoscibile e mutato di un'arca di diversi animali. Una favola ambientalista, ecologista e meditativa che tratta la natura umana non più dal punto di vista dell’eternità e incorreggibilità dei suoi comportamenti, ma da quello dei suoi effetti più irreparabili e definitivi. Dalla possibilità che il "flusso" possa spezzarsi per sempre. 

            Un gatto nero con grandi occhi gialli vaga solitario in una terra rigogliosa e insieme ostile, indefinita, aliena per certi versi. Ma solo perché si tratta di una versione e una visione ideale (ma non certo idealistica), futuribile, oltre che velatamente apocalittica, della nostra. Una di cui il felino - e tutte le creature che incontrerà nell’odissea alla quale, suo malgrado, sarà chiamato - diventa ben presto l’unità di misura. Una terra, nella cui scoperta questi servirà da espressione e figurativizzazione di un’umanità - la nostra, del qui e ora - ridotta allo stato animale, all'istinto primordiale, di sopravvivenza, diffidente nei confronti del prossimo e, di conseguenza, divisa in clan intra-specie.

            È questa l’idea di base di Flow, l’avventura d’animazione - co-prodotta dalla lettone Dream Well Studio, dalla francese Sacrebleu Productions e dalla belga Take Five, e co-scritta e diretta dal lituano Gints Zilbalodis - che ha incantato il Festival di Cannes e di Annecy, e che la Lituania ha addirittura scelto come candidato al miglior film internazionale ai prossimi premi Oscar (quelli del 2025, ndr). Un’opera che, al di là dell’aspetto estetico e dei tanti ganci e affondi passibili di facilità e astuzia (fra cui un character design di per sé molto indovinato), si scopre interessante per svariati motivi. E non solo per ciò che dice, ma anche e soprattutto per le riletture e le ibridazioni di cui si serve per comunicare il proprio messaggio.

            Flow Un mondo da salvar Recensione Film Cinemando

            Quello di Zilbalodis si unisce infatti al coro di testi [ultimo dei quali è il coevo Il robot selvaggio, di stampo hollywoodiano] che ci invitano ad una riflessione in senso ampio: intellettuale, filosofica, visiva; sulla nostra natura, che ci avvertono della nostra transitorietà, di un tempo che è già scaduto, e che concretamente immaginano la fine di una civiltà della quale rimangono solo le rovine, un mondo di pochi - né antropici né antropomorfi - in balia del “caos calmo” degli elementi.

            In questo senso, la pellicola sa unire, rielaborare, rendere presente una delle forme di racconto più arcaiche come la favola (di esopiana memoria) attraverso un cinema molto più vicino al concetto di esperienza audiovisiva, nella più immersiva delle sue tante accezioni.

            Ci troviamo di fronte quindi ad un cinema dagli evidenti innesti videoludici (a cominciare dall’importanza accordata alla fisica di personaggi e oggetti, passando per la grafica low-key, fino a giungere all'illuminazione e al camera-work), aperto ad una sensibilità e spiritualità orientale, giapponesi per essere precisi. Ne deriva perciò un ibrido tra ambientalismo, ecologia e decadentismo, tra la poetica e l’estetica di Hayao Miyazaki e quelle di Fumito Ueda, dove significato e narrazione sono interamente affidati alla capacità evocativa dei quadri e all’espressività muta degli animali di cui seguiamo le orme.

            Anime complesse e insieme archetipiche, queste, di una spedizione di proporzioni e riecheggi biblici, alla (ri)scoperta non soltanto di un ambiente instabile e profondamente stravolto, ma pure di vecchie virtù e nuove consapevolezze capaci di trascendere ogni limite, naturale o imposto dalla collettività. Come, ad esempio, la solidarietà, la cooperazione, il riconoscere quel legame inscindibile che determina e ordina ogni minima particella del creato; quell’equilibrio, talora spietato, che regola il flow del titolo. Che è, a sua volta, il fluire dell’acqua, onnipresente, fondamentale per vivere e viaggiare, ma anche pericolosa. E poi, il fluire del tempo, che attraversa e deposita le proprie impercettibili tracce su tutto ciò che ci circonda. E, ovviamente, il proverbiale cerchio della vita, che invece ci ricorda come, per uno che sopravvive, c’è sempre qualcun altro (o qualcos'altro) che soffre.

            Flow Un mondo da salvar Recensione Film Cinemando

            Come si può intuire, non è che dica cose proprio nuove, o aliene che dir si voglia, il film di Zilbalodis. Semplicemente, con la grazia e il passo felpato del suo protagonista, ripropone i modi - anche reiterativi - su cui la favola si informa dalla notte dei tempi, riadattandone però l’impianto, il carattere moraleggiante, lo spirito alla contemporaneità. E quindi, rivolgendosi e trattando la natura umana non più dal punto di vista dell’eternità e incorreggibilità dei suoi comportamenti, bensì da quello dei suoi effetti più irreparabili e definitivi; dalla possibilità che quel flusso di cui sopra possa spezzarsi.

            Questo è Flow: la nostra estrema e drammatica transitorietà raccontata in profondità grazie ai piccoli e teneri gesti di un’arca (solo) animale.

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