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            1 Settembre 2024
            Wolfs Venezia 81 Recensione Cinemando
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            VENEZIA 81

            WOLFS di Jon Watts - La recensione

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: Wolfs
            REGIA:  Jon Watts
            SCENEGGIATURA: Jon Watts
            CON: Brad Pitt, George Clooney, Amy Ryan, Austin Abrams, Poorna Jagannathan, Zlatko Burić, Richard Kind
            GENERE: thriller, commedia
            DURATA: 108 min

            VOTO: 7-

            RECENSIONE:

            Brad Pitt e George Clooney tornano a fare duo nella prima esperienza di Jon Watts post-Marvel Universe. Wolfs è una action comedy portata con mestiere dall’inizio alla fine, che apre tuttavia le possibilità per una riflessione sull’immortalità del divismo.

            “Two is better than one”. L’iconico Mr. Wolf dell’altrettanto iconico Pulp Fiction di Quentin Tarantino si sdoppia in Wolfs, la prima esperienza di Jon Watts dopo il lavoro (e i tre film) sullo Spider-Man del Marvel Cinematic Universe. O, come lui stesso preferisce definirlo, “il mio tentativo di tornare con i piedi per terra dopo sette anni passati a dondolarmi dai grattacieli e a saltare attraverso i portali del multiverso”. 

            Non cambia lo sfondo, che rimane sempre New York, bensì il genere, optando per una action comedy, dalle tinte noir e thriller e dagli inevitabili risvolti buddy che vede per protagonisti i colleghi, amici, spesso partner-in-crime George Clooney e Brad Pitt, qui di nuovo in tandem dai tempi di Burn After Reading dei fratelli Coen, nel ruolo appunto di una coppia di fixer dall’identità segreta - e modellati sulla falsariga del personaggio tarantiniano di cui sopra, come pure di una galleria di professionisti e killer solitari di cui il cinema ha raccontato le gesta, le parabole, le crisi, gli sperdimenti. Il loro compito, lo dice il nome, è mettere a posto, ripulire, sistemare i pasticci degli altri. I cosiddetti “panni sporchi” o, in questo caso specifico, un cadavere. 

            I due arrivano a conoscersi una sera, quando, per pura coincidenza(?), varcano la soglia della medesima suite d'un hotel di lusso: uno, contattato dall’attuale inquilina della camera per far sparire l’esito di una serata andata a male; l’altro, assoldato dalla misteriosa direttrice della struttura per supervisionare il lavoro del primo. Inutile dire che nulla è come sembra e che ben presto, volente o nolente, si ritroveranno invischiati in qualcosa di molto più grande di loro. 

            Se la traiettoria narrativa rincorsa dal copione di Wolfs - scritto dallo stesso regista “mettendo insieme quasi tutte le mie cose preferite: le frenetiche corse di una notte, trame criminali impenetrabilmente complesse, David Mamet, Buster Keaton, neve” - è tutto fuorché inedita, ad esserlo sono prevedibilmente (ed efficientemente) le dinamiche, le schermaglie, le derive bromance che si vengono a creare tra queste due stelle del cinema hollywoodiano, e non solo. A tal proposito, laddove Pitt riconferma le sue qualità di attore di commedia, di eccellente corpo muto: quello gigione, sfacciato, ribelle che il già citato Tarantino ha portato alle estreme conseguenze in C’era una volta a… Hollywood; Clooney, d’altro canto lavora su un ghigno che vira invece su un tragicomico. Uno a cui pian piano si accorderà anche il compare per caso. 

            È il ghigno della piccola e buffa “tragedia” della mezza età, di due vecchi lupi (del cinema) che si riconoscono in un afflato metatestuale non tanto di decostruzione divistica, quanto di ironia e curiosità personale. “Che storia vuoi raccontare?”, chiede uno di loro al personaggio interpretato dal giovane Austin Abrams (questi, davvero incrollabile, capace di tenere testa allo smisurato carisma della coppia protagonista e alla materia cinematografica di cui “sono fatti”). E “se (o visto che) non siamo immortali”, “che storia vuoi raccontare?”, chiedono il Clooney e il Pitt produttori al (più) giovane Jon Watts. 

            La risposta - neanche a dirlo - è Wolfs: un canovaccio, per l’appunto, scontato e non sempre scorrevole, fortunosamente rimpolpato da un’evidente dose di improvvisazione, ma comunque scortato fino alla fine assecondando una coolness quasi naturale, con misura, mestiere, alcune sequenze indovinate e qualche diversione gustosa. Insomma, un divertissement di cui ci si può fidare ciecamente. 


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