
VENEZIA 81
CAMPO DI BATTAGLIA di Gianni Amelio - La recensione
SCHEDA
TITOLO ORIGINALE: Campo di battaglia
REGIA: Gianni Amelio
SCENEGGIATURA: Gianni Amelio, Alberto Taraglio
CON: Alessandro Borghi, Gabriel Montesi, Federica Rosellini
GENERE: storico, drammatico
DURATA: 104 min
In concorso alla 81ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia
VOTO: 5
RECENSIONE:
A distanza di due anni da Il signore delle formiche, Gianni Amelio torna al cinema (e in concorso al festival di Venezia) con un altro dei suoi dissidenti. Questa volta, il contesto è la prima guerra mondiale, ma poco cambia. Nemmeno Alessandro Borghi può rivitalizzare un compitino sistematico e al cloroformio.
Si apre nella maniera migliore possibile Campo di battaglia, il film che segna il ritorno di Gianni Amelio sul grande schermo (oltre che in concorso al festival di Venezia), a distanza di due anni da Il signore delle formiche. Veniamo infatti immersi fin da subito nella rappresentazione della guerra, nella sua brutalità e nella logorante disumanizzazione che produce in chi la combatte, mediante un long take, un balletto mortifero che vede per protagonista un soldato dell’esercito italiano, sul fronte della prima guerra mondiale, intento a tastare un cumulo di cadaveri, in principio si direbbe alla ricerca di tracce di vita. Di eventuali sopravvissuti da portare in salvo. Impressione, questa, che viene smentita qualche istante più tardi, quando questi trova ed estrae dalla giubba di un commilitone un pezzo di pane, che prontamente, famelicamente addenta.
Sono immagini che ben si accordano alle intenzioni di Amelio, che mette in chiaro che “questo non è un film di guerra, ma un film sulla guerra. Solitamente il genere vira volentieri sull’avventuroso. Il mio invece sorvola riflessioni ed è una storia di uomini (!)”. “L’odio tra i popoli - ha poi aggiunto - è una malattia da sradicare. E anche il cinema, se motivato da intenzioni decise, può contribuire a questo”.
Se, in queste parole - per quanto corrette e sacrosante possano essere -, anche voi leggete una certa ovvietà e naïveté, potete starne certi: ne troverete facilmente traccia durante la visione di Campo di battaglia. Che, partendo dal romanzo La sfida di Carlo Patriarca, sceglie di lasciare la trincea (quasi del tutto) fuori campo al fine di concentrarsi sulla realtà di vita e di morte, di furbizia e sofferenza, di un ospedale da campo dove i soldati feriti vengono inviati per essere riammessi al più presto nel distruttivo conflitto contro gli austro-ungarici o, in caso di comprovata invalidità, rimandati a casa.
Moltissimi tra coloro che occupano i letti e le corsie si sono e si autoprocurano infatti lesioni; simulano incidenti per favorire il loro rientro. E il compito di valutare la veridicità di questi casi spetta a due dottori, idealmente e moralmente agli antipodi. Da un lato, abbiamo quindi Giulio Farradi: un ufficiale (medico) in tutto e per tutto, che crede nel valore militare e nel bene della patria più di ogni altra cosa e talora arriva ad ignorare vivide realtà cliniche cosicché i propri degenti tornino seduta stante a difendere la patria. Dall'altro, vi è invece Stefano Zorzi, in tutto e per tutto un uomo di medicina (biologo d’estrazione), pieno di pietà, premura e dolcezza per questi disgraziati, disposto a tutto per farli fuggire dalla sregolata follia della guerra. Addirittura, a procurare - su consenso del paziente - lesioni e piaghe. Ad officiare il male (minore) per il bene (maggiore).
Tra questi due poli antitetici, si consuma una (in)visibile e silenziosa partita sulla scacchiera dell’etica, della politica, della responsabilità che si complicherà e verrà stravolta dallo scoppio dell’epidemia di febbre spagnola, legata a doppio filo proprio a quel conflitto. Ad una guerra senza senso: è questo - come già “ci ha detto” lo stesso Amelio - il punto focale attorno a cui ruota e si impernia il racconto e i discorsi di Campo di battaglia, che in questo non dimostra certo grande originalità o un minimo di sforzo. La sceneggiatura - scritta dallo stesso regista insieme al sodale Alberto Taraglio, con cui ha lavorato ne La tenerezza e in Hammamet - si alimenta di due delle peggiori, purtroppo sempreverdi, ergo odierne disgrazie: la guerra e la pandemia da Covid; trasfigurandole nella parabola dell’ennesimo (dopo Aldo Braibanti) dissidente ameliano, caratterizzato da un coraggio e un’integrità eccezionali. Forse pure troppo.
Uno dei grandi difetti della pellicola risiede infatti nella caratterizzazione dei personaggi. Laddove a Zorzi viene riconosciuta un’accezione quasi messianica, una purezza, un sacrificio claustrale, Farradi, che dovrebbe presentare un’ambiguità e andare eventualmente incontro ad una contraddizione, pare quasi non svilupparsi. Giungiamo però alla vera nota dolente del copione, all’infermiera Anna, l’unica presenza femminile importante dell’intreccio, che Amelio e Taraglio riducono tuttavia ad una mera funzione narrativa, ad una testimonianza pretestuosa dell’influenza e dell’importanza degli ideali espressi e avviati dal primo medico.
Poca gravità e densità possono addurre, in tal senso, le interpretazioni di un Alessandro Borghi misuratissimo, ma talora di maniera, di Gabriel Montesi e di Federica Rosellini, costretti a fronteggiarsi inevitabilmente con una scrittura che non gli offre alcuna occasione per emergere e lasciare un segno.
Questo perché, esattamente come il precedente, Campo di battaglia è un film che non sembra provare alcun impeto o trasporto nella storia che deve portare in scena e nella tesi che vuole affermare. Innocuo, blando, antiquato... Per farla breve, un compitino sistematico che ripassa stancamente una dialettica vecchia tanto quanto la guerra a cui fa riferimento, adagiandosi su un’estetica al cloroformio, congelata tra una fotografia patinata e convenzionalissima e una colonna sonora che avrebbe meritato immagini migliori da commentare.
Ti è piaciuta la nostra recensione? Se sì, lascia un like e condividi l’articolo con chi vuoi.
In più, per non perdere nessun’altra pubblicazione, assicurati di seguirci sulle nostre pagine social e di iscriverti alla nostra newsletter.





