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            9 Luglio 2024
            A Quiet Place Giorno 1 Lupita Nyong'o Joseph Quinn Recensione Cinemando
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            A QUIET PLACE - GIORNO 1, IL SILENZIOSO RUMORE DELL'EMOZIONE

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: A Quiet Place: Day One
            USCITA ITALIA: 27 giugno 2024
            USCITA USA: 28 giugno 2024
            REGIA: Michael Sarnoski
            SCENEGGIATURA: Michael Sarnoski
            CON: Lupita Nyong'o, Joseph Quinn, Alex Wolff, Djimon Hounsou
            GENERE: drammatico, fantascienza, thriller, orrore
            DURATA: 99 min

            VOTO: 7+

            RECENSIONE:

            Michael Sarnoski raccoglie il testimone dietro la macchina da presa del silente franchise horror di John Krasinski in un prequel spin-off dedicato al primo giorno dell'invasione aliena. Una pellicola in cui il regista ritrova le sequenze del suo Pig, dotando la saga di un umanesimo peculiare e del tutto inedito, molto tenero e personale, portato con grazia da due splendidi Lupita Nyong'o e Joseph Quinn. 

            C’è una sequenza, in A Quiet Place - Giorno 1, che ad una prima occhiata potrebbe apparire trascurabile, di poco conto. Arriva nei primissimi minuti ed è ambientata in un teatro di marionette, quasi un luogo altro (o un non-luogo) nella caotica e rumorosa(!) frenesia metropolitana di New York, dove, per puro caso, trova posto Sam, la protagonista del film, una poetessa affetta da un tumore irreversibile. Tutt’a un tratto, si spengono le luci e sul palco appare un uomo, che capiamo subito essere il marionettista, con in mano una valigia da cui estrae un delizioso fantoccio.

            Se, sulle prime, la giovane si mostra annoiata da questo spettacolo tanto demodè, man mano che incalza, inizia invece a dimostrare un certo coinvolgimento. Viene catturata, in particolare, dal pupazzo che l’artista agita e anima - come si confà - in maniera del tutto plateale, evidente, praticamente esibita. Ancor più precisamente, dallo sguardo di questo pezzo di legno: vitreo e insieme molto espressivo, che la turba nel profondo e a tal punto da farla alzare dalla poltroncina e abbandonare il teatro.

            Potrebbe risultare bizzarro questo nostro concentrarci su un segmento che non riveste alcun peso specifico nell’economia (macro- e micro-)narrativa del silente franchise horror patrocinato da John Krasinski e, va da sé, di questa sua nuova iterazione, spin-off prequel, mito (ri)fondativo, incentrato - come anticipa il titolo - sul primo giorno dell’invasione (e seguente carneficina) extraterrestre. Ciò nondimeno, l'attenzione e lo spazio riservatole dall’istanza narrante ci lasciano presupporre che, una propria importanza, possa avercela eccome. 

            A Quiet Place Giorno 1 Lupita Nyong'o Joseph Quinn Recensione Cinemando

            Non è allora una scelta casuale quella di anticipare l’effettiva “guerra dei mondi” con una forma così arcaica di spettacolo, giacché tale scena funge innanzitutto da teorema, da dichiarazione d’intenti della pellicola e del suo essere - al pari del sistema che dà vita all'esibizione in oggetto - manifesto, lampante, visibile meccanismo di tensione, performance immersiva e sensoriale che stimola i nostri istinti sommersi e la primordialità della nostra percettività. O, banalmente, artificio horrorifico di cui il neo esordiente Michael Sarnoski - sostituto in cabina di regia del già citato Krasinski, che rimane comunque impegnato in scrittura e produzione - non teme di mostrare i cosiddetti fili, il cui fine primario è innescare le emozioni più basilari dello spettatore.

            Quel medesimo frammento funziona poi anche su un piano di iniziale costruzione del personaggio di Sam, scossa imprevedibilmente da un qualcosa di infantile, epidermico, puramente impulsivo, come possono essere un fantoccio, l’apocalisse o una fine che si sente ogni giorno più vicina. A questa, d'altronde, si è arresa ben prima che gli alieni facessero capitolino sulla Terra, e il cui rintoccare sarà ciò che - quando un altro evento straordinario si sommerà, sarà divenuto il suo (e non solo) nuovo, dolente status quo - la spingerà ad andare alla ricerca di qualcosa che potrebbe apparire magari naif, esiguo, ridicolo, trascurabile per l’appunto. Una che, tuttavia, potrebbe benissimo essere tutto ciò che le resta, soprattutto se l’obiettivo del nemico o chi per lui - l’invasore, la trasfigurazione mostruosa di una deriva del contemporaneo, oppure (le immagini di) un trauma (l’11 settembre) ancora vivido nell’immaginazione collettiva - è quello di portare la specie umana all’individualismo, all’isolazionismo, ad un’apatica divisione.

            Che sia uno spicchio della pizza più buona in città, le fusa del proprio gatto (Frodo, assoluto co-protagonista) o il sottovalutato e spesso dimenticato valore della compagnia, di un contatto umano, di uno scambio affettuoso, di calore e vicinanza, è nel suo riuscire a non rendere goffa, pleonastica o fuori luogo questa fantomatica "cosa" che risiedono la forza e il miglior pregio di A Quiet Place - Giorno 1 e del lavoro registico di Sarnoski. Il quale, fatto salvo un paio di incertezze in qualche momento più concitato, raccoglie con cura e rispetto il testimone di Krasinski, come pure il tocco, la mitologia, una precisa idea di (narr)azione, l’intuizione originaria della saga, portandoli senza indugio ad un livello superiore.

            Succede, in primis, a quello spettacolo di cui sopra e ad una formula che - seppur invariata (e riassumibile nella tagline promozionale: “Rimani in silenzio. Rimani vivo”) e pur proponendosi di fatto come un more-of-the-same - gode di un’impressione di freschezza. Sostanziali, in tal senso, il cambio di prospettiva narrativa e narratologica, di ambientazione - con l’America rurale, boschiva, intestina che lascia il posto ad una metropoli sfruttata nella propria verticalità, dai tetti dei palazzi alle gallerie sotterranee -, oltre alle nuove dinamiche e situazioni sottintese in un simile trasferimento.

            A Quiet Place Giorno 1 Lupita Nyong'o Joseph Quinn Recensione Cinemando

            Non bastasse, Sarnoski sceglie inoltre di dotare l’universo di A Quiet Place di un umanesimo peculiare e del tutto inedito, molto tenero e personale, reimpostandosi sulle frequenze di Pig, il suo imprendibile debutto, parimenti “potente ed elementare nel suo fascino”.

            Al di là dell’acutezza con cui egli si muove fuori e dentro l’immaginario cinematografico - tra il catastrofico e apocalittico di Cloverfield, della spielberghiana e già citata Guerra dei Mondi, Io sono leggenda, The Day After Tomorrow - si pensi anche solo alla caratterizzazione della protagonista e al percorso che, alla stregua dello chef eremita di Nicolas Cage, decide di intraprendere per motivi apparentemente futili: il maiale da tartufo si tramuta quindi nell’inseguimento, nell’(ir)ragionevole ricerca di un agrodolce ricordo d’infanzia, nell'inconfessato desiderio di "gustare" un’ultima volta lo spirito di una città. Tutto questo porta la pellicola verso i lidi di un omaggio accorato, e traduce il racconto più intimo e melodrammatico in una metafora in scala di qualcosa di collettivo e intrinsecamente umano, trascinata e arricchita preziosamente da due splendide interpretazioni.

            Sam è infatti portata su schermo dal premio Oscar Lupita Nyong'o, che mette a buon uso le lezioni di Noi di Jordan Peele, dimostrandosi (nelle reazioni, nei lancinanti reaction shot) a dir poco perfetta come (non-)scream queen. Non solo, l'attrice apporta al mix un’ironia, una sensibilità struggente e una capacità emotigena che riescono addirittura ad eclissare la matriarcale Emily Blunt. Al suo fianco, un Joseph Quinn nei panni di Eric, giovane e solitario studente di giurisprudenza, trasferitosi a New York dal Kent, spesso vittima di attacchi di panico, che accompagnerà, supporterà, asseconderà l’ultimo desiderio della nostra Sam. Un ruolo, questo, con cui il giovane attore, meglio noto per essere il metallaro Eddie di Stranger Things, può finalmente scindersi dalla maschera cucitagli addosso dai Duffer Bros. e imporsi all’attenzione del pubblico per le sue doti mimetiche e una vibrazione drammatica non indifferente.

            Non fosse che per il modo in cui - molto silenziosamente - riesce a rinvigorire le trazioni ed estendere le prospettive di vita di un franchise ormai arrivato al fatidico terzo capitolo, basterebbero il carisma di lei e l’affiatamento attoriale e molto sincero di cui entrambi danno sfoggio, a fare di A Quiet Place - Giorno 1 un esempio (e un’esperienza) di blockbuster a suo modo controcorrente; uno di cui abbiamo profondamente bisogno. E, di Michael Sarnoski, un rarissimo caso di “voce” indie che sembra invece aver trovato la sua vera casa nel cinema “più fragoroso”.         

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