L'ESORCISMO (RI)CADE NELLA TENTAZIONE CHE ESORCIZZA
SCHEDA
TITOLO ORIGINALE: The Exorcism
USCITA ITALIA: 30 maggio 2024
USCITA USA: 7 giugno 2024
REGIA: M. A. Fortin, Joshua John Miller
SCENEGGIATURA: M. A. Fortin, Joshua John Miller
CON: Russell Crowe: Anthony Miller, Sam Worthington, Ryan Simpkins, Chloe Bailey, David Hyde Pierce
GENERE: horror, thriller
DURATA: 93 min
VOTO: 4.5
RECENSIONE:
Russell Crowe non è l'esorcista del papa, ma l'esorcista per finta ne L'esorcismo - Ultimo atto di M.A. Fortin e Joshua John Miller, in cui ritrova l'abito talare, ma non l'armonia e la connessione con il tono e l'afflato da B-movie alquanto bizzarro. Il che diventa deleterio nel momento stesso in cui la pellicola abbandona idee di base effettivamente interessanti e diventa un horror come tutti gli altri.
Qualora ve lo steste chiedendo: no, non è l’esorcista del papa, bensì l’esorcista per finta, quello che interpreta Russell Crowe - ormai lanciatissimo beniamino del cinema d’exploitation, un po’ grezzo, di fascia medio-bassa, in una riscrittura piena e disinibita della propria immagine divistica e della propria imponente ed importante presenza scenica - in L’esorcismo - Ultimo atto co-diretto da M. A. Fortin e Joshua John Miller (figlio del più noto Jason Miller, l'indimenticato padre Karras de L'esorcista). Se non fosse stato prodotto prima dello scombinato ma simpatico tentativo di Julius Avery, il voler proporre un altro film in cui il fu Gladiatore veste i panni (anche se per tutt’altro tipo di vocazione) di un prete sarebbe il perfetto biglietto da visita del progetto in questione. Un dettaglio, questo, a cui è impossibile scampare, che è alquanto improbabile tralasciare, e che la dice lunga sul film e sulla sua paternità contumace. Ciò nondimeno, è altrettanto arduo non sorprendersi al vedere apparire nei titoli di testa il nome di un certo Kevin Williamson, noto ai più come autore e sceneggiatore della mitica saga di Scream e qui in veste di produttore. Magari, piuttosto che ai già citati Fortin e Miller (impegnati anche in fase di scrittura), è forse a lui(?) che vanno riconosciuti l’onore e l’onere di alcuni spunti di partenza effettivamente interessanti. Il riferimento è soprattutto all’elemento metatestuale e cinefilo che potrebbe distinguere L’esorcismo - Ultimo atto dalla foltissima e ipersatura proposta horrorifica (ed esorcistica) coeva.
Protagonista del film è infatti tal Anthony Miller, uno dei molti attori maledetti che Hollywood e il suo pubblico hanno imparato a conoscere. Una star caduta in disgrazia a seguito della malattia e dell'ineluttabile scomparsa della moglie, a cui ha reagito attaccandosi alla bottiglia sino a perdere ogni contatto con la realtà, fra cui il rapporto con la giovane figlia Lee. È allora un demone diverso, figurato, ad infestare il corpo di Tony, prima che - uscito dalla riabilitazione - un altro, vero e proprio, invisibile ma reale, lo possegga. In cerca di un nuovo inizio e di una ripartenza di carriera, egli torna invero a recitare, rimpiazzando un collega morto in circostanze misteriose sul set di un horror a tema esorcistico - per stessa ammissione dei coinvolti, un crito-remake de L’esorcista originale. Scoprirà, suo malgrado, che la mano dietro l’orrendo delitto è la stessa che brama di impadronirsi della sua anima ancora debole, portandolo piano piano dritto all’inferno...

Così riassunto, L’esorcismo - Ultimo atto potrebbe sembrare, per l'appunto, un film abbastanza interessante. E, a dire il vero, nei primi istanti di visione lo è pure! Si può essere infatti facilmente vinti dal contesto cinematografico in cui si ambienta la storia - che pesca a piene mani dalle leggende che, da più di 50 anni, aleggiano attorno alla lavorazione del classico di Friedkin -, ma anche e soprattutto dall’idea di combinare una classica storia di possessione ultraterrena col dramma individuale, psicologico, morale e religioso di un uomo e di un padre di famiglia che non ha ancora metabolizzato il suo più profondo trauma, che conosce la colpa, e che ha provato sulla propria pelle la perdizione, scorgendone l’abisso coi propri occhi. Ghiotta opportunità, questa, che permette al duo registico di trasformare il proprio racconto in un comodo e ambiguo terreno sul quale affastellare e riqualificare cenni biografici (dello stesso Crowe e della sua carriera imprendibile, spericolata, davvero sui generis) e autobiografici. Allo stesso modo, è curiosa l’idea dell’esorcismo come performance, come gesto (di credibilità) attoriale, e bisogna riconoscere il merito di una fotografia vistosa e manifesta che prende su di sé l'incombenza di decidere dell'atmosfera, rendendo bene tra l’altro l’inquietudine, lo squallore esistenziale, le tenebre personali del protagonista.
Tuttavia, per sua e nostra sfortuna, tutto quel che di buono si annida negli angoli d’ombra del film viene sacrificato in nome del solito impianto sensazionalistico e strepitante. Con un connubio di immagini ed effetti (visivi e sonori) riciclati da chissà dove, Fortin e Miller portano in scena un intreccio che - senza girarci troppo attorno - è quanto di più formulaico, raffazzonato, lacunoso, insignificante. Anzi, talora è così coatto e stupido che nemmeno Russell Crowe - c’è da dire: un po’ meno convinto e prestante del solito, mai davvero in armonia e connessione col tono del progetto e l’afflato da B-movie dichiarato - può sperare e riuscire a redimerlo. Addirittura, con moto quasi schizofrenico, bipolare, autodistruttivo, la pellicola finisce per cadere balordamente, se non meccanicamente, nella condizione che, all’inizio, sembrerebbe voler denunciare mediante la reazione di sbigottimento di uno dei suoi personaggi.
Ed è proprio così che forse (non) verrà ricordato L’esorcismo - Ultimo atto: come quel raro caso di exorcist movie consapevole che ci ricorda l’inimitabile, ma fin troppo imitata eredità del prototipo di Friedkin, dandocene prova, a sua insaputa, nel frattempo. Un po’ come assistere simultaneamente ad un esorcismo e ad un'altra, ennesima (ri)possessione.
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