logo-scritta-biancalogo-scritta-biancalogo-scritta-biancacropped-logo.png
  • Cinema
  • Serie TV
  • Extra
  • Chi siamo
  • Contatti
✕
            Nessun risultato Vedi tutti i risultati
            28 Febbraio 2024
            La sala professori Oscar 2024 Recensione Cinemando
            parallax background

            LA SALA PROFESSORI, LA VERITÀ AI BANCHI DI SCUOLA

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: Das Lehrerzimmer
            USCITA ITALIA: 29 febbraio 2024
            USCITA DEU: 4 maggio 2023
            REGIA: İlker Çatak
            SCENEGGIATURA: İlker Çatak, Johannes Duncker
            CON: Leonie Benesch, Leonard Stettnisch, Eva Löbau, Michael Klammer
            GENERE: drammatico, thriller
            DURATA: 98 min
            Candidato agli Oscar 2024 come miglior film internazionale

            VOTO: 7

            RECENSIONE:

            Candidato tedesco agli Oscar 2024 nella categoria miglior film internazionale, La sala professori di İlker Çatak è ben più di un film sulla scuola, sulla pedagogia e sui modelli educativi. Bensì un film sulla contemporaneità e sulla consapevolezza che tutto quel che ci circonda è complesso, indefinibile, potenzialmente infinito, sfuggente e mutevole a seconda del punto di vista adottato. Subito chiarita la posizione, lo sguardo, il livello di partecipazione nella vicenda che porta in scena e il modus operandi filmico, il regista pedina una magnetica Leonie Benesch in un domino di effetti e conseguenze potenzialmente incendiarie che, tuttavia, si risolvono in due soluzioni troppo comode e facili per fare del film una riflessione compiuta.

            A dispetto del titolo, è ovvio fin dai primissimi minuti che La sala professori di İlker Çatak (candidato tedesco agli Oscar 2024) non è e sarà un film sulla scuola, sulla pedagogia, sui modelli educativi, sia in senso stretto che lato. Bensì una pellicola che a partire da un piccolo fatto di ordinaria amministrazione scolastica (e non solo) - ispirato tra l’altro ad un episodio di cui lo stesso cineasta è stato testimone da bambino - disegna una serie di reazioni e conseguenze, ben presto svincolandosi e divincolandosi dal contesto d’origine, tendendo ed appellandosi a qualcosa di più grande, collettivo, universale.

            Per ammissione dello stesso autore, La sala professori intende infatti raccontarci e riflettere sul presente, sulla contemporaneità, sulla spasmodica bramosia ed improvvida ricerca della verità, ma anche e soprattutto su come ormai, la verità in sé e per sé, nel senso etimologico del termine, non sia più ciò che conta. Quel che è importante oggi è infatti la verità in cui si sceglie di credere, su cui si scommette tutto, ad ogni costo. Ne consegue pertanto che essa non può essere, mai potrà e forse mai è stata una: quella ideale, limpida, evidente, inconfutabile, forse utopica, materia di gialli, di romanzi polizieschi, di detective che scandagliano e analizzano il mondo servendosi solo di una lente d’ingrandimento o poliziotti dal formidabile intuito, pronti a spiegare le ragioni dell’essere e dell’esistere entro parametri oggettivi.

            Consapevolezza principe della (post-)modernità, sintesi tanto eccellente quanto riduttiva del tempo che viviamo: è la complessità, allora, l’ineluttabile paradigma a cui bisogna arrendersi, che regola e talora schiaccia le nostre esistenze. Come insegna il coevo Anatomia di una caduta, tutto quel che ci circonda è complesso, indefinibile, potenzialmente infinito, sfuggente e mutevole a seconda del punto di vista adottato, della lente (d’ingrandimento) graduata e graduale attraverso cui la si scorge. Evidenza a cui, appunto, il contemporaneo si è arreso; con cui tutti noi (non) abbiamo (ancora) fatto i conti, reagendo per contrappasso. Ossia semplificandola, questa verità. Talora fabbricandola da noi e accontentandosene, per quanto parziale e manichea. Rendendo termini e concetti quali accusa, sospetto e pregiudizio sinonimi di verdetto, giudizio, conclusione. Riducendo tutto al grado di visceralità, o, se preferite, ad un titolo acchiappa-click. Insomma, rinnegando la regola base del processo di realtà, del metodo scientifico-matematico di galileiana memoria, quella delle "sensate esperienze" e delle "necessarie dimostrazioni", facendo seguire all’ipotesi una prova provata di sostanziale ed essenziale veridicità.

            La sala professori Oscar 2024 Recensione Cinemando

            È ciò che Carla Nowak, neo arrivata e giovane insegnante di una scuola media tedesca, cerca di insegnare ai suoi alunni, ma che, a quanto pare, alcuni suoi colleghi - inclusa la preside - dovrebbero rinfrescare. Da qualche tempo, infatti, nell’istituto l’atmosfera si è fatta tesissima: si è verificata una serie di furti e il corpo docenti sta esercitando fin troppa pressione sui ragazzi affinché uno di loro vuoti il sacco e riveli il nome del colpevole, oppure si costituisca. Idealista e leggermente incauta, la giovane professoressa, nel tentativo di salvaguardare l’equilibrio fra ambo i lati della cattedra, darà il via a quel domino di effetti di cui sopra, trascinandosi da sé in una vortice di eventi che la potrebbe facilmente inghiottire.

            Chiarissimi sono fin da subito la posizione di Çatak, del suo sguardo, nonché il proprio livello di partecipazione nella vicenda che porta in scena. Allineandosi con lo sguardo - più o meno salubre e fresco - della giovane professoressa di matematica e pedinandola da vicin(issim)o, a precedere e seguire, egli descrive (dunque soggettivamente) fin dai movimenti iniziali, con minuzia e cura, il contesto che di lì a poco metterà a soqquadro, scompaginerà, rivelandone tuttavia anche la sua più profonda essenza di piazza collettiva. Di luogo trasfigurato (anche cinematograficamente, si pensi alla citazione di Fight Club), quasi metafisico, adibito e allestito a tutto, tranne che alla sua missione d’elezione. Di arena in cui riconoscere e negoziare i valori e i principi fondanti, nel bene e nel male, il mondo occidentale. Il nostro mondo.

            Una trattativa, questa, che finisce preda dei sommovimenti e delle perversioni di oggi, assediata dalle sue irrazionalità e che, per questo motivo, può essere espressa soltanto nelle fattezze filmiche di un febbrile esercizio di thrilling e mediante un utilizzo epidermico, sensibile, istantaneo, ma anche funzionale e diretto del mezzo cinematografico e dei suoi strumenti - su tutti, la colonna sonora minimale di Marvin Miller, il montaggio ritmico e incalzante di Gesa Jäger e le interpretazioni credibilissime e puntuali di una magnetica Leonie Benesch e di tutto il resto del cast. Una fervida contesa, in cui, oltretutto, non sono impegnati esclusivamente gli adulti, giacché un ruolo di prim’ordine è rivestito dai giovani alunni, dalle nuove generazioni, alla cui scrittura il regista - assieme al co-sceneggiatore Johannes Duncker - accorda un’altra importante traccia della propria, personalissima visione.

            Quella stessa visione - figlia dichiarata di Herman Melville e del suo Bartleby lo scrivano - che, tuttavia, sembra venir meno man mano che La sala professori si spiega di fronte ai nostri occhi. L'avvincente serie di conseguenze inizia sempre più a latitare di vera gravitas ed esplosività, anzi si raffredda anticlimaticamente, brancolando verso un finale incerto e fiacco. Qui, Çatak stesso pare desistere di fronte alla complessità di una vicenda che non sa più come riannodare (e quindi come cristallizzare) e di un’intenzione che ha smarrito lungo il percorso. Si adagia allora sul comodo e facile simbolismo di un cubo di Rubik (risolto algoritmicamente) - a commento ironico di un ménage à trois flebile, indecifrabile coi mezzi e le ottiche tradizionali - e su una “punch-image” che, nella sua pretenziosità, si direbbe provenga da tutt’altro film.


            Ti è piaciuta la nostra recensione? Se sì, lascia un like e condividi l’articolo con chi vuoi.
            In più, per non perdere nessun’altra pubblicazione, assicurati di seguirci sulle nostre pagine social e di iscriverti alla nostra newsletter.

            Condividi
            2

            Articoli correlati

            La recensione di Che Dio perdona a tutti, il nuovo film commedia di e con Pif, e con Giusy Buscemi e Carlos Hipólito.
            4 Aprile 2026

            …che Dio perdona a tutti, l’innocua conversione di Pif


            Leggi di più
            La recensione di The Drama - Un segreto è per sempre, il film A24 di Kristoffer Borgli con protagonisti Zendaya e Robert Pattinson.
            4 Aprile 2026

            The Drama, o il danno (in)visibile


            Leggi di più
            La recensione di Super Mario Galaxy. Il film, sequel di Super Mario Bros., il film d'animazione a firma Illumination e Nintendo.
            2 Aprile 2026

            Super Mario Galaxy vola basso e gioca sicuro


            Leggi di più

            NEWSLETTER

            Appassionati al mondo del cinema e delle serie tv, appassionati a Cinemando!

            Iscriviti ora

            CINEMANDO

            Email: cinemandopost@gmail.com

            SEGUICI

            • Facebook
            • Instagram
            © Cinemando - Recensioni Cinema e Serie TV. Tutti i diritti riservati. - Privacy Policy - Cookie Policy
                      Nessun risultato Vedi tutti i risultati