
RICOMINCIO DA ME, UN RACCONTO DI (RI-)FORMAZIONE
SCHEDA
TITOLO ORIGINALE: Toni, en famille
USCITA ITALIA: 28 dicembre 2023
REGIA: Nathan Ambrosioni
SCENEGGIATURA: Nathan Ambrosioni
CON: Camille Cottin, Léa Lopez, Thomas Gioria, Louise Labeque
GENERE: drammatico, commedia
DURATA: 96 min
VOTO: 6/7
RECENSIONE:
Al suo secondo lungometraggio da regista e sceneggiatore, l'enfant prodige Nathan Ambrosioni compone il ritratto di una donna di mezza età, vedova e madre di cinque figli, che decide di tornare a studiare, spinta anche dal coraggio dimostrato da questi ultimi nel crescere e nell'essere quello che forse lei non è mai stata. Forte di una scrittura molto autentica e di un cast splendido (fra cui spicca Camille Cottin nella sua migliore prova), Ricomincio da me coinvolge lo spettatore, a dispetto di un racconto abbastanza convenzionale nei risvolti e nelle conclusioni.
A volte, si sa, ricominciare per davvero, dal principio, è molto più difficile che cominciare. Lo è soprattutto quando si è giunti in quella fase della vita in cui, secondo il sentire comune, stando a quello che dicono i fantomatici altri (ergo la società), una persona dovrebbe essere realizzata, la sua vita e la sua carriera lavorativa ormai ben definite. Ecco allora che ricominciare viene interpretato più come un segno inequivocabile della propria sconfitta o, peggio, di una mediocrità esistenziale. Del non avercela fatta, di una scarsa ambizione passata, dell’essersi accontentati e arresi alle cose. Come un’eccezione alla regola, quando in realtà reinventarsi, trovare una nuova strada, dare un senso inedito al proprio vivere dovrebbe essere la regola per avere la meglio sulla tanto temuta mezza età. Significa anzi non lasciarsi cullare da ciò che si è stati, non vivere all’ombra del proprio passato.
Sono queste le idee e le riflessioni che frullano nella testa di Toni, ex enfant prodige della musica (su insistenza di una madre non particolarmente attenta e premurosa), divenuta pop-star per un brevissimo periodo, che ora, vedova e madre a tempo pieno di tre ragazze e due ragazzi, vive di rendita, coi diritti d’autore, le serate di piano bar e qualche apparizione a sorpresa alle feste di fan nostalgici. Un giorno - non ultimo, a causa di sofferte ristrettezze economiche - sente tuttavia che questa vita non le va più a genio. Sente di desiderare di più per i suoi figli, tanto dotati quanto vivaci (qualcuno pure un po’ ribelle) ma, soprattutto, per lei. Così, spinta dal rimpianto per 40 (ops, 42) anni che, all’infuori del suo ruolo di madre, non ha mai avvertito come realmente suoi, decide di tornare sui libri di scuola, di iscriversi all’università per entrare nel mondo dell’insegnamento.
Toni è la protagonista di Ricomincio da me del parimenti prodigioso e giovanissimo (classe 1999) Nathan Ambrosioni, il quale sceglie allora di affidare il suo secondo lungometraggio da regista e sceneggiatore ad un racconto allo stesso tempo di formazione e ri-formazione. Ad una ricerca di sé stessi, vista e vissuta attraverso gli occhi di due (macro-)generazioni a confronto. La donna infatti considera tutte le possibilità, passate, presenti e future, basandosi pure sulla crescita dei suoi ragazzi, anch’essi chiamati ad affrontare a prendere di petto frangenti importanti della propria vita. Tutta una serie di cambiamenti e rivoluzioni da accettare o viceversa soffocare, con i rischi e le conseguenze del caso. Chi l’università, chi una carriera nel mondo della danza, chi invece il bisogno di esprimere e rivelare la propria identità, o chi semplicemente di crescere e di fare i conti con ciò che si è lasciato alle spalle. In un ribaltamento del classico scenario da teen drama, è anche dal coraggio e dalla risolutezza con cui i giovani a casa affrontano i piccoli e grandi ostacoli della vita di un qualsiasi adolescente o futuro adulto ché Toni trae ciò che le serve, la giusta motivazione per fare il grande passo, per diventare la versione migliore di sé.
Di conseguenza, è nella scrittura molto accurata e genuina di interazioni e dialoghi, dei bisticci e degli screzi tra madre e figli, che risiede la cifra peculiare e più riuscita di Ricomincio da me; l’elemento che permette ad un intreccio drammaturgicamente molto (forse pure troppo) millimetrico, calcolato, proverbiale a partire dal titolo (sia italiano, che francese), di risuonare comunque autentico, di coinvolgere lo spettatore, nonostante sia estremamente facile immaginarne risvolti e conclusioni. Ciò detto, non bisogna dare per scontate la sincerità e consapevolezza che Ambrosioni dimostra nella composizione di un ritratto - quello, per l’appunto, di una donna a metà del suo cammino - idealmente e anagraficamente ben distante dalla sua sensibilità, eppure più approfondito e convincente di quel mondo giovanile che, al contrario, dovrebbe essergli affine.
Questo candore di partenza sfocia poi e sortisce effetti positivi sull’esecuzione, su una messa in scena composta, tenue, soffice, su uno sguardo registico che entra lievemente nello spazio diegetico, sa mantenere le giuste distanze con la storia narrata e con ciò e coloro che inquadra, lavora principalmente (talora producendo esiti di grande gusto e ritmo comico) col montaggio, adagiandosi e affidandosi per quel che rimane, ma sempre con garbo, sulle interpretazioni di un cast splendido e significativo fra cui spicca una Camille Cottin che, nella sua prova migliore dai tempi di Chiami il mio agente o La ragazza di Stillwater (nel quale, attorialmente, dava filo da torcere allo stesso Matt Damon), dà riprova del suo vasto catalogo di micro-espressioni, della sua versatilità, e di uno stile di recitazione naturalissimo, finissimo, trasparente a tal punto che sembra aver passato tutto ciò che racconta e ricorda. Lei non è solo il “marchio” del film, ma anche il fattore essenziale a garanzia del tono e del successo delle sue intenzioni agli occhi del pubblico, capace con un minimo gesto di rendere se non straordinari, quantomeno memorabili una storia del tutto ordinaria, come tante altre, e un film che galleggia placidamente sulle dinamiche dolci e amare della vita.
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