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            4 Gennaio 2024
            50 km all'ora Fabio De Luigi Stefano Accorsi Recensione Cinemando
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            50 KM ALL'ORA VUOLE SOLO(?) DIVERTIRCI... E DIVERTIRSI

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: 50 km all'ora
            USCITA ITALIA: 4 gennaio 2023
            REGIA: Fabio De Luigi
            SCENEGGIATURA: Fabio De Luigi
            CON: Fabio De Luigi, Stefano Accorsi, Giorgia Arena, Paolo Cevoli, Alessandro Haber, Vito Bicocchi
            GENERE: commedia, drammatico
            DURATA: 110 min

            VOTO: 6/7

            RECENSIONE:

            Fabio De Luigi torna ad inaugurare un nuovo anno di commedia all'italiana con 50 km all'ora, la sua terza regia. Accompagnato da un simbiotico Stefano Accorsi, il comico e show-man ripesca tutto il suo spirito romagnolo e più verace per metterlo a servizio di un road movie leggero e convenzionale, tratto dal film tedesco 25 km/h, che tuttavia ne riconferma la grande dignità e generosità d'intrattenimento.

            Fabio De Luigi & Stefano Accorsi just want to have fun. È questo il principio base, lo spirito che guida, sostiene e carbura 50 km all’ora, terzo film da regista dell’amato attore e showman originario di Santarcangelo di Romagna che torna, dopo Tre di troppo, ad inaugurare un nuovo anno per la commedia nostrana (perché Succede anche nelle migliori famiglie è soltanto un brutto sogno). Difatti, la cornice di rimaneggiamento alla maniera italiana di un film tedesco, insieme al soggetto originale di Oliver Ziegenbalg (che figura qui in veste di produttore), altro non sono che il terreno di gioco per i due attori, liberi di gigioneggiare a loro piacimento, chi, come nel caso di De Luigi, rinfrescando tutto il meglio del suo repertorio, le sue espressioni tipiche, i suoi cavalli di battaglia; o chi invece, come in quello di Accorsi, applicando ogni possibile caricatura, vezzo grottesco od inserto drammatico.

            Come, (melo)drammaticamente, ha inizio la storia di 50 km all’ora. I protagonisti sono due fratelli, Rocco e Guido (rispettivamente De Luigi e Accorsi, ndr), o, in altre parole, il giorno e la notte, due personalità all'apparenza praticamente antitetiche. Laddove il primo, il maggiore, è un uomo mite, ipocondriaco, riservato, che pressoché da quando è nato ha avuto paura di deludere il padre, e quindi ha trascorso tutta la vita al fianco di quest’ultimo, alla stregua di un “animale domestico”; il secondo invece è il ribelle, lo sbarazzino, l'imprendibile... Come direbbero loro, un patacca, un romagnolo imbruttito che non appena ha avuto occasione ha colto la palla al balzo e ha di fatto abbandonato padre e fratello al loro destino girando per i villaggi turistici e, solo dopo, imbarcandosi sulle grandi navi da crociera. Proprio per questo motivo, egli è anche colui che ha avuto più successo e fortuna, è andato all'estero, è un chief animation manager come ama definirsi, ma ciononostante è insoddisfatto, infelice, talora quasi disdicevole. Ma soprattutto, ha un segreto di cui un po' si vergogna e ha tanta paura: di invecchiare, al punto che passa il tempo ad imitare Tom Cruise e a tingersi grossolanamente i capelli.

            Seppur inseparabili da piccoli, dopo la separazione dei genitori i due si sono velocemente divisi, mai rivisti e tacitamente detestati per anni e anni. Dovranno farlo, loro malgrado, nel momento in cui l’uomo che li ha cresciuti, segnati e pure un po’ rovinati muore a seguito di una lunga battaglia contro il cancro. Non solo: in una lettera di ultime volontà inspiegabilmente indirizzata al figlio minore e diseredato, papà Corrado chiede a lui e a Rocco di portare e spargere le sue ceneri sulla tomba della moglie a Cervia. Dopo una lunga serie di screzi e titubanze quanto più naturali, i due decideranno di imbarcarsi in questo tour dal modenese attraverso tutta l’Emilia-Romagna, riesumando (pardon) un Ciao azzurro, un Califfone nero, ed un vecchio itinerario che avevano progettato quando erano ragazzini.

            Lo stesso che costituisce, del resto, l’intelaiatura narrativa quasi episodica, di parentesi, pit stop, incontri stravaganti e siparietti, da perfetto road movie alla Parto col folle (o, in questo caso, col fratello) o alla Thelma & Louise (citato esplicitamente), impreziosito e contaminato da segmenti da tipica stoner comedy. Il tutto, rigorosamente in salsa romagnola.

            50 km all'ora Fabio De Luigi Stefano Accorsi Recensione Cinemando

            Ciò detto, è allora proprio questa essenza g-local, questa atmosfera nostalgica ben caratterizzata, verace e sincera che De Luigi dà prova di conoscere profondamente e che traspare lungo tutto il viaggio - insita negli allestimenti scenografici, nei piccoli dettagli come i Tex estivi, lo zaino Invicta, o nelle moderne maschere tipiche che popolano questo universo regionale (come, ad esempio, i comici Paolo Cevoli e Vito, alias Stefano Bicocchi, impegnati in ruoli secondari, in mere comparsate tuttavia molto oculate) -, l’altra cifra riconoscibile della pellicola. O forse, il suo vero valore aggiunto, al di là della spiccata e trascinante sintonia che pare essersi instaurata tra De Luigi e Accorsi. I quali, forti di una scrittura meticolosamente fatta su misura delle loro indoli, sono precisi, millimetrici, dinamici nei botta e risposta, nelle iterazioni e nel ritmo delle battute, e a dir poco favolosi in tutti quei momenti che viceversa risultano evidentemente involontari, frutto di un’improvvisazione sciolta e disinibita.

            Quantomeno per chi scrive, soltanto(?) questo potrebbe bastare a consigliare la visione di 50 km all’ora, che non per questo è impassibile a qualche scivolone. Parliamo invero di un esercizio ridanciano spesso macchinoso (complice una colonna sonora originale statica e ripetitiva), essenziale per non dire convenzionale, leggero e confortevole, meno irriverente e dissacrante di quanto avrebbe potuto, che dunque non osa e non può così andare - ma, saggiamente, non va nemmeno - oltre il mero divertissement.

            Eppure, il racconto può contare su un risvolto finale reso in maniera tenera e delicata, e la messa in scena, addirittura, su una pennellata dicasi autoriale da non ripudiare - tutto è riassumibile invero in una sigaretta che si spegne, in una che viene accesa e in una che, per una volta, non viene servita. E, in fondo, quel che viene posto realmente in essere ed importa dello sforzo del comico e neo-regista sono la passione per ciò che si firma, la generosità e, soprattutto, la dignità di intrattenimento che egli riesce a mantenere, che - come di recente ha dimostrato qualcuno che abbiamo già citato - non andrebbero mai date per scontate, e che, dopo Tre di troppo, riconfermano i film di (e spesso con) Fabio De Luigi quale uno degli esempi più sani, piacevoli, freschi di cinema e commedia di sistema.


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