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            13 Dicembre 2023
            Il mondo dietro di te Netflix Recensione Cinemando
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            IL MONDO DIETRO DI TE È UN BUON ESERCIZIO, SOLO PRIVO DI PERSONALITÀ

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: Leave the World Behind
            USCITA ITALIA: 8 dicembre 2023
            USCITA USA: 7 dicembre 2023
            REGIA: Sam Esmail
            SCENEGGIATURA: Sam Esmail
            CON: Julia Roberts, Mahershala Ali, Ethan Hawke, Myha'la Herrold, Kevin Bacon
            GENERE: drammatico, thriller
            DURATA: 138 min
            PIATTAFORMA: Netflix

            VOTO: 6.5

            RECENSIONE:

            Al suo secondo lungometraggio da regista, il creatore di Mr. Robot Sam Esmail dirige una variazione su un tema già ampiamente affrontato negli ultimi tempi da tanti e grandi registi del contemporaneo, più curiosamente rivisitando la formula e il filone dell’home invasion. L'apocalisse bussa alla porta di una famiglia newyorkese medio-borghese e ha inizio un calvario sociologico e psicanalitico che porta ad una consapevolezza pessimistica sulla nostra natura e sul finale di serie del nostro mondo (occidentale). In parte tutto il cast, ma ci troviamo di fronte ad un esercizio polito che si risolve in un nonnulla.

            “Odio le persone” dice qualcuno all’inizio de Il mondo dietro di te. È la ragione (non-ragione) che spinge Amanda Sandford e famiglia a lasciare il loro appartamento di New York, per fare una gita fuori porta nella vicina Long Island. La donna - misantropa, spigolosa, snob, affermata, influente ed autoritaria nella vita, come nel lavoro: ella si occupa di pubblicità, sostanzialmente convincendo le persone ad acquistare cose di cui non hanno bisogno, ed è la metà dominante nella relazione di coppia con suo marito, Clay, un professore universitario che le è totalmente succube e che, pur con alcune qualità, forse ha smesso di piacerle da molto tempo - affitta infatti una casa molto più spaziosa, bella e confortevole della loro, spinta dalla promessa, allegata all’annuncio, di “lasciarsi il mondo alle spalle” (il titolo originale della pellicola) e poter oziare senza che niente e nessuno possa disturbarli.

            È la rottura di quella stessa promessa a coglierla di soprassalto poco dopo il loro arrivo, prima con un fatto abbastanza incredibile a cui però non sembrano, o vogliono, dar peso, e poi quando qualcuno busserà alla propria porta. E i problemi, le domande, la paranoia e la paura inizieranno ad accumularsi col passare delle ore. Quel qualcuno sono G. H. Scott - il proprietario ed affittuario della villetta in cui stanno alloggiando - e sua figlia Ruth, fuggiti dalla metropoli a seguito di un blackout. Seppur, inizialmente titubante a credergli (anzitutto per la supposta improbabilità che “due come loro”, ergo afroamericani, possano possedere una casa del genere), Amanda, rassegnatasi di fronte alla fiducia (a suo parere eccessiva) del compagno, decide di lasciarli entrare e di condividere con questi sconosciuti uno spazio che, pur non essendo affatto suo, ella sente ed esige come tale. Tuttavia, di lì a poco nulla di questo avrà più grande senso, perché quello che dapprima pareva un semplice blackout assume ben presto le sfuggenti ed indecifrabili fattezze di un armageddon su scala nazionale, un’apocalisse che Sandford e Scott non percepiranno, né vedranno fino all’ultimo, di fronte all’evidenza e alla banalità del reale.

            È una variazione sul tema, Il mondo dietro di te. Un tema: quello della sovversione del nostro quieto, confortevole, ma in fondo perturbante vivere quotidiano, dell’ordine delle cose, dell’impossibilità del futuro, della fine del mondo; già ampiamente affrontato negli ultimi tempi da tanti e grandi registi del contemporaneo, più curiosamente rivisitando la formula e il filone dell’home invasion. Dell’apocalisse che suona al campanello, che invade i nostri spazi più intimi che possono essere anche quelli più reconditi ed inconfessati della nostra mente e psiche (collettiva, sociale). Parliamo quindi di Noi di Jordan Peele che immagina un passato che riaffiora nel futuro (della storia e della cultura afroamericana) e viceversa, e dell’ottimo Bussano alla porta di M. Night Shyamalan, con il quale Il mondo dietro di te condivide più elementi in comune. Non solo per l’ambientazione boschiva, ma soprattutto perché fa dell’apocalisse una questione di fede, di filosofia dell’immagine. Del credere o meno - andando ben oltre i proverbiali motivi religiosi - in quello che ci viene posto di fronte, che viene sottoposto alla nostra sensibilità di individui del nostro tempo, del tempo presente.

            Il mondo dietro di te Netflix Recensione Cinemando

            Individualismo e cinismo patologico, misantropia, catastrofismo esistenziale, complottismo politico, post-verità, delirio condiviso post-trumpiani e post-pandemici: sono questi i temi che il noto e grande sdoganatore del twist-ending lascia emergere in quel thriller hitchcockiano precisissimo e consapevole che è forse una delle sue opere più mature e sintetiche. E sempre questi sono i temi che inanella Il mondo dietro di te. Che è anch’esso un racconto di hitchcockiana memoria, per come dosa le informazioni che affida esclusivamente allo spettatore, ponendolo dunque al centro della propria composizione. Che è l’adattamento del romanzo omonimo di Rumaan Alam, quasi un copione per lo stile di scrittura fortemente cinematografico, epigono di quello (kinghiano di Jacob Tremblay) che ha ispirato la pellicola di Shyamalan. Ma, anche e soprattutto, il secondo lungometraggio da regista dell’egizio-statunitense Sam Esmail, noto per esser stato lo sceneggiatore e creatore della fortunata serie Mr. Robot, da cui mutua il discorso del nostro rapporto, ormai ombelicale, indissolubile poiché indispensabile, ma insieme pericoloso, mortifero e paranoide, con la tecnologia. Quest'ultimo, molto caro ad un suo collega, ad un altro grande autore della complex TV quale Charlie Brooker, showrunner dell’iconica ed irreplicabile (nelle ultime stagione, pure da sé stessa) Black Mirror.

            È allora una sintesi o forse un riutilizzo - alla stregua di un esercizio saggistico - di tutte queste, interessantissime derive dell’audiovisivo contemporaneo, Il mondo dietro di te. Un film che dovrebbe portare il marchio di Esmail, ma che pare il parto gemellare appunto di Shyamalan e Brooker. Il che non è del tutto e per forza una cosa negativa. Anzi, almeno inizialmente, ci troviamo di fronte ad un esercizio svolto con diligenza ed eleganza, che può vantare un alto valore produttivo, un’impalcatura filmica (tra cui montaggio, fotografia e musiche) a completo servizio della narrazione, ed un cast azzeccatissimo in cui tutti hanno l’opportunità di splendere e farsi ricordare: da una Julia Roberts mai così detestabile, in una continua negoziazione del proprio stardom, ad un Ethan Hawke invece amabile, da un Mahershala Ali puntuale e funzionale come sempre, ad una Myha'la Herrold - pescata non a caso dall’ultima tornata di episodi della già citata Black Mirror - molto più convincente, fino ad arrivare ad un inedito Kevin Bacon.

            Eppure, da esercizio che era, Il mondo dietro di te si tramuta ben presto in una burla, in un nonnulla. Esauritasi infatti la tensione e il sospetto dell’home invasion, rimane soltanto un girovagare scolastico e senza meta che, pur non dando spiegazioni in merito a quanto sta accadendo nella villetta di Long Island, in America o forse addirittura in tutto il mondo occidentale, sottolinea, conferma, soppesa e vorrebbe far mistero di qualcosa che, quantomeno chi scrive, aveva già intuito dalle primissime inquadrature.

            E non è tanto un nostro peccato di presunzione, ma piuttosto uno dello stesso Esmail, il quale si fissa su quel che vuole dirci, intuendo e riadattando il mondo (audiovisivo) dietro il suo film, senza però valutarne gli effetti collaterali. Che si affeziona alla propria idea (e ad un finale ad effetto, la ciliegina sulla sua torta postmoderna) trascurando il modo, dimenticandosi di rendere parimenti interessante lo sviluppo di premesse forse non originali, ma promettenti. Il (fin troppo lungo) calvario sociologico e psicanalitico di piaghe simil-bibliche e della consapevolezza pessimistica, secondo cui ormai vogliamo e possiamo affezionarci solo agli Amici di un tempo forse mai esistito. Perché il finale (di serie) del mondo là fuori può aspettare. Perché tanto si sa già come va a finire.


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