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            10 Ottobre 2023
            Reptile Recensione Cinemando
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            REPTILE È IL PROTOTIPO DI UN CINEMA AUTOMATICO

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: Reptile
            USCITA ITALIA: 29 settembre 2023
            USCITA USA: 22 settembre 2023
            REGIA: Grant Singer
            SCENEGGIATURA: Grant Singer, Benjamin Brewer, Benicio del Toro
            CON: Benicio del Toro, Justin Timberlake, Alicia Silverstone
            GENERE: thriller, giallo, noir
            DURATA: 136 min
            PIATTAFORMA: Netflix
            Presentato in anteprima al Toronto International Film Festival

            VOTO: 6+

            RECENSIONE:

            Benicio del Toro è protagonista di Reptile, il debutto al lungometraggio del videoclipper Grant Singer, un thriller poliziesco dal ritmo compassato e dall'atmosfera sospesa tra classicismo e decisa modernità che esemplifica e sintetizza tuttavia il prototipo e lo stereotipo del cinema da piattaforma. Un usato sicuro, l'efficace conseguenza di un cinema ormai preda dell'automatismo.

            Nulla di nuovo sotto il sole, nessun passo in avanti per il genere thriller/noir/poliziesco, nessuno sbilanciamento eccessivo accompagna un Benicio del Toro lezioso e sornione, trasmigrato direttamente da No Sudden Move, in Reptile e nell’interpretazione di un detective la cui unica traccia di originalità e novità risiede giusto nel nome (Tom Nichols), caratterizzato da un passato turbolento, un rapporto al solito problematico con le armi da fuoco, e quella prevedibile manciata di stranezze eccentriche e nevrosi metodiche.

            Del resto, non ci aspettava niente di diverso, né il qui esordiente Grant Singer era davvero tenuto a sconvolgere gli equilibri, le sorti e le aspettative di una stringa di film, di racconti e di prodotti (soprattutto!) che affollano e costituiscono tra le più proficue forme di intrattenimento della proposta streaming di piattaforme come, in questo caso specifico, Netflix. A tal proposito, Reptile è forse una delle operazioni recenti che meglio di tante altre esemplifica e sintetizza quello che è il prototipo del cinema da divano. A partire dalla durata, innecessariamente lunga per quel che si ha da raccontare, da odierno blockbuster fantastico (136 minuti), fino ad arrivare alle forme della narrazione, allo storytelling, all’esposizione, ai luoghi comuni e alle maschere che mette in scena.

            Parliamo, in concreto, di uno slow-burner, dal ritmo appunto compassato, ma dal piglio più vicino al sonnacchioso che al misurato ed estetizzato, durante il cui svolgimento i personaggi ci terranno più volte a ribadire quello che sanno e, inevitabilmente, quello che l’istanza narrante pretende lo spettatore sappia e tenga bene in mente. Un film che, proprio per tutti questi motivi, è accostabile con grande facilità e comodità (a True Detective e) al formato di una miniserie, specie per quel che riguarda la fruizione.

            Eppure, ciò non toglie nulla agli effettivi pregi dell’intreccio co-ideato dallo stesso Singer e da Benjamin Brewer, poi rifinito in sceneggiatura con l’apporto dello stesso Del Toro (impegnato anche in qualità di produttore). Perché quella sua precisa aderenza al prototipo e, va da sé, allo stereotipo di streaming-movie la deve anche e soprattutto all’atmosfera che riesce ad instillare nelle immagini, nella storia, in quello stesso, sommesso ritmo compositivo. Quella di Reptile è infatti una costruzione sospesa, ovattata, soffusa, che sembra quasi riflettere e rimandare all’ambiguità dei personaggi. Mesta, retrò, decisamente classica, nel conflitto etico-morale di fondo, nei volti [oltre a Del Toro, un Justin Timberlake grossolano, una Alicia Silverstone poco incisiva, ed un inquietante Eli Phillips tra Norman Reedus e Jared Leto in Fino all'ultimo indizio], nell’orchestrazione tensiva, quasi si trattasse di un vecchio film rispolverato e ritrovato in un anfratto della storia del cinema, e, al contempo, modernissima nella crudezza visiva, nelle suggestioni spaesanti di suoni e immagini, nel passo onirico di alcuni segmenti, in qualche sporadico guizzo di montaggio e nell’inevitabile pegno che esso si trova a pagare nei confronti dell’opera di David Fincher, di cui pare ora una riduzione rispettosa, ora una mimesi totale.

            E proprio di mimesi e di mimetizzazione - intese come trasformismo caotico, cambiamento di pelle ed inestricabilità del reale, dei sospetti, del dubbio, della natura umana e morale che circonda il detective Tom Nichols e che ci circonda - parla Reptile, il lavoro alfine dedito ed efficace di variazione sul tema, di riassemblaggio di una formula priva di rischi, di un usato sicuro. L'ennesima conseguenza di un automatismo (di un rubinetto?) perturbante, irresistibile, ormai indispensabile.


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