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            14 Ottobre 2022
            Halloween Recensione Cinemando
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            HALLOWEEN (2018), CHI È OGGI MICHAEL MYERS?

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: Halloween
            USCITA ITALIA: 19 ottobre 2018
            USCITA USA: 19 ottobre 2018
            REGIA: David Gordon Green
            SCENEGGIATURA: David Gordon Green, Danny McBride, Jeff Fradley
            GENERE: horror, thriller

            VOTO: 8

            RECENSIONE:

            In occasione dell'uscita di Ends, il capitolo conclusivo della trilogia, rivisitiamo brevemente il primo Halloween di David Gordon Green, che, al di là di una forma nostalgia e di un uso inebriante del mezzo cinematografico, è anche una lucidissima riflessione ed attualizzazione della figura e dell'icona di Michael Myers.

            HALLOWEEN, QUARANT'ANNI DOPO

            Chi è Michael Myers?

            Chi è Michael Myers in un mondo come il nostro, talmente anestetizzato nei confronti della violenza e della morte da rendere normale o addirittura di poco conto l’omicidio di cinque persone in una sola notte di Halloween di quarant'anni prima?

            O ancora, chi può essere Michael Myers in un mondo sempre alla ricerca di una causa, di un motivo, di una ragione dietro ogni singolo fenomeno?

            È sulla risposta a queste provocazioni - che celano indirettamente tutta una serie di critiche dirette alle fondamenta di sistema (americano) che tutela e conserva i carnefici ed abbandona le vittime ai loro fantasmi - che David Gordon Green fonda il sequel/reboot [senz’altro uno dei migliori di sempre in campo horrorifico] di Halloween, le cui ragioni, movimenti discorsivi e filosofia editoriale sono espressi e chiariti sin dai titoli di testa.

            UN NOME O UN'ICONA?

            Difatti, mentre scorrono i nomi di coloro che hanno preso parte al progetto, assistiamo prima alla lenta ricostruzione, poi alla stilizzazione, alla sintesi visiva, finanche all’iconografizzazione di una zucca: trattasi di un'incontestabile rappresentazione dell'idea di restaurazione e affermazione del mito e, al contempo, di dissezione e conseguente attualizzazione dell’icona, del simbolo, del marchio o del brand - se preferite - di Michael Myers, che sta alla base di questa personalissima variazione sul tema nostalgia movie.

            Un nome, Michael Myers, forse fin troppo terreno, comune, legato ad un vissuto, ad una psicologia, ad una clinicità o, in altre parole, ad un qualcosa di comprensibile, giustificabile, storicizzabile, logico e, proprio per tutti questi motivi, oggi più che mai intollerabile, impossibile, inverosimile. David Gordon Green non accetta invero l’idea del killer psicotico, ferito e tormentato, preferendogli quella dell'immagine e dell'icona replicabile, camaleontica, figurativa, segnica, assoluta, incondizionata, imperitura, folkloristica, mitica, brutale e distruttiva dell’Uomo Nero.

            Halloween Recensione Cinemando

            LO SGUARDO (NEGATO) CHE UCCIDE

            Non a caso, nella sua costruzione registica curata, precisa, ipercontrollata, elegantissima - che ci fa riassaporare la concretezza di un cinema analogico anni '70, assecondando e triplicando, al contempo, il proto-femminismo dell'opera carpenteriana - il cineasta non ci concede nemmeno uno sguardo al volto vero, umano, anziano, mortale di Michael (e della sua ultima incarnazione attoriale, James Jude Courtney).

            No, lo spettatore dovrà ed inizierà a vederlo davvero (e non nell'ottimo uso del secondo piano) nell’esatto momento in cui questi indossa la storica maschera: fredda, impersonale, inumana; ridiventa mito ed insieme una creatura ultraterrena - nella cui ostinata ed implacabile lentezza si rifugia il segreto della sua natura - e squisitamente cinematografica.

            UNA CREATURA CINEMATOGRAFICA

            Stupisce a tal proposito la lucidità disarmante con cui Green riesce a dar vita ad un film ricco di spunti autoriflessivi e metatestuali, senza per questo perdere o rinunciare ad un uso consapevole ed inebriante del mezzo quale eccellente macchina tensiva, sensuale, spettacolare.

            Irrinunciabile è quindi il gusto smaccatamente B di alcuni dettagli di messinscena, geniali sono alcune idee della perfetta orchestrazione delle sequenze più prettamente thriller/horror (chi se lo dimentica quel meraviglioso pianosequenza?), così come memorabile ed esilarante è l'efferatezza di gran parte dei delitti - quest’ultima, una sfumatura che lo stesso Green ha approfondito nel seguito Halloween Kills, purtroppo con risultati decisamente meno soddisfacenti.


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