logo-scritta-biancalogo-scritta-biancalogo-scritta-biancacropped-logo.png
  • Cinema
  • Serie TV
  • Extra
  • Chi siamo
  • Contatti
✕
            Nessun risultato Vedi tutti i risultati
            29 Gennaio 2026
            La recensione di Mercy: Sotto accusa, il film thriller fantascientifico di Timur Bekmambetov con Chris Pratt e Rebecca Ferguson.
            parallax background

            MERCY, cosa resta di Chris Pratt?

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: Mercy
            USCITA ITALIA: 22 gennaio 2026
            USCITA USA: 23 gennaio 2026
            REGIA: Timur Bekmambetov
            SCENEGGIATURA: Marco van Belle
            CON: Chris Pratt, Rebecca Ferguson, Annabelle Wallis, Kylie Rogers, Kali Reis, Chris Sullivan
            GENERE: fantascienza, thriller, azione
            DURATA: 100 min

            VOTO: 6

            RECENSIONE:

            Chris Pratt torna protagonista in Mercy, un thriller fantascientifico quasi distopico firmato Timur Bekmambetov. Tra azione iperbolica, una costruzione visiva ed estetica à la screenlife movie, e un teatro virtuale degli orrori del nostro tempo, il film esplora il concetto di colpa e responsabilità, interrogando cosa resta dell’eroe quando il consenso pubblico, attraverso la tecnologia, ne mette in discussione l’autorità. Un’opera che fonde tensione, sperimentazione vertiginosa e riflessione etico-morale, offrendo un Pratt più credibile e versatile di quanto il suo percorso recente lasciasse immaginare.

            Tutti sembrano odiare Chris Pratt. O almeno così lasciano intendere social network, meme e discussioni online, che negli ultimi anni hanno reso l’attore una delle figure più problematiche, divisive — e bersagliate — del panorama mainstream. Un rigetto alimentato da illazioni mai del tutto dimostrate, ambiguità politiche (inclusa una presunta vicinanza all’area trumpiana), sospetti legati alla sua fede religiosa e all’appartenenza ad una chiesa accusata di promuovere, fra le altre cose, posizioni omofobe... Insomma, da una percezione pubblica sempre più distante dall’immagine dell’eroe bonaccione che il nostro ha a lungo incarnato sullo schermo. Emblematica, in questo senso, è stata l’eco virale di un tweet che lo indicava come il “Chris da eliminare” tra le star hollywoodiane omonime: un gioco social apparentemente innocuo, ma indicativo di un clima di intolleranza ormai sedimentato.

            Non sorprende allora che - esaurendosi e alfine esaurite le esperienze nel franchise di Jurassic World e all’interno del Marvel Cinematic Universe con Guardiani della Galassia - la sua carriera abbia faticato a decollare nuovamente e, soprattutto, ad incrociare ruoli di pari peso, trovando invece maggiore continuità nel doppiaggio (da Onward a Super Mario Bros. fino a Garfield – Una missione gustosa) e in progetti direct-to-streaming dalle ambizioni ben diverse, quali i malriusciti La guerra di domani e The Electric State, o serie tutt’altro che memorabili tipo The Terminal List e il suo prequel Dark Wolf. 

            La recensione di Mercy: Sotto accusa, il film thriller fantascientifico di Timur Bekmambetov con Chris Pratt e Rebecca Ferguson.

            Con tali premesse, e passo sommesso, approda nelle sale di tutto il mondo Mercy, l’ultimo film in e di cui è (fisicamente, effettivamente) protagonista. Un thriller fantascientifico ai margini della distopia che sembra voler rispondere, in modo più o meno consapevole, alla domanda di fondo che oggi accompagna la percezione e il curriculum del(l’ex) divo: può esistere un eroe senza consenso? E cosa accade quando questi, per tutti, diventa colpevole?

            È proprio l’eventualità con cui dovrà interfacciarsi e fare i conti (il suo alter ego) Chris Raven, detective dell'unità rapine e omicidi in una Los Angeles (e in un’America del 2029) sottosopra, divisa in aree di maggiore e minore pericolosità, ostaggio di una cosiddetta “epidemia di criminalità” alla quale il governo tenta di far fronte con lo schieramento di uno speciale programma e organo istituzionale, il Mercy Capital Court, che attraverso l’utilizzo di un’avanzatissima intelligenza artificiale (con accesso ad ogni informazione, immagine, registrazione, documento, tabulato) si fa giudice, giuria e boia dei casi più violenti ed efferati, scongiurando così la necessità di processi lunghi e inefficaci. In questo estenuato clima di simil-legge marziale, Raven si impone tra i più fieri e convinti del progetto Mercy e della sua validità. Fino a che, un giorno, non si ritrova alla presenza di uno dei magistrati digitali comandati dall’IA, ammanettato ad una sedia d’interrogatorio (omologa a quella elettrica) in una stanza video-wall, accusato di aver accoltellato a morte la moglie dopo una violenta lite domestica. Ecco che il poliziotto dovrà quindi servirsi di ogni strumento a disposizione della futuristica (futuribile?) tecnologia per provare la propria innocenza - il che, in linguaggio tecnico, significa che dovrà far scendere la probabilità di colpevolezza al di sotto della soglia del 92% - nel giro di 90 minuti. 

            Tra le ultime scoperte e i più recenti prodotti della buona, vecchia fucina di Roger Corman, il regista e produttore kazako-russo Timur Bekmambetov immagina Mercy senza troppi infingimenti, in tutta franchezza, e secondo la lezione che gli è stata impartita e impartita dal mitico regista de La piccola bottega degli orrori. E cioè quella del cinema d’exploitation, di sfruttamento, depauperamento sfacciato e parassitario di una tendenza propizia, spesso precisamente e lucrativamente inseriti nella cronaca e nello zeitgeist. Parliamo allora di un critoremake in chiave minore e fieramente B-movie (malgrado gli ingiustificati 60 milioni di budget, specie se a fronte di uno sforzo produttivo degno giusto di uno di quei titoli da catalogo streaming che Pratt frequenta abitualmente) di Minority Report di Steven Spielberg, con un ammiccamento alle sempiterne istanze giustizialiste e qualche bordata alle ansie, paure e paranoie di una società e di un mondo - i nostri - in cui l’intelligenza artificiale è diventata sempre più invasiva, massiccia, presente e persistente nelle esistenze di tutti, così come nel processo creativo e artistico.

            Non è però Tilly Nordwood (ergo la prima attrice interamente generata da un algoritmo senziente), quanto una Rebecca Ferguson impeccabile nella sua alterità, sospesa tra Hitchcock e Bergman, a prestare volto e corpo alla giudice Maddox: l’entità che arbitra, istruisce e coadiuva il tentativo di difesa del detective Raven. Al suo fianco, appunto, un Chris Pratt sorprendentemente credibile, che esibisce una certa versatilità espressiva nel tenere insieme registri differenti e talvolta contrastanti.

            La recensione di Mercy: Sotto accusa, il film thriller fantascientifico di Timur Bekmambetov con Chris Pratt e Rebecca Ferguson.

            Ciò detto, Mercy non si rivela efficace, complessivamente riuscito e, a tratti, persino meno inconsistente ed effimero di quanto ci si potrebbe attendere, per la sola tenuta delle interpretazioni, ingaggiate, a colpi di primi e primissimi piani, in un’incessante sfida all’ultimo controcampo. Semmai è per il modo in cui Bekmambetov - combinando il battito sincopato e l’inclinazione videoludica di Hardcore! col linguaggio di quegli screen-life movie di cui ha prodotto alcuni degli esemplari più illustri (Unfriended, Searching e Missing) - orchestra, sviluppa e mette in scena questo spunto essenziale, se non apertamente esile.

            Così, quel che nasce alla stregua di un (grossolano) duello etico-morale, di una pacchiana cautionary tale sui rischi e le derive dell’intelligenza artificiale, presto trasmigra nei territori del thriller “in diretta”. E cioè in un dispositivo narrativo rigoroso e rispettoso delle unità aristoteliche di tempo, luogo e azione, insieme statico e dinamico, ancorato ad un teatro virtuale degli orrori (possibili, quando non prevedibili) del nostro presente, che spalanca le quinte su una realtà frenetica, vertiginosa, incontenibile, da osservare e interrogare a debita distanza prima che decida di irrompere con violenza “in campo”.

            Il risultato è alfine una cacofonia ipermontata e stordente, affollata di finestre e pop-up, errabonda tra filmati di sorveglianza, bodycam, smartphone, dossier digitali, mappe, grafici e interfacce che trasformano lo spazio dell’indagine in un flusso visivo incessante e invasivo. Che si limita a dire - e dirci - che “tutti (umani e macchine) possiamo sbagliare”, essere fallibili o fallimentari, avere una falla nella programmazione, “ma poi impariamo”, perché poi concentra tutte le proprie forze e attenzioni sul lato più epidermico ed esperienziale. Superato infatti un preambolo indubbiamente, e quasi obbligatoriamente, verboso ed espositivo, Mercy prende velocità, incrementa progressivamente l’intensità e aderisce con sempre maggiore convinzione e funzionalità alla propria natura di congegno tensivo on-line (nel senso di "sul filo del rasoio"), culminando in un finale iperbolico e indiavolato, il cui senso pieno risiede soltanto nell’immersione che la sala cinematografica può garantire. “Autorialità da pop-corn”, sì, ma consapevole, assennata, quadratissima, e forse proprio per questo più convincente di quanto non prometta.

            Ti è piaciuta la nostra recensione? Se sì, lascia un like e condividi l’articolo con chi vuoi.
            In più, per non perdere nessun’altra pubblicazione, assicurati di seguirci sulle nostre pagine social e di iscriverti alla nostra newsletter.

            Condividi
            90

            Articoli correlati

            La recensione di Ben - Rabbia animale, il nuovo film horror con lo scimpanzé di Johannes Roberts con Johnny Sequoyah e Troy Kotsur.
            30 Gennaio 2026

            Ben – Rabbia animale riporta l’horror ad uno stato primordiale


            Leggi di più
            La recensione di Send Help, il film che rappresenta il ritorno all'horror di Sam Raimi, con Rachel McAdams.
            28 Gennaio 2026

            Send Help, nel multiverso di Sam Raimi


            Leggi di più
            La recensione di Sentimental Value, il film di Joachim Trier con Stellan Skarsgård candidato a 9 premi Oscar.
            27 Gennaio 2026

            Sentimental Value e i complessi del padre


            Leggi di più

            NEWSLETTER

            Appassionati al mondo del cinema e delle serie tv, appassionati a Cinemando!

            Iscriviti ora

            CINEMANDO

            Email: cinemandopost@gmail.com

            SEGUICI

            • Facebook
            • Instagram
            © Cinemando - Recensioni Cinema e Serie TV. Tutti i diritti riservati. - Privacy Policy - Cookie Policy
                      Nessun risultato Vedi tutti i risultati