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            25 Aprile 2025
            La recensione di Drop, il nuovo film thriller di Christopher Landon con la star di White Lotus Meghann Fahy.
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            DROP, l'ultimo modello di un thriller obsoleto

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: Drop
            USCITA ITALIA: 17 aprile 2025
            USCITA USA: 11 aprile 2025
            REGIA: Christopher Landon
            SCENEGGIATURA: Jillian Jacobs, Chris Roach
            CON: Meghann Fahy, Brandon Sklenar, Violett Beane, Jeffery Self
            GENERE: thriller, azione
            DURATA: 95 min

            VOTO: 5

            RECENSIONE:

            Il Christopher Landon di Auguri per la tua morte rende omaggio a Wes Craven, ai suoi Scream, ma soprattutto a Red Eye in Drop, thriller on-line (e in diretta) posto agilmente in coda a L'uomo invisibile di Leigh Whannell, prodotto sempre da Jason Blum, che qui torna al fianco di un imprevisto Michael Bay, certamente fautore di una piega action finale. Dispositivo filmico d'antan in cui tutto ciò che conta (e che resta illeso) è il concept.

            Accetta o rifiuta. Così recita il sottotitolo (dell’edizione italiana) di Drop, l’ultimo inserto nella filmografia da regista del figlio d’arte (del Michael attore) Christopher Landon. Non ci dilungheremo certo sul senso preciso che questo superfluo slogan riveste nell’economia della storia ideata dai co-sceneggiatori Jillian Jacobs e Chris Roach, ma può valere facilmente come massima e regola fondamentale nel caso di qualsiasi idea nuova o pseudo-tale. O, nel nostro caso specifico, di ogni concept, intuizione, soggetto che dir si voglia. Del minimo spunto o appiglio di meccanismo narrativo e/o filmico.

            E, a prima vista, quello che anima Drop sembrerebbe indubbiamente appartenere alla prima categoria; sarebbe da accettare, anche solo con un briciolo di curiosità. La stessa che, dopotutto, prova Violet, la sua protagonista, mentre si appresta a conoscere l’affascinante uomo con cui, per mesi, si è scambiata messaggi quotidianamente. Per lei, reduce da una relazione a dir poco tossica con un uomo violento e possessivo - rimasto ucciso in circostanze inspiegate -, non è solo un primo appuntamento, una serata fuori dopo tanto tempo, ma anche un vero e proprio ritorno alla vita e ad una socialità vera, al di là del rapporto simbiotico e segnato dal trauma col figlio piccolo, o degli incontri di mutuo-aiuto, in video-collegamento, con altre vittime di violenza domestica. Con Henry - questo il nome del nuovo lui entrato in punta di piedi nelle sue giornate - si dà appuntamento al Palate, un locale di lusso in cima ad un grattacielo di Chicago. Le apparenze, questa volta, non ci hanno messo l'inganno: quella che si siede di fronte a lei si rivela infatti essere una persona ancora più attraente e gentile di quanto avesse immaginato o sperato.

            L'appuntamento inizia dunque con una certa leggerezza, la chimica tra i due sembra promettente, e Violet si sente sollevata nel vedere che il suo interesse è corrisposto. Tuttavia, questa tranquillità e riacquisita normalità durano il tempo dell’aperitivo, giacché sul suo telefono iniziano ad arrivare una serie di drop, contenenti meme allusivi e inequivocabili, seguiti poi da veri e propri messaggi anonimi. La situazione precipita e la serata inizia a prendere subito una piega inquietante e disturbante nell'istante in cui la persona in collegamento le intima, con fare freddo e minaccioso, di non farne menzione con alcuno - a partire proprio da Henry - e anzi di seguire alla lettera ciò che le viene detto, altrimenti suo figlio sarà in pericolo. 

            La recensione di Drop, il nuovo film thriller di Christopher Landon con la star di White Lotus Meghann Fahy.

            Parte così un quasi Kammerspiel: uno di quei thriller che mantengono unità di tempo, luogo e azione dai riecheggi hitchcockiani e omaggi nemmeno troppo sottili a quel cinema lì, come pure a tutto quello che ha ispirato dopo.

            Insomma, nulla di nuovo per chi sa anche solo un minimo di cosa stiamo parlando, con la sola aggiunta dei “drop”, come da titolo, che possono essere inviati stando in un raggio di 15 metri dalla persona a cui li si intende indirizzare. Un modo, questo, per fondere detection e thrilling on-line (non più "in diretta") e, allo stesso tempo, un espediente per dare giusto l’impressione di non star riqualificando trucchi già esauriti dallo stesso Landon, ad esempio, nei suoi script di Paranormal Activity. Di non star muovendosi in territori, alla fin fine, decennali. Usurati. I medesimi, giusto per citarne alcuni, di Speed, Breakdown, Panic Room, Cellular, Collateral, Red Eye (omaggiato esplicitamente da Landon assieme al suo autore, Wes “Scream” Craven), Il ricatto e ancora del recentissimo Carry-On.

            Ciò detto, una volta chiarito questo e spiegate insieme le poche, basilari, ma essenziali regole di questa partita di equilibri, mosse e contromosse, azioni e reazioni, bivi e scelte (umane, sentimentali, ancor prima che morali), di parti e ruoli (come quello del nostro corteggiatore); il gioco tensivo può comunque iniziare. Ma ci vuole poco prima che si blocchi, s’ingolfi in un meccanismo ripetitivo e statico, non trovando maniere per rinnovarsi, rilanciare, sublimare quell’unica idea che aveva, né tantomeno aggiungendovi sfumature.

            A ben vedere, il regista non sfrutta neppure la suggestiva scenografia creata da Susie Cullen, centrale giusto in qualche dettaglio o nella risoluzione finale di uno stallo esasperato ed esasperante; oppure ancora, l’uso di grafiche in sovrimpressione, lasciate totalmente alla mercé della funzionalità. Tanto migliore non è, d'altro canto, la scelta dei volti protagonisti: troppo prevedibili e patinati. Al contrario, le rising star Meghann Fahy (da White Lotus e The Perfect Couple) e Brandon Sklenar (già good guy e sicura scelta sentimentale per una donna maltrattata in It Ends With Us) vengono indotte da una sceneggiatura esile, generica, talora assurda, ad accordare le loro interpretazioni su frequenze piatte e stereotipate: scream queen lei, compagno ideale (a misura di harmony o, meglio, di fanfiction) lui.

            Quello che tutt'al più si allontana dalla superficie dello schermo (o degli schermi), divincolandosi quindi dalla generale frivolezza di intenti del progetto, sta proprio nei drop, resi e immaginati al pari di una reiterazione digitale del soffocante giogo matrimoniale. Un ripristino fantasmatico, immateriale del ricatto amoroso su cui si fondava l'ex-storia d’amore venefico di Violet, ma anche la possibilità, da parte sua, di fare definitivamente i conti con questo passato.

            La recensione di Drop, il nuovo film thriller di Christopher Landon con la star di White Lotus Meghann Fahy.

            Idee (e somiglianze fisiche della Fahy), che possono agilmente porre il film di Landon sulla scia de L’uomo invisibile di Leigh Whannell, prodotto non a caso da quello stesso Jason Blum che ritroviamo qui, con la sua Casa degli orrori. E - a sorpresa - al fianco di un certo Michael Bay che, in veste di produttore, ci mette anch’egli del suo, innestando nell'anima di questo thriller anzitutto ironico e ludico, una quota del suo spettacolo strabordante, esagerato, muscolare (che ne informa infatti un epilogo in tutto e per tutto action).

            Cosicché sono tre i padri, le menti (principali) dietro Drop. Anche se sarebbe forse più corretto definirli designer, stilisti, deviser dell’ultimo aggiornamento, modello, della “nuova” scocca di un dispositivo (di tensione) dalla sostanza, dal software fermo, viceversa, a qualche generazione fa.             

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