
TERRIFIER 3, il brivido nostalgico a prova di quattordicenne
SCHEDA
TITOLO ORIGINALE: Terrifier 3
USCITA ITALIA: 7 novembre 2024
USCITA USA: 11 ottobre 2024
REGIA: Damien Leone
SCENEGGIATURA: Damien Leone
CON: David Howard Thornton, Lauren LaVera, Elliot Fullam, Samantha Scaffidi
GENERE: avventura, azione, commedia, fantastico
DURATA: 125 min
VOTO: 5+
RECENSIONE:
Art il Clown rifà capolino sul grande schermo nel terzo capitolo della fortunata e virale saga horror di Damien Leone. L'impressione è quella di una crasi tra i due precedenti capitoli, spinta verso la brutalizzazione di simbologie "rivali" o pensata come efferata reazione allergica alle moderne derive dell'horror. Fenomeno pop-culturale sia, sperando che il trucco non si sciolga troppo in fretta.
Porta gioia e allegria (agli spettatori), si trascina dietro un sacco gigante pieno di doni (spettacolari), è un’icona entrata a far parte dell’immaginario collettivo. No, non è Elvis, seppur parimenti pop(olare). E no, non è nemmeno Babbo Natale, anche se può capitare che si vesta come lui. I più lo conoscono col nome di Art the Clown, ma noi preferiamo chiamarlo col nome di chi, da una decina di anni, ne presta volto, corpo e, soprattutto, ghigno.
È indubbio che, senza il talento, l’inquietante charme, la padronanza espressiva e l’inesauribile inventiva di David Howard Thornton, la saga di Terrifier, creata e rigorosamente firmata da Damien Leone(‘s), non si troverebbe dov’è oggi e anzi si sarebbe smarcata con difficoltà dalla scena underground alla quale deve le sue origini. Il potere iconografico, la virulenza mediatica, il tratto essenziale e riconoscibile, la facile (e contemporanea) riproducibilità di Art sono le doti di un boogeyman, nel bene e nel male, già da adesso nell’olimpo dell’horror, al fianco di nonno Leatherface, babbo Michael, zio Freddy e i cugini Ghostface e Saw.
Doti, le sue, che neppure i detrattori più accaniti possono contestare e che Leone e Thornton riconfermano in Terrifier 3, dove il nostro sembra ormai cosciente, certo del proprio successo e di questa sua forza, e pertanto divaga e si svaga, formalmente privo di una meta definita, in una sua personale “Silent Night”.
Dovrebbe forse vendicarsi di quella ragazza predestinata, Sienna Shaw (una Lauren LaVera meno convincente), che, nell’assurdo e ambizioso finale del secondo capitolo, lo aveva decapitato, ma pare dimenticarsene. E lo stesso fa il suo autore, che quasi posa la penna e fa sì che il clown scriva i suoi numeri; si scriva da sé.
Ha così inizio un (altro) giro dell’inferno o di giostra; un circolo vizioso di torture e ammazzamenti più fini a sé stessi del solito. O, in termini più pratici, un’infinita sequela di quadri, situazioni, sketch autosufficienti e dall’esito abbastanza prevedibile, con cui il nostro soddisfa il fabbisogno di liquidi di vario genere dell’aficionado o dello spettatore in cerca di qualche prurito.

Fin dai primi minuti di visione, si potrebbe allora avanzare l’idea di Terrifier 3 come di una crasi tra i due precedenti capitoli. Una che quindi riabbraccia l’andamento occasionale, abbozzato del capostipite, accordandolo alle risorse produttive dell’epigono (e disponendo, in questo caso, di un budget di 2 milioni di dollari: otto volte quello del secondo, 40 volte quello dell’originale). Di quest’ultimo, quantomeno a prima vista, si rifuggono perciò la sfacciataggine e la tracotanza nella costruzione narrativa e di una mitologia, inizialmente accantonata, poi rimaneggiata in corsa per motivi non meglio precisati, e ravvivata in un finale dalle derive sempre più fantastiche e raimiane.
Ciò nondimeno, lo sguardo e l'interesse di Leone si posano altrove, traslando quella stessa irriverenza, quell’approccio ludico, disinibito, grunge, persino strafottente, sul piano della brutalizzazione, della vandalizzazione - al di là di tutto quel che respira - di iconografie e simbologie altre, millenarie, idealmente rivali. Siano esse gli emblemi del Natale cristiano, Babbo Natale, o lo stesso sacrificio cristologico, tutte vengono affrontate sul terreno congiunto dello sfruttamento commerciale e merceologico.
Purtroppo, autodenunciandosi come tale, Terrifier 3 non va oltre la mera provocazione iconoclasta, anch’essa svolta in assoluta gratuità e inconcludenza. L’operazione marketing nuovamente reazionaria e nostalgica e, di conseguenza, inevitabilmente contraddittoria, diluita in un copione ai minimi termini. O volendo, una feroce (tanto quanto intermittente) reazione allergica alle odierne derive dell’orrore, fra la nitidezza e i virtuosismi dell’elevated, e l’immorale (e sessuata?) mania del true crime; con qualche stralcio particolarmente incisivo e ispirato (la doccia e i ratti) e i suoi illustri cammei (incluso quello dell’indimenticato genio del prostetico Tom Savini).
Ma, a conti fatti, non potendosi aspettare di più, l’impressione che regna sovrana è soprattutto quella di un brivido a prova di quattordicenne, di challenge, trend e meme... Insomma, di una prova del fuoco per minorenni, doppiamente sfidati (finché nelle sale) ad aggirare gli eventuali divieti alla visione e a non farsi condizionare dai sensazionalismi, dalle iperboli, dalle dicerie, dalle storie(s) online.
Fenomeno pop-culturale sia, sperando che il trucco (da clown) non si sciolga troppo in fretta. To be continued…
Ti è piaciuta la nostra recensione? Se sì, lascia un like e condividi l’articolo con chi vuoi.
In più, per non perdere nessun’altra pubblicazione, assicurati di seguirci sulle nostre pagine social e di iscriverti alla nostra newsletter.





