NEVER LET GO è l'ennesimo passo falso di Alexandre Aja
SCHEDA
TITOLO ORIGINALE: Never Let Go
USCITA ITALIA: 26 settembre 2024
USCITA USA: 20 settembre 2024
REGIA: Alexandre Aja
SCENEGGIATURA: Kevin Coughlin, Ryan Grassby
CON: Halle Berry, Percy Daggs IV, Anthony B. Jenkins, Matthew Kevin Anderson, Christin Park, Stephanie Lavigne
GENERE: horror, thriller
DURATA: 101 min
VOTO: 5
RECENSIONE:
Non è sufficiente l'interpretazione (fin troppo) mesta e tirata di Halle Berry per scuotere il destino di Never Let Go di Alexandre Aja, che parte forte, ergendosi su buone suggestioni, senza tuttavia mai discostarne o svilupparle. Un film incolore e anodino, ennesimo passo falso del regista francese.
“Il male è subdolo e paziente, può cambiare pelle, assumere aspetti diversi, farti dimenticare che esiste per ghermirti”. È più o meno con queste parole che la madre protagonista di Never Let Go mette in guardia i suoi due figli dalle (in)visibili insidie che si celano al di là della porta di casa loro, nella selva oscura che li circonda e nasconde agli occhi di un mondo - lei dice - giunto al capolinea. Che forse ha tirato troppo la corda, spezzandola irrimediabilmente.
Quella stessa corda - o cordone ombelicale - da cui i tre apparenti “sopravvissuti” non devono separarsi in nessun caso ogniqualvolta decidono di varcare la soglia del “paradiso” e addentrarsi per l’infernale bosco in cerca di cibo (o forse domande, ancor prima che risposte). Essa è infatti la loro unica possibilità per non cadere vittime di quel male ignoto, reale o artificioso, profetico o fiabesco.
Come potete ben dedurre da queste poche righe di incipit, se c’è una cosa che non manca all’horror/thriller “di sopravvivenza”, ultimo addendo della filmografia dell’ex enfant prodige francese Alexandre Aja, sono le suggestioni, i richiami, le allusioni a storie secolari, miti inossidabili, dilemmi tortuosissimi e parimenti longevi. Abbracciando il mito della caverna, ma anche la teologia, simbolismi e trasfigurazioni bibliche - a cominciare da due fratelli gemelli idealmente e ideologicamente agli antipodi ben presto costretti l’uno contro l’altro, senza dimenticare un ribaltamento di prospettiva del proverbiale giardino dell’Eden in cui serpeggia il dubbio, uno scetticismo che, inevitabile, conduce alla disobbedienza - passando per un omaggio alle più classiche opere grimmiane come Cappuccetto rosso e Hansel & Gretel, finanche alla riproposizione di una grammatica del racconto tipicamente shyamalaniana: Never Let Go trova in questo informe calderone di radici ed etimologie tanto il suo miglior potenziale, quanto il suo più grande difetto.

Durante la visione, infatti, si può percepire in maniera lampante come questa simmetria postmoderna, questo grigio concerto di trazioni disparate sia al servizio di una forte anima da elevated horror plasmata sul modello A24. Da qui, la spinta allegorica e teorica di larghissima applicazione: dai rapporti intimi alla collettività del nostro tempo - che gli sceneggiatori Kevin Coughlin e Ryan Grassby immaginano diametralmente spartito tra fede cieca e dogmatica e il suo esatto contrario, entrambi degenerati ai massimi livelli.
Eppure, l’indecisione nello sviluppo discorsivo e nell’interrelazione di questi temi con la narrazione, unita al lavoro di mestiere dietro la macchina da presa di Aja - bravo nel dipingere lo spazio diegetico, meno nel valorizzarlo nei suoi termini astratti; talmente misurato da diventare esiguo, incolore, anodino (complice la fotografia di Maxime Alexandre) - portano la pellicola a smarrirsi lentamente. A cedere sempre più il passo a trucchi convenzionali e soluzioni abbastanza logore a cui nemmeno una (fin troppo) mesta e irrequieta Halle Berry, né i giovanissimi ma poco indovinati Percy Daggs IV e Anthony B. Jenkins riescono a dare nuovi impulsi, figurarsi prestigio. E, infine, a venir schiacciata da questo (va da sé) pretestuoso groviglio di immagini altre: più consistenti, iconiche, pungenti. Le quali, in un batter d'occhio, da salda cima iniziale, si trasformano in un nodo scorsoio che trascina Never Let Go nei recessi più oscuri della nostra memoria. E in quelli più implacabili dell’horror contemporaneo.
Ti è piaciuta la nostra recensione? Se sì, lascia un like e condividi l’articolo con chi vuoi.
In più, per non perdere nessun’altra pubblicazione, assicurati di seguirci sulle nostre pagine social e di iscriverti alla nostra newsletter.





