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            17 Settembre 2024
            L'ultima settimana di settembre Diego Abatantuono Recensione Film Cinemando
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            A L'ULTIMA SETTIMANA DI SETTEMBRE piace vincere facile

            SCHEDA

            TITOLO ORIGINALE: L'ultima settimana di settembre
            USCITA ITALIA: 12 settembre 2024
            REGIA: Gianni De Blasi
            SCENEGGIATURA: Gianni De Blasi, Antonella Gaeta, Pippo Mezzapesa
            CON: Diego Abatantuono, Biagio Venditti, Roberta Mattei, Marit Nissen, Pinuccio Sinisi, Guendalina Losito, Monica Contini, Dan Borduz
            GENERE: drammatico
            DURATA: 90 min
            Presentato in anteprima al Giffoni Film Festival 2024

            VOTO: 4/5

            RECENSIONE:

            Partendo dallo pagine di Lorenzo Licalzi, Gianni De Blasi scrive e dirige quello che è il suo esordio al lungometraggio. L'ultima settimana di settembre è un altro di quei dramedy italiani che parte da un lutto per giustificare un racconto on-the-road che porterà due personaggi ad appianare vecchi malumori. Programmatica in ogni sua svolta, ingessata come il protagonista su cui è troppo concentrata, affettata nella recitazione: quella di De Blasi è una pellicola triste pure quando non vorrebbe esserlo.

            Se c’è una morte improvvisa (o più morti impreviste) ad innesco di un viaggio on-the-road, allora molto probabilmente state guardando un dramedy italiano. Se non proprio una certezza matematica, è la sdoganata equazione e la comoda formula su cui da anni si appoggia una tipologia ben precisa di cinema, talora destinato allo streaming e alle piattaforme, altre volte, invece, graziato di un fascio di luce sul grande schermo.

            Un ventaglio di opere, questo, il cui ultimo, fortunato esponente è L’ultima settimana di settembre, esordio al lungometraggio del documentarista e cortista Gianni De Blasi, il quale adatta (insieme a Antonella Gaeta e Pippo Mezzapesa) l’omonimo romanzo di Lorenzo Licalzi.

            A scomparire, in questo caso, sono la figlia e il genero di Pietro Rinaldi, anziano romanziere decisamente caustico e sui generis che però, da qualche tempo, ha abbandonato la macchina da scrivere, non avendo più nessuno a cui dedicare le sue parole. Depresso, disilluso e ancor più idiosincratico: per il nostro, questa tragica notizia, potrebbe essere l’ultimo, inimmaginabile dolore capace di spingerlo, una volta per tutte, verso l’estremo gesto, in fondo ad un vortice autodistruttivo. Ma, come la morte è stata “questione di un attimo”, altrettanto bruscamente “precipita” nella sua esistenza Mattia, il nipote sedicenne con cui non ha mai avuto un vero e proprio legame (tant’è che quest’ultimo neanche lo chiama nonno!), e che invece ora ha tremendamente bisogno delle sue cure e della sua vicinanza, anche se ammetterlo gli costerà molto.

            Da qui, prende il via il racconto di due solitudini diverse, eppure insperatamente complementari e, magari, di un primo inizio di rapporto che cambierà per sempre il destino di entrambi. 

            L'ultima settimana di settembre Diego Abatantuono Recensione Film Cinemando

            Peccato soltanto che un simile mutamento non si avveri pure sul fronte filmico, giacché sia l’autore originale, sia - di eco - lo stesso De Blasi prendono come riferimento codici, regole e modelli che poi, semplicemente, si limitano ad applicare in maniera regolare, corretta. 

            Difatti, l’itinerario de L’ultima settimana di settembre è programmato, se non programmatico, in ogni sua svolta, al pari di un compitino. Durante questo loro viaggio, Pietro e Mattia faranno una (ridottissima) serie di incontri fortuiti che li porterà a crescere, a ragionare sulle proprie “cose da vecchi”, oppure sul presente e il (possibilmente radioso) futuro di fronte a sé, e ovviamente a forgiare un vincolo che si rivelerà, con supposta forza emotigena e catartica, in uno dei segmenti finali.

            Tutto chiaro, semplice a parole. Decisamente meno nella sua effettiva messa in pratica; nella forma in cui giunge di fronte ai nostri occhi. Quella di un testo che avrebbe, sì, qualche asso nella manica per imporre un barlume di carattere, di segno, di sincerità sulla banalità dell’intreccio e di un contenitore di media fattura, ma a cui proprio manca questo piglio; un animo e un’anima autentici. Soprattutto, quando si ritrova a dover bilanciare la povertà e il conformismo dell’intreccio con l’intensità della scrittura dei personaggi, oltre che delle loro interpretazioni.

            Né gli uni né le altre vengono infatti preservati dalle varie ingenuità disseminate nel racconto, e anzi cadono vittima, a loro volta, di uno sguardo e di un approccio narrativo estremamente acerbi e naif, trascurati e sbrigativi, capaci soltanto di dare un ulteriore giro di vite all’artificiosità innata al progetto. 

            L'ultima settimana di settembre Diego Abatantuono Recensione Film Cinemando

            Non solo: ingessato, affettato, esangue, quasi diafano alla stregua del suo protagonista, Diego Abatantuono (qui impegnato in uno dei suoi ruoli più drammatici, per non dire geometrici della sua carriera), L’ultima settimana di settembre si perde a tal punto in una pedestre descrizione del trauma da dimenticarsi di raccontare gli effetti, le conseguenze, il vero viaggio. O di rendere tangibile e credibile la crescita e la costruzione di un affetto fra nonno e nipote.

            A dirla tutta, De Blasi & co. concentrano la quasi integrità delle loro forze e delle loro attenzioni sul personaggio di Pietro, trascurando la più interessante caratterizzazione di Mattia, scarabocchiato invece secondo il più stantio e plasticoso dei canovacci, e soffocando di conseguenza le potenzialità del giovanissimo Biagio Venditti, di cui ci si limita giusto a rivelare e rilevare l’indiscusso talento.

            Per inciso, sarebbe bastata la naturalezza e notevole espressività da lui dimostrata, e siamo certi che avrebbe potuto sorreggere da solo il peso del film. Certo, di un film che non è questo. Uno con più coraggio, a cui non piace emozionare, raccontare, vincere(?) facile. Quello che speriamo vivamente gli capiti un giorno di questi. 

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