
VENEZIA 81
KJÆRLIGHET (LOVE) di Dag Johan Haugerud - La recensione
SCHEDA
TITOLO ORIGINALE:
Kjærlighet
REGIA: Dag Johan Haugerud
SCENEGGIATURA: Dag Johan Haugerud
CON: Andrea Bræin Hovig, Tayo Cittadella Jacobsen, Marte Engebrigtsen, Lars Jacob Holm, Thomas Gullestad, Marian Saastad Ottesen, Morten Svartveit
GENERE: drammatico, romantico
DURATA: 119 min
In concorso alla 81ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia
VOTO: 8-
RECENSIONE:
Ultimo inserto di una trilogia ideale che teorizza e mette in scena nuovi modi di pensare e comportarsi, Kjærlighet (Love) del norvegese Dag Johan Haugerud è un seduttivo e acuto puzzle sui nostri istinti più primitivi, intimi, viscerali e, insieme, sulla nostra contemporaneità.
Nella vita, esistono due tipi di persone. Ci sono quelli che amano leggere le parole in ordine; parole la cui consequenzialità deve necessariamente formare un senso compiuto. E quelli che invece preferiscono le parole sparse: un rebus da interpretare per capirne e carpirne il senso.
È questo uno dei tanti modi brillanti con cui il regista e sceneggiatore norvegese Dag Johan Haugerud sintetizza la propria idea e concezione della sessualità e dei rapporti in una sequenza di Kjærlighet (Love), ultimo inserto di una trilogia ideale preceduta dai film Sex (Sesso) e Drømmer (Sogni), presentato in concorso alla 81ª Mostra del cinema di Venezia.
Marianne, un’urologa (etero) pragmatica e apparentemente serena, e Tor, giovane infermiere (gay) compassionevole e molto sensibile, fanno decisamente parte del secondo gruppo.
Entrambi infatti cercano il più possibile di evitare relazioni convenzionali, che secondo loro arrivano, prima o poi, a limitare la libertà dell’individuo e a dar adito a in bugie di volta in volta sempre più grandi. Una sera, dopo un appuntamento al buio (con un padre di famiglia separato che tuttavia vive ad una manciata di metri dalla casa dell’ex-moglie), la donna incontra il ragazzo sul traghetto per Oslo. Tor, che spesso passa a bordo la notte in cerca di incontri fortuiti con altri uomini, le racconta di sesso occasionale e di importanti conversazioni.
Incuriosita da questa prospettiva, il medico inizia a mettere in discussione le norme sociali, verso cui tutti coloro che la circondano sembrerebbero spingerla, domandandosi se questa cosiddetta "intimità senza impegno" - spinta dall’eccitazione e dal piacere (tattile) di trascorrere un po’ di tempo a contatto con un perfetto sconosciuto, a partire da premesse chiare e condivise - possa diventare un’opzione anche per lei.

Messo così, il soggetto da cui prende il via la catena di situazioni e momenti potrebbe far pensare ad una commedia magari sguaiata e irriverente. Tutto il contrario: per vostra (e nostra) sorpresa, Kjærlighet è più simile ad un Comizi d’amore (nordico) al tempo di Tinder (e Grindr). Di queste applicazioni idealmente votate a trovare l’amore del titolo, la proverbiale anima gemella, quando in realtà vengono utilizzate soprattutto come “bordello ad uso gratuito”, come dirà uno dei personaggi del film. Dimensioni virtuali, dunque, associate spesso a qualcosa di sporco, immorale, riflesso delle nostre perversioni e fetish più indicibili.
Tabù e pregiudizi che Haugerud cerca di smontare e ribaltare passo passo. Dimostrando invero una grazia e delicatezza rarissime, egli ci immerge pian piano nella complessità delle cose, per noi tutti, più quotidiane e naturali, e va a comporre, come sopra, un puzzle dei nostri istinti più primitivi, intimi, viscerali (che qualcuno, purtroppo, ancora fa coincidere con qualcosa di volgare) e, al contempo, della nostra contemporaneità.
Inevitabile, in tal senso, l’approdo nel reame dell’utopia, ma sempre e comunque nel tentativo (primo e ultimo) di immaginare mondi e modi possibili, mentalità alternative, di toccare questioni e verità a dir poco insolite, e di renderci infine consapevoli del fatto che “non esiste connessione tra le aspettative e la vita che vivrai”. O che “il corpo è un campo di battaglia”, in amore e in malattia, finché la morte non viene a chiedere il conto. Prima si accetta questa evidenza, prima si potrà vivere meglio la propria vita.
Non è un caso allora che Haugerud scelga come protagonisti una dottoressa e un infermiere, giacché la quasi integrità delle loro giornate di lavoro consiste nel comunicare a schiere di uomini diagnosi di tumore e relativi effetti collaterali. Come se il contatto continuo con la malattia e la sofferenza li rendesse, in un certo senso, meglio predisposti ad intraprendere e abbracciare nuovi itinerari.
Ovviamente, in una pellicola fondata a tal punto su dialoghi, conversazioni, scambi di punti di vista, racconti di vita vissuta, la sceneggiatura riveste un ruolo che definire importante è un eufemismo, e quella scritta da Haugerud convince su tutta la linea. Non soltanto per il nitore e l'eleganza, ma per come descrive e raffigura un’umanità dai tratti ideali ma non per questo inautentica, sempre dinamica, in movimento, disposta ad entrare in contraddizione con sé stessa e il prossimo, per trovare conferma o nuove accezioni alle proprie idee, ai propri pensieri. Copione, e personaggi con esso, che il norvegese mette poi in scena, in maniera equilibrata e sobria, valorizzando la relazione intima che ambienti e scenografie, a loro volta, instaurano con coloro che li abitano e occupano, questi ultimi interpretati da un cast diretto al limite della perfezione.
E anche se le conclusioni possono sembrare non proprio all’altezza dei ragionamenti disseminati per tutta la durata dell'opera, la piacevolezza di visione, l’acume, l’emozione che espone, sempre con impareggiabile naturalezza, fanno di Kjærlighet (Love) l’affascinante tassello rappresentativo di una cinematografia sana, viva, energica, di cui si parla forse troppo poco, tanto rigida nel clima quanto generosa nel cuore.
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