
VENEZIA 81
TROIS AMIES (THREE FRIENDS) di Emmanuel Mouret
- La recensione
SCHEDA
TITOLO ORIGINALE: Trois amies
REGIA: Emmanuel Mouret
SCENEGGIATURA: Emmanuel Mouret, Carmen Leroi
CON: Camille Cottin, Sara Forestier, India Hair, Grégoire Ludig, Damien Bonnard, Vincent Macaigne, Éric Caravaca
GENERE: commedia drammatica
DURATA: 118 min
In concorso alla 81ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia
VOTO: 7-
RECENSIONE:
Le vicende sentimentali di tre amiche sono al centro del nuovo film di Emmanuel Mouret, che si rifà alla grande tradizione francese, a Woody Allen e a(i tour de force di) Buster Keaton per dar vita ad “un’esposizione in gruppo” dello stato (dell’arte) del sentimento amoroso. Una commedia atipica, retrò, imperfetta.
Le inconfondibili note di un pianoforte all’inizio di Trois Amies di Emmanuel Mouret potrebbero trarre in inganno e anticipare un tipo di film che invece i suoi primi minuti disattendono in maniera sorprendente. Veniamo infatti accolti e incalzati da un narratore (che poi scopriremo essere un personaggio centrale della storia) il quale, come nella tradizione classica, prima descrive i vari luoghi in cui avverrà la narrazione e poi ci introduce le sue protagoniste.
È un elemento inusuale, questo, che immerge fin da subito lo spettatore nel groviglio di rapporti, nei piccoli, grandi problemi di cuore, nelle vicende personali e sentimentali che coinvolgono tre amiche - le stesse a cui fa riferimento il titolo: Joan, Alice e Rebecca. Eppure, questa cornice metatestuale si rivela ben presto come l’unico elemento estraneo alla ritualità che, progressivamente ed inevitabilmente, si appropria del copione scritto dallo stesso regista assieme a Carmen Leroi. E che fa di Trois Amies una commedia difettosa, ma non certo dimenticabile.
Nel rifarsi infatti alla grande tradizione francese - a quei Marivaux, Diderot e Choderlo de Laclos, già ampiamente citati in sede di presentazione dal direttore artistico della 81ª Mostra del cinema di Venezia Alberto Barbera -, Mouret combina una brillantezza e dinamismo nelle battute e nella maniera in cui vengono affidate al cast, e invenzioni di regia che riecheggiano i fasti del cinema di Woody Allen; con un romanticismo tenero, autentico, garbato, di cui recentemente ci ha reso testimoni Stéphane Brizé con Hors-saison. Sono questi elementi, in particolare, a decidere della naturalezza di un tipico, ma più mite intreccio dell’equivoco, che tempesta i propri personaggi di ideali e desideri tanto quanto di colpi di fortuna, ironici giochi del destino e inciampi di disillusione.
Come dicevamo, Trois Amies è la storia di Joan, che si scopre non più innamorata del marito Victor, ma a cui fa male pensare di essere disonesta con lui. È quella di Alice, la sua migliore amica, che la rassicura: lei stessa non prova, forse non ha mai provato passione per il suo compagno Eric, eppure la loro relazione va a gonfie vele. Non sa però che questi ha una relazione con Rebecca, la terza amica del gruppo. Quando Joan decide finalmente di lasciare Victor e lui, non riuscendo a fare i conti con le possibilità di una separazione e di una fine, si ubriaca e finisce vittima di un incidente d’auto, le vite delle tre amiche e le loro relazioni vengono sconvolte.
Una Camille Cottin misuratissima, una Sara Forestier irresistibile e una India Hair che basa tutta la sua interpretazione su un mirabile catalogo di microespressioni che rendono palpabile il tormento del suo personaggio (il più complesso, senz’ombra di dubbio), fanno a gara di bravura in un testo che ne sfrutta ogni potenzialità per rendere tutta la “complessità fortuita” dell’amore moderno. Riprendendo in un certo senso il filo di Una relazione passeggera, Mouret sceglie di “non aggiungere dramma al dramma” e mantiene la vicenda su una nota trattenuta che esplode in segmenti catartici. Una scelta, questa, non propriamente facile, che anzi dà adito ad una ripetitività che, sulle circa due ore complessive di durata, iniziano a farsi sentire, conducendo purtroppo il film sull’orlo della pedanteria. Ciò nondimeno, si dimostra funzionale ai fini di “un’esposizione di gruppo” dello stato (dell’arte) dell’amore, con tutte le sue derive contemporanee e gli stravolgimenti derivati dalla rete, dai social, dalle app di incontri e dalle intelligenze artificiali coi loro match (precisi ma irreali).
Trois amies è, in definitiva, il tentativo di rappresentare tre diverse visioni ed esperienze, a composizione di una singolare filosofia sentimentale che trova un altrettanto singolare riflesso nelle acrobazie di Buster Keaton, (ri)viste sul grande schermo di un cinema d’essai. Joan, Alice, Rebecca cadono ripetutamente, si rialzano ma continuano ad andare avanti senza voltarsi indietro e senza dare la colpa a nessuno. Perché si può essere tristi, persi, si può soffrire, si può non essere tagliati per amare, l’amore può svanire all’improvviso… Eppure, se si decide di lasciare paure e conflitti alle spalle, innamorarsi e vivere, bisogna essere pronti a finire risucchiati in una spirale disorientante tanto quanto è attraente.
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