
VENEZIA 81
NONOSTANTE di Valerio Mastandrea - La recensione
SCHEDA
TITOLO ORIGINALE: Nonostante
REGIA: Valerio Mastandrea
SCENEGGIATURA: Enrico Audenino, Valerio Mastandrea
CON: Valerio Mastandrea, Dolores Fonzi, Lino Musella, Giorgio Montanini, Justin Alexander Korovkin, Barbara Ronchi, Luca Lionello, Laura Morante
GENERE: drammatico, fantastico
DURATA: 93 min
Film d'apertura della sezione Orizzonti alla 81ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia
VOTO: 4
RECENSIONE:
Al suo secondo tentativo dietro la macchina da presa, Valerio Mastandrea si lancia in una ghost story ospedaliera che motteggia il cinema di Paolo Genovese. Purtroppo però Nonostante è solo l’ennesima, lampante dimostrazione dell’incapacità da parte del cinema italiano di rapportarsi col fantastico. E di un neoregista che ancora non maneggia correttamente il mezzo.
Al riparo dalle responsabilità della vita: è così che passa le sue giornate l’anonimo (di nome e di fatto) protagonista di Nonostante al quale presta le fattezze Valerio Mastandrea - che del film è anche regista e co-autore della sceneggiatura. Per lui, questo modo di vivere è il migliore che si possa desiderare, il che lo rende spesso preda di un dolente egoismo. Non che vi sia poi tanto altro che possa fare: da qualche tempo, infatti, è caduto in un coma apparentemente irreversibile e noi ne facciamo la conoscenza in una forma eterea, fantasmatica, (in)visibile, mentre va a zonzo, spensierato, nel cortile e fra i corridoi di questo ospedale romano (che pare una nave), scansando dottori e infermieri e scambiando qualche parola con gli altri “pazienti-spettri” che popolano il suo stesso reparto.
Un giorno però, questa singolare ed impeccabile routine viene sconvolta da un cambio stanza e dall’improvviso arrivo di una nuova ricoverata. Una presenza irrequieta, arrabbiata, che non accetta nulla di quel che le è successo, soprattutto le regole non scritte di cui gli altri pazienti la mettono prontamente al corrente. Non è disposta ad aspettare e vuole lasciare quel posto a tutti i costi. Che sia migliorando o peggiorando non importa: vuole vivere come si deve, o morire come capita a chi finisce lì dentro. Inizialmente contrariato e turbato, da quel furore, il nostro anonimo verrà prima o poi travolto, fino ad accogliere qualcosa di incomprensibile. Forse, addirittura, a lasciare quella zona di comfort anestetizzante e mortifera...
Lo stesso purtroppo non si può dire del secondo tentativo dietro la macchina da presa dell’attore capitolino che, pur partendo da un’ottima premessa di genere, ne rifugge (eccome) ogni responsabilità. Difatti, il mondo che Mastandrea intende dipingere (coadiuvato alla scrittura da Enrico Audenino) e, va da sé, il contatto con la dimensione di una ghost story ospedaliera sono viziati alla base. E i suoi autori svogliati, se non proprio incapaci nel trovare e nell’inventarsi una coerenza (mitologica o comunque interna), un rigore, una linea come fanno altri - senza bisogno di prendere in causa l’offerta statunitense.
In questo, Nonostante è solo l’ennesima, lampante dimostrazione dell’incapacità da parte del nostro cinema (o comunque di una buona parte di esso) di rapportarsi col fantastico e con tutti quegli elementi narrativi e drammaturgici che evadono dalla tradizione a cui, per tornare nel merito del film, ci si è attaccati, incancrenendosi, negli ultimi decenni.
Non è un caso allora che il tentativo di Mastandrea ricordi molto da vicino Il primo giorno della mia vita, l’ultimo lavoro di Genovese che vede proprio l’attore fra i protagonisti, anzi si rifaccia proprio alla maniera genovesiana di pensare e fare dramma. Imprescindibile, quindi, l’high-concept, l’intuizione di partenza, la sofisticatezza e relativa “originalità” dell’incipit, e il dedicarsi a temi tanto universali quanto generici, a dilemmi secolari e insormontabili quali malattia, morte, amore, sofferenza. L’idea, in breve, di un cinema italiano che si ponga nel mezzo tra l’autoriale e il popolare. E che, in Nonostante, si somma alla volontà del suo factotum di portare al massimo grado la propria immagine divistica e porsi come antieroe romantico, un po’ burbero e spigoloso, ma in fondo dal cuore d’oro. Come paladino di una “preposizione che si fa sostantivo”, o ancora di “un popolo di persone che solo quando incontrano l’amore provano a opporsi al dolore”.
Basandosi tuttavia sugli esiti, la pellicola ci ricorda più che altro perché "le cose facili siano le più pericolose, ma anche le più belle” e che talvolta complicare per chissà quale motivo o afflato non porta al plauso, ma, in questo caso specifico, alla deleteria artificiosità e platealità stucchevole di un copione che nemmeno un dignitoso ensemble di attori (fra cui anche Dolores Fonzi, Lino Musella, Giorgio Montanini, Barbara Ronchi, Laura Morante) riesce a rianimare.
Eppure, il problema abissale dell'opera risiede nell’approccio naif, per non dire infantile, dello stesso Mastandrea nei confronti del mezzo cinematografico, ridotto a mero e capriccioso camera-work, leziosa musica d’effetto e ralenti del tutto superflui. Non soltanto vengono ignorate le sue meccaniche più basilari, come pure la grammatica della percezione (tant’è che sequenze idealmente drammatiche e commoventi diventano materiale ridicolo e ridanciano), ma linguaggio ed espedienti vengono adoperati in maniera ricattatoria e mendace, ad inconfutabile dimostrazione di un film che, a conti fatti, sottovaluta enormemente il proprio pubblico.
Se con Nonostante, l'intento di Valerio Mastandrea era quello di risultare inedito e irriconoscibile, ebbene ci è riuscito. Solo non nella maniera che pensava.
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