
LA VITA ACCANTO E LE MACCHIE DELLA NOSTRA STORIA
SCHEDA
TITOLO ORIGINALE: La vita accanto
USCITA ITALIA: 22 agosto 2024
REGIA: Marco Tullio Giordana
SCENEGGIATURA: Marco Bellocchio, Marco Tullio Giordana, Gloria Malatesta
CON: Beatrice Barison, Sonia Bergamasco, Paolo Pierobon, Valentina Bellè, Michela Cescon
GENERE: drammatico, fantastico
DURATA: 110 min
Presentato fuori concorso al Festival di Locarno 2024
VOTO: 6.5
RECENSIONE:
Marco Tullio Giordana torna dietro la macchina da presa con un adattamento del romanzo La vita accanto di Mariapia Veladiano, continuando a raccontare le crepe, le imperfezioni, le macchie della nostra Storia e delle nostre storie. Malgrado un apporto significativo di Marco Bellocchio in sceneggiatura - che spinge il racconto su tinte quasi horror -, la pellicola di Giordana funziona a momenti alterni.
Marco Tullio Giordana è stato e si riconferma tutt’oggi il regista italiano che, più e meglio di tanti altri, ha saputo parlare delle controversie, delle crepe e delle imperfezioni dietro l’apparente facciata di perbenismo borghese e moralità cattolica di una certa Italia, con le sue convenzioni sociali, familiari, istituzionali.
Pasolini, un delitto italiano, come pure I cento passi e La meglio gioventù (che lo consacrano definitivamente), fino ai più recenti Romanzo di una strage (sull’attentato di piazza Fontana e i suoi numerosi interrogativi), Nome di donna e al meno riuscito Yara per Netflix: per il cineasta milanese la storia, il prolungarsi del tempo va di pari passo con l’estendersi delle ombre, dei fardelli che troppo spesso vorremmo dimenticare, delle macchie che preferiremmo lavare via.
Cosa che, nel caso di Rebecca - protagonista della sua ultima fatica, La vita accanto, dall'omonimo romanzo di Mariapia Veladiano -, non è tuttavia possibile. Ella è nata infatti con un vistoso angioma purpureo che le segna metà del viso. L’evento stravolge la famiglia: i genitori non solo vanno incontro all’impotenza e all’infelicità, ma questa scoperta getta la madre Maria tra le grinfie del “chissà cosa diranno” o “faranno”, ergo di una traumatica vergogna paranoide, di deliri allucinatori, di un’ossessione tale da farle abiurare le sue responsabilità di madre, chiudendosi a tutto e a tutti, vivendo “accantonata”. Vivendo la propria vita accanto.
D’altro canto, se l’intera adolescenza della bambina sarà segnata dal desiderio di nascondersi dagli altri, sarà la passione per il pianoforte a farla crescere, emergere e superare il doloroso distacco dal corpo e dalla figura materna, lanciata inevitabilmente verso la tragedia...

Segreti reconditi, incubi laceranti, angosce e dubbi sopiti, amori repulsivi e repulsioni amorose sono ciò che questo neo d’imperfezione, forse di umanità; questo segno divino o tiro del destino, scatenano nell’immagine decorosa e rispettabile di cui i membri di questa autorevole e influente famiglia vicentina vanno sommessamente fieri. Basta insomma una simile, piccola, inattesa variabile a perturbare e a sgretolare, forse in maniera irreparabile, gli equilibri (esistenziali, affettivi, relazionali) dell’ennesimo gruppo di famiglia in interno di viscontiana memoria, che Giordana promuove a cellula minima e minimale di un racconto o, più precisamente, di un tranche-de-vie che, seppur ambientato tra gli anni ‘80 e ‘90, mantiene volutamente la Storia fuori dal quadro poiché ne è emblematica trasfigurazione (e, dunque, orpello sacrificabile ogni sequenza ambientata fra le strade di una Vicenza molto suggestiva).
Non mancano, in tal senso, le ipocrisie, gli egoismi, i lati inquietanti, i dilemmi secolari e irrisolvibili; insomma, tutto il carico di vita e di morte del caso. Soprattutto di morte se consideriamo l'importanza che l'aldilà riveste nell’economia del film. In primis, della messa in scena, contraddistinta dall’approccio analitico e psicologico della fotografia di Roberto Forza, da una colonna sonora di ottima atmosfera, e da scenografie che non soltanto assumono una valenza narrativa e sintomatica, diventando così termometro e riverbero puntuale di eventi e situazioni, ma paiono quasi imporsi come attanti silenziosi e immobili. Elementi, questi, che lavorano di concerto, sulla base di un’idea di regia molto raffinata, al fine di evidenziare fin da subito come i germi della placida illusione, poi disinnescata dalla macchia, sussistano da ben prima della nascita di Rebecca, celati sapientemente in bella vista, a portata d’occhio (o d'orecchio), ma solo per chi sa guardare.
Allo stesso tempo, La vita accanto abbraccia tutta una declinazione fantastica, un mondo spettrale, con traum(i) incarnati in sogni, che trascinano la scrittura originale di Veladiano su terreni meglio identificabili con la ghost story e un tipo di horror già trattato, per esempio, da Pupi Avati in Lei mi parla ancora. In questo caso però la firma è quella inconfondibile di Marco Bellocchio, che si inserisce nel racconto alla stregua di un co-autore, con la sua ormai tipica concentrazione, contribuendo, oltre che come sceneggiatore, pure come illustratore (del diario di Maria), fino a proporre una descrizione di velata morbosità familiare che fa addirittura il verso al suo esordio con I pugni in tasca.

Sono allora questi i guizzi su cui si consolida la sufficienza di una pellicola che asseconda le proprie intuizioni e i propri caratteri fino a storpiarne l’essenza e a stemperarne l’intensità. Malgrado i significativi apporti ed incursioni, la sceneggiatura non è certo esente da imperfezioni, dimostrandosi talora sommaria, spingendo sulle ambiguità quando viceversa dovrebbe rendere i suoi personaggi un po’ più interessanti e approfonditi, ma dimostrandosene ignara nel finale, in cui sembra voler chiarire a tutti i costi qualcosa di già facilmente intuibile.
Ecco perché - pur non azzeccando sempre l’età delle attrici scelte per Rebecca - La vita accanto deve moltissimo al suo cast, il quale, col suo mestiere, dona quel rigore neoclassico che, al di là delle architetture e geometrie vicentine, si dà con una certa intermittenza nel disegno filmico di Giordana.
Ti è piaciuta la nostra recensione? Se sì, lascia un like e condividi l’articolo con chi vuoi.
In più, per non perdere nessun’altra pubblicazione, assicurati di seguirci sulle nostre pagine social e di iscriverti alla nostra newsletter.





